Il 20 marzo è la data chiave

Pubblicato: febbraio 16, 2012 da Trading Warrior in Bce, Enel, Eni, Euro, Ftse Mib, Macro, News, PiazzaAffari, Prysmian, Tenaris
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Chiusura in ordine sparso per le borse di Eurolandia, la maggior parte delle quali è riuscita a recuperare terreno rispetto ai minimi della giornata. A Parigi il Cac40 ha chiuso in rialzo dello 0,09% a quota 3.393; a Francoforte il Dax30 è sceso dello 0,09% chiudendo a 6.751 punti, mentre il Ftse100 di Londra è calato dello 0,12% fermandosi a quota 5.885. La maglia nera è toccata a Piazza Affari dove il Ftse Mib si è fermato a 16.369,66 punti, con un ribasso dello 0,87%, dopo aver toccato un massimo a 16.372 e un minimo a 16.178 punti. La peculiarità di Milano è dipesa dal pesante calo di Enel che ha zavorrato il listino a causa del declassamento di JP Morgan da overweight a neutral. Enel ha chiuso a 3,078 euro in calo del 5,41.
Tutto ruota ancora una volta attorno alle incertezze relative all’eventuale default della Grecia, che secondo il “brain trust” di Fitch è ormai condannata a dichiarare bancarotta a marzo. La data chiave effettivamente è quella del 20 marzo, quando andranno in scadenza 14,4 miliardi di titoli greci. Per evitare il peggio Atene ha bisogno dei circa 130 miliardi del secondo piano di sostegno europeo. Eppure, pare che all’interno della Ue stia maturando la proposta di non concedere il pacchetto da 130 miliardi di euro prima delle elezioni di aprile. Verrebbe solo concesso “l’ossigeno” indispensabile per evitare il default del Paese, ma la situazione rischia di restare confusa ancora per un lungo periodo. Una prospettiva idilliaca per i ribassisti.
Nel pomeriggio i mercati hanno iniziato a recuperare terreno grazie alla serie di dati macro positivi arrivati da oltreoceano: la settimana scorsa negli USA le richieste di nuovi sussidi di disoccupazione sono scese a 348mila, contro una previsione di 365mila. Anche i dati sull’attività edilizia danno un’indicazione di crescita: a gennaio sono stati avviati 699mila nuovi cantieri, contro un’attesa di 675mila. L’indice della Federal Reserve Bank dell’area di Philadelphia è cresciuto a 10.2 in febbraio rispetto al 7.3 del mese passato.
Nel frattempo le preoccupazioni per l’atteso calo della produzione nel Mare del Nord e per le minacce iraniane sulle esportazioni di greggio hanno spinto il Brent oltre i 120 dollari al barile, mentre il Wti americano è salito fino a 102,69 dollari a New York. Di conseguenza restano sotto i riflettori i titoli del settore petrolifero. Eni ha mantenuto quota 17,27 euro, Saipem nonostante la leggera flessione odierna si mantiene a quota 37,65, vicina ai massimi storici, e Tenaris è salita a 15,26 euro (+0,26%). Su Eni Goldman Sachs ha alzato il target price a 20,5 euro (da 20,0 euro) e ha confermato il giudizio buy. Ma a brillare oggi è stata soprattutto Prysmian che dopo aver superato più volte quota 13 euro ha chiuso a 12,98 (+1,57%) salendo fin dalla prima mattinata in controtendenza rispetto al resto del listino. Prysmian ha ottenuto una commessa record da 800 milioni di euro per un collegamento sottomarino tra l’Inghilterra e la Scozia. Il completamento del progetto è previsto per la seconda metà del 2015. Il valore totale del contratto assegnato al consorzio nato da una joint-venture costituita dall’operatore di rete inglese National Grid Electricity Transmission e quello scozzese Scottish Power Transmission, è di circa 1,1 miliardi di euro. A un’ora dalla chiusura di Wall Street va segnalato il recupero dell’euro, che sale a 1,3145, dai minimi di questa mattina a 1,2973. Tutti positivi i tre indici USA, con il dow jones a 12,900 punti (+0,96%), il Nasdaq a 2.960 (+1,50%) e lo S&P500 a 1.358 (+1,10%).

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