Il rimbalzo del gatto morto

Pubblicato: novembre 22, 2011 da Trading Warrior in Oro, Petrolio, PiazzaAffari

Il debole tentativo di rialzo messo in atto in mattinata da Piazza Affari si è prevedibilmente infranto contro le continue tensioni sul debito della Zona euro, i segnali macro ambigui – se non deludenti – provenienti dagli Usa, e la netta opposizione della cancelliera tedesca Angela Merkel agli eurobond. Nel pomeriggio il freno ai listini internazionali è arrivato soprattutto dal dato sul Pil americano del terzo trimestre, cresciuto solo del 2%, contro attese di +2,5%. Sul mercato dei titoli di Stato continua a dominare la sfiducia. Il rendimento del Btp a due anni è salito oltre il 7% superando quello del decennale, mentre il rendimento del decennale è salito di 17 punti base al 6,79% e lo spread con il Bund tedesco è tornato a sfiorare i 500 punti base (490 alla chiusura). Le dichiarazioni del governo di Berlino si accompagnano ai preoccupanti risultati dell’asta dei titoli di Stato spagnoli, che hanno visto il rendimento dei trimestrali schizzare al 5,11%, più del doppio del 2,29% con cui si era chiusa l’asta precedente del 25 ottobre. Per i semestrali il tasso è risultato del 5,22% dal 3,30%.
C’è chi continua a invocare un QE in versione europea come se questa fosse la panacea, ma il problema di fondo resta ancora la miscela di crescita debole e alto debito pubblico che a quanto pare non è più soltanto un problema italiano. C’è anche a chiedersi perché nessuno parla mai dei cosiddetti “paesi periferici”. Forse che l’Ungheria, tanto per fare un nome a caso, ha lo spread a un livello ottimale e i conti pubblici in piena regola? L’attenzione delle agenzie di rating sembra tutta concentrata sul solito acronimo, i PIIGS, ma c’è qualcosa di strano in questo silenzio sulla situazione dei paesi dell’est. E i segnali inquietanti, proprio dall’Ungheria, stanno trapelando in continuazione. In questo momento Bloomberg sta passando la notizia secondo cui, dalle minute della riunione della Fed del 1 e 2 novembre, sembrerebbe che l’ipotesi di un ulteriore easing a stelle e strisce sia stata presa in seria considerazione.
Nel frattempo il prezzo del petrolio Wti continua ad essere influenzato dai fattori geopolitici. Oggi il rialzo si è spinto fino a 98,3 dollari al barile dopo che Usa, Gran Bretagna e Canada hanno annunciato di avere incrementato le sanzioni contro l’Iran.
Il VIX – l’indice della paura – è a 31,68 in calo del 3,74%.
L’oro è graficamente ancora impostato al rialzo, per il lungo periodo, con i supporti ben piantati nell’area compresa tra 1.550 e 1.500 dollari l’oncia.

commenti
  1. Eymerich il Trader Errante scrive:

    La cosa preoccupante è che tutti si dicono allarmati, e prospettano soluzioni. Tuttavia nessuna di esse sembra attuabile. Quindi si rimane in attesa di capire come ne usciremo, anche se non sembra di intravedere alcuna via d’uscita, tra quelle attualmente in discussione.
    Poi ci sono anche coloro i quali prospettano la soluzione per cui i cittadini dovrebbero ricomprarsi il debito, a suon di BTP. Ipotesi che però non sembra trovare molto credito, specialmente presso un analista come Giannino.

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