Avvitamento continuo

Pubblicato: dicembre 14, 2011 da Trading Warrior in Bce, Eni, Euro, Fed, Ftse Mib, Oro, Petrolio, PiazzaAffari, Saipem, Tenaris, Unicredit

Se il grafico del Ftse Mib di ieri dava l’idea di una tachicardia costante quello di oggi sembra uno di quegli schemetti propedeutici con cui si insegna l’abc di una trendline discendente. Le Borse europee si sono avvitate tutte al ribasso. L’indice Ftse Mib ha perso il 2,84 % e si è fermato a 14.430 punti. Londra -1,9%, Parigi -2,7%, Francoforte -1,7%, Madrid -1,3%.
L’euro passa di mano a 1,296 sul dollaro, in ribasso dello 0,5% e in prossimità dei minimi del 2011. Il dollaro si rafforza nei confronti delle principali valute del pianeta: il dollar index si porta a 80,52 (+0,3%). La rivalutazione della moneta USA è favorita dall’assenza di pronunciamenti espliciti dal parte della Federal Reserve in materia di proseguimento del programma di stimolo alla crescita economica. Niente QE III niente festa a Wall Street. L’effetto immediato della corsa al dollaro è l’indebolimento delle quotazioni dei metalli preziosi: l’oro perde il 2,7% a 1.588 dollari l’oncia, un calo che lo porta sui livelli di ottobre, mentre l’argento perde il 6% e scivola a 28,8 dollari. Anche i cosiddetti “beni rifugio” non sono al riparo quando piove forte.
Brusco calo del petrolio, il future sul greggio tipo Wti perde il 3% a 96,9 dollari il barile. Negli Stati Uniti le scorte di greggio sono scese meno del previsto mentre quelle della benzina sono salite più previsto. Oggi l’Opec ha trovato un accordo che fissa un target di produzione a 30 milioni di barili al giorno, in linea con gli attuali livelli. Il cartello dei produttori ha delineato uno scenario assai cupo per quanto riguarda i consumi di petrolio e derivati previsti nel 2012. La notizia della chiusura dello stretto di Hormuzd da parte della marina iraniana è rientrata come una delle tante bufale che circolano in questo periodo, ma rappresenta comunque un segnale di tensione in quello scenario.
Dietro al ribasso di oggi dei mercati azionari europei ci sono anche i timori di un possibile fallimento dell’accordo di Bruxelles. Nel corso degli ultimi due giorni è diventato evidente che il percorso per arrivare al nuovo assetto è complicato, alcuni governi favorevoli al nuovo trattato hanno avvertito di non essere sicuri di incassare il via libera dai loro parlamenti, altri hanno espresso malumori sul fatto che la bozza dell’accordo è per il momento solo un pezzo di carta mentre in altre nazioni i partiti contrari all’Europa minacciano di sabotare tutto. A completare il quadro, c’è da registrare la nuova bordata sparata dal presidente della Bundesbank, Jens Weidmann sul programma di acquisto di titoli di Stato dei paesi periferici avviato dalla Banca centrale europea. Dopo aver parlato ieri ad un evento a porte chiuse, Weidmann, che è membro del board della Bce, ha rincarato oggi la dose in un altro intervento al Parlamento affermando che è ormai arrivato il momento di mettere da parte l’idea che la crisi del debito sovrano possa essere risolta stampando moneta.
Ma un bel botto è arrivato oggi anche dal Regno Unito, sempre più in rotta di collisione con gli ex compagni di merende europei. L’UE aveva raggiunto, venerdì scorso, un accordo per raccogliere circa 200 miliardi di euro da destinare ai Paesi in difficoltà, ma il britannico “The Guardian” ha riportato quanto affermato oggi da un portavoce del premier Cameron: la Gran Bretagna non ha votato questa proposta, la quale, oltretutto, non è nemmeno stata approvata dallo stesso Fmi. Dall’isolazionismo all’attacco frontale.
A Piazza Affari cadono assicurativi industriali e petroliferi.
Fiat -5%, Fiat Industrial -5%, Eni -2,15, Tenaris -4%. Pesante il tonfo di Saipem (-4,84) che torna poco sotto quota 31. Giù anche le banche, ma per questo segmento i ribassi sono meno pesanti. Unicredit limita le perdite, per cosi dire, a un -2%. In controtendenza Banca Popolare di Milano che estende il rialzo a +6,3%. Questa mattina si è chiusa l’asta sui diritti inoptati dell’aumento di capitale da 800 milioni di euro.

commenti
  1. Se non tirano fuori delle risoluzioni a livello europeo di carattere storico e di grande impatto, mentre invece si continua con incontri dall’esito quanto mai incerto, credo che i supporti saranno sfondati e l’euro si va ad attestare verso valori di comcambio col dollaro più “normali”; credo fosse sopravvalutato.

  2. Trading Warrior scrive:

    Manca il coraggio politico e purtroppo prevalgono gli interessi nazionali (se non quelli semplicemente elettorali e di bottega). L’UE è un’entità ibrida nascendo da un accordo fra Stati sovrani, ma se questo è il motivo per cui ad esempio la Bce non potrebbe funzionare come prestatore di ultima istanza per lo meno gli Eurobond sarebbero un segnale, non certo di grande impatto ma comunque di una volontà di cambiamento.

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