Straniamento e visione del baratro

Pubblicato: novembre 15, 2011 da Trading Warrior in Dow Jones, Euro, Fed, Finmeccanica, PiazzaAffari, Unicredit

Per chi opera su Piazza Affari dall’inizio degli anni 90 l’atmosfera che si respira in questi giorni ha qualcosa di straniante. Sembra di essere tornati indietro nel tempo, al periodo in cui le vicissitudini della politica interna condizionavano direttamente l’andamento degli indici azionari, basti vedere l’ottovolante disegnato dal grafico del Ftse Mib di oggi. Tornano in mente i tempi dell’ultimo governo Andreotti, il settimo prima dell’ingresso di Amato in una situazione di emergenza che ricorda molto quella attuale. Torna lo spettro dello spread con i bund superiore ai 500 punti base, record dall’introduzione della moneta unica, ma ricordiamo bene quando lo spread oltrepassava i 600 punti base, nel periodo tra la primavera e l’estate del 1997. Questi due fatti che sanno di “antico” innescano una reazione del tutto nuova: è la prima volta nella storia della borsa, probabilmente, che le onde di uno stagno come piazza affari producono effetti dirompenti nell’oceano del Dow Jones e nel mare magnum del Nasdaq. Qualcuno potrebbe evocare l’effetto farfalla, ma il dibattito nella campagna elettorale USA per il 2012 disegna l’immagine cruda di un’Italia sull’orlo del fallimento. Da oltreoceano si preoccupano dell’effetto contagio della crisi del debito pubblico (Belgio, Francia, Spagna… lo abbiamo visto oggi) e dei titoli del debito pubblico italiano che molti istituti a stelle e strisce hanno in pancia. E quindi anche oggi i mercati finanziari hanno avvisato Mario Monti che il suo governo è sotto i riflettori degli investitori internazionali. E’ stata una giornata ad alta volatilità, con le Borse europee che hanno subito netti ribassi e i titoli di Stato fortemente penalizzati da ingenti vendite. Vendite non solo sui Btp italiani, che hanno registrato un’impennata del rendimento al pericolosissimo livello del 7,07%, ma anche sui titoli di Stato francesi (3,64%), sugli spagnoli (6,25%) e sui belgi (3,13%). La liquidità si è riversata sui Bund tedeschi, con i rendimenti che sono calati all’1,75%. E intanto lo spread Btp/Bund è fotografato a fine giornata a 528 punti. L’euro è nettamente sceso contro il dollaro a 1,352, da 1,363 della chiusura precedente.
Dopo avere toccato un ribasso massimo del 2,7%, l’indice FtseMib della Borsa di Milano ha chiuso in perdita dell’1%. Il miglioramento è da addebitare in gran parte ai dati positivi dell’economia USA, dove i consumi ad ottobre sono cresciuti dello 0,5%, meglio delle previsioni (+0,3%).
La Borsa di Parigi è scesa dell’1,7%, Francoforte -0,8%, Londra ha chiuso con un progresso dello 0,2%.
Sulla Borsa di Milano hanno pesato i tonfi di Unicredit e Finmeccanica. Unicredit è scesa del 4,4% dopo la presentazione ieri di risultati trimestrali che evidenziano una perdita di 10,6 miliardi di euro. Finmeccanica, più volte sospesa dalle contrattazioni, è precipitata del 20% a 3,574 euro. La società ha annunciato una perdita del terzo trimestre di 790 milioni di euro, da un utile di 112 milioni nello stesso periodo del 2010.
Nel frattempo la Fed fa sapere che sta monitorando la situazione da vicino. Fonti vicine a Bernanke dicono che il “mago” è assorto in meditazione.

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