Ombre cinesi e greche sulla ripresa globale, le borse UE chiudono in calo

Pubblicato: marzo 5, 2012 da Trading Warrior in Campari, Cina, Commodities, Dow Jones, Euro, Ferragamo, Finmeccanica, Ftse Mib, Geopolitica, Macro, News, Petrolio, PiazzaAffari, Quantitative Easing, Scenari, Tenaris
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Le borse europee hanno chiuso in calo la seduta odierna per una serie di motivi che vanno dal peggioramento delle stime di crescita della Cina ai rinnovati timori di un default della Grecia. Maglia nera a Madrid, che ha incassato un duro monito da parte di Bruxelles per aver alzato il target del deficit per il 2012, in conflitto con gli obiettivi concordati con la Ue. L’indice Ibex ha ceduto l’1,2% a 8.640,4 punti. Cali piu’ limitati per Parigi, con il Cac 40 che cede lo 0,39% a 3.487,54 punti, e Londra, che arretra dello 0,55% a 5.878,53 punti. Il Dax di Francoforte segna -0,79% a 6.866,46 punti, pesante Atene, in calo del 2,93%.
Chiusura negativa per la Borsa di Milano, con l’indice Ftse Mib che cede lo 0,68% a 16.787,15 punti e il Ftse All-Share che lascia lo 0,62% a 17.764,99 punti.
Oggi il ministro delle Finanze greco, Evangelos Venizelos, ha avvertito che Atene potrebbe costringere i creditori contrari ad accettare la proposta di swap del debito, uno scenario che farebbe scattare il pagamento dei Credit Default Swap. Pechino, invece, ha ridotto la previsione di crescita al 7,5%, il valore più basso dal 2004. Questo dato ha indotto a rivedere le posizioni di molti analisti, che speravano nella spinta del Dragone per la ripresa dell’economia globale. Negativo anche il dato Usa relativo agli ordini di fabbrica nel mese di gennaio, mentre è salito oltre le aspettative l’indice ISM non manifatturiero della regione. Questo indicatore è rappresentativo del 90% dell’economia americana e la sua crescita nel mese di febbraio testimonia ancora una volta come gli Stati Uniti abbiano imboccato un trend di crescita positivo. Quest’ultima notizia ha parzialmente ridato morale agli operatori del mercato. Il calo delle quotazioni delle materie prime, a causa del dato sul Pil cinese, ha depresso i titoli legati al prezzo delle commodity. Male anche il comparto industriale.
Giornata negativa a Piazza Affari per i bancari, con in testa Banca Pop Emilia Romagna e Mediobanca che hanno ceduto rispettivamente il 2,93% e il 2,23%. Le voci sui prossimi futuri cambiamenti all’interno di Finmeccanica ha inciso, con segno opposto, sull’umore dei titoli del Gruppo e della controllata Ansaldo. L’incertezza sui cambi ai vertici del management della capogruppo ha penalizzato quest’ultima che ha chiuso in maglia nera sull’indice delle blue chip italiane con un -2,96%, mentre la società attiva nei sistemi di trasporti ferroviari ha guadagnato lo 0,27% sulle voci di una sua possibile cessione a terzi. In rialzo anche Diasorin (+1,85%), Ferragamo (+1,23%) e Davide Campari (+1,15), mentre i titoli Mediaset e Tenaris sono state penalizzati dalle prese di profitto dopo i guadagni realizzati nella seduta di venerdi.
L’euro resta stabile attorno a 1,32 dollari e anche lo spread fra BTp e Bund non si discosta da quota 310 punti base.
Da registrare il deciso intervento del presidente della Federal Reserve Bank di Dallas, Richard Fisher, nel corso di una conferenza stampa nella città texana. “Se i dati macro dovessero evidenziare un ulteriore miglioramento, Wall Street dovrà prepararsi al fatto che il Dr. Fed inizierà a svezzarla dalla dipendenza da liquidità”. Fisher ha anche aggiunto che i mercati “sono diventati schiavi della morfina monetaria che gli abbiamo somministrato negli ultimi anni”, con un evidente riferimento alle politiche di allentamento quantitativo che hanno portato la Fed nel corso di tre anni a intervenire con massicce immissioni di liquidità, con due round di “Quantitative easing” e con il “twist” dell’estate scorsa.
Le quotazioni del greggio, intanto, restano in rialzo. Le preoccupazioni sui rifornimenti dall’Iran e i timori relativi al programma nucleare di Teheran hanno spinto i prezzi al rialzo.
Alle 21.30 il greggio di tipo Wti si posiziona a 106,72 dollari al barile. Oro in flessione a 1.707 dollari l’oncia.

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commenti
  1. Trader situazionista ha detto:

    Non vorrei che finito il doping/morfina ci fosse il collasso del sistema (nervoso).

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