Ormai è uno schema ricorrente, quello delle borse europee: partenza col botto, allungo inerziale fino a tarda mattinata, e inversione nel pomeriggio, in corrispondenza all’andamento non proprio entusiasmante di Wall Street.
Oggi a Milano l’indice FtseMib ha chiuso in crescita dello 0,41% a 16.513,21, mentre il Ftse All-Share incrementa dello 0,31% a 17.499,31 punti. Parigi e Francoforte salgono entrambe dello +0,44%. Londra annulla i guadagni e chiude invariata – 0,01%. Il petrolio Wti sale dello 0,9% a 101,6 dollari al barile. Euro in leggero calo a 1,3085 contro il dollaro, da 1,313 della chiusura di ieri. Il rendimento del Btp decennale è in leggero rialzo al 5,6% (+12 punti base). Spread con il Bund in aumento a 380 punti.
Le notizie negative si sono sovrapposte a quelle positive e questo ha indotto gli operatori a restare cauti. Il dato sulla produzione industriale Usa di gennaio ha deluso i mercati attestandosi a una crescita pari a zero, contro un consensus a +0,7%. Il dato è stato compensato dall’evoluzione positiva dell’Empire manufacturing: l’indice che prevede l’evoluzione dell’attività industriale nell’area di New York è salito a sorpresa a quota 19,5 da 13,5, sopra la media delle previsioni a 15. Positivo l’aggiornamento dell’indice Nahb, l’indicatore della fiducia del comparto edilizio USA, che è salito al top degli ultimi quattro anni, ovvero a 29 punti, rispetto ai 26 attesi dagli analisti. Le notizie sulla Grecia segnalano ancora un quadro di incertezza: secondo indiscrezioni, i ministri dell’Eurozona stanno valutando la possibilità di fare slittare alcune parti, o addirittura tutto il secondo pacchetto di salvataggio per la Grecia, evitando comunque un default del Paese.
Questa mattina una ventata di ottimismo era arrivata dalla Cina, dove il governatore della banca centrale Zhou Xiaouchuan ha affermato che continuerà ad investire in titoli di Stato della zona euro e che la Cina parteciperà “alla soluzione del problema della crisi del debito europeo”. Resta alta la tensione sul fronte del petrolio: il ministero del Petrolio dell’Iran ha smentito la notizia, diffusa alla tv di Stato, che l’Iran ha avviato il blocco dell’export di greggio verso sei Paesi della Ue, fra cui l’Italia. (per un approfondimento continua a leggere il report di marketwatch.com)
Pur avendo ridotto i rialzi rispetto alla mattinata, i bancari hanno continuato a salire in tutta Europa: l’indice Stoxx del settore avanza dell’1,6%. A Piazza Affari Intesa sale dello 0,5%, Unicredit +1,1%, mentre non frena la corsa il MontePaschi in rialzo del 10,55% dopo la notizia che il fondo Equinox probabilmente acquisterà buona parte del pacchetto di azioni Mps (15% del capitale) che la Fondazione ieri ha deciso di vendere. Fondiaria-Sai sale del 5% dopo che ieri sera Palladio Finanziaria e Sator (la società di Matteo Arpe) hanno annunciato un patto di consultazione: insieme hanno l’8% della compagnia fiorentina. Fra gli industriali il rialzo più forte è di Prysmian +3,65%, sostenuto da Goldman Sachs che mantiene la sua view positiva sul titolo e ha deciso di confermare la raccomandazione “buy”, alzando il target price a 15,2 euro. Bene anche StM, in rialzo del 2,3%.
Positivi i titoli del lusso: Salvatore Ferragamo sale del 6,5% dopo che Cheuvreux ha alzato il target price a 16 euro. Da inizio anno Ferragamo ha messo a segno un rialzo del 34%. Tod’s avanza del 2,7%.
Tra i petroliferi si segnala ancora una volta Saipem proiettata nella stratosfera, dopo la presentazione dei risultati del quarto trimestre 2011. Oggi la controllata del cane a sei zampe è arrivata a sfondare quota 38 euro. Tenaris mantiene quota 15 euro, in rialzo di mezzo punto percentuale, mentre Eni resta ferma a 17,31 in calo dello 0,40%.

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