Eni 14/02/2011

Pubblicato: febbraio 14, 2011 da Trading Warrior in Eni

Eni tema caldo a Piazza Affari tra dismissioni, rinnovo del board e attesa per i conti preliminari dell’esercizio 2010. Il primo appuntamento è fissato mercoledì mattina, quando il colosso petrolifero potrebbe “riportare buoni risultati sia nel quarto trimestre che nell’intero 2010”, scrive Banca Akros nella nota odierna. A livello complessivo, il broker si aspetta un Ebit del quarto trimestre a 4,37 miliardi di euro, in crescita del 40,4% rispetto ai tre mesi precedenti e del 18,2% rispetto al 2009. Un trend che dovrebbe riflettersi anche sull’utile netto adjusted, visto a 1,59 miliardi di euro (+38% sul terzo trimestre 2010 e +14% sull’esercizio 2009). Ma il vero focus sui conti di Eni, come già dichiarato dagli esperti di SocGen e Barclays, sarà la doppia velocità delle singole divisioni del gruppo.

Mentre i risultati della business unit Exploration & Production (E&P) dovrebbero beneficiare degli elevati volumi, i margini della divisione Gas & Power (G&P) continueranno a soffrire in scia all’elevato costo del gas, controbilanciati solo in parte dalla buona performance delle attività regolamentate (Snam Rete Gas). La produzione di oil, secondo gli analisti di Akros, “potrebbe beneficiare del lancio di alcuni campi che sono entrati in funzione nei precedenti trimestri (soprattutto in Egitto e Nigeria)”. Il broker vede quindi una produzione nel quarto trimestre 2010 a 1,92 milioni di barili al giorno, in crescita del 13% rispetto al terzo trimestre 2010 e del 2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Per l’intero 2010 la produzione di Eni dovrebbe invece attestarsi a 1,80 milioni di barili al giorno, in rialzo dell’1,8% rispetto al 2009.

Superato lo scoglio dei conti, Eni procederà a ritmo sostenuto sul piano dismissioni 2011. Le prime partecipazioni ad essere cedute saranno probabilmente il 49% detenuto nel gasdotto Tenp e il 46% posseduto nel gasdotto Transitgas. Due cessioni che rientrano negli impegni presi lo scorso anno dal colosso italiano con la Commissione Europea. Le due dismissioni dovrebbero portare nelle casse di San Donato circa 1,5 miliardi di euro ma, secondo gli analisti di Societe Generale, il gruppo continuerà a mantenere una politica conservativa sul dividendo. Anche Akros esclude sorprese positive su questo fronte, confermando nelle sue stime la guidance del management di una cedola pari a 1 euro per azione.

Per il momento è invece saltata la trattativa con Petrobras per la cessione del 33,3% detenuto da Eni nella portoghese Galp. Uno stop dovuto principalmente ad uno scontro sul prezzo: il gigante brasiliano aveva offerto 3-3,5 miliardi di euro, mentre Eni chiedeva 4-4,5 miliardi. Scaroni ha però dichiarato di “non avere alcuna fretta di vendere la partecipazione in Galp”, visto che dal 2000 ha generato per Eni un ritorno di circa 1 miliardo di euro. Il gruppo oil dovrà poi affrontare un altro delicato appuntamento, ovvero il rinnovo del board previsto per metà aprile. Secondo La Repubblica, la conferma di Scaroni alla guida dell’Eni sarebbe a rischio a causa delle incertezze sulla tenuta del Governo e delle tensioni sui grandi progetti infrastrutturali come il SouthStream. Il quotidiano non riporta però i nomi di chi potrebbe sostituire Scaroni alla guida del gruppo oil, ma anche su questo fronte la partita è più aperta che mai.

14 febbraio alle ore 16.43

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