Le Borse europee hanno chiuso in ribasso una giornata che era iniziata fin da subito all’insegna della debolezza, con gli investitori convinti che il rally degli ultimi mesi avesse ormai il fiato corto, soprattutto in considerazione delle vette raggiunte dalle borse di oltreoceano, tornate su livelli che non si vedevano dal 2008. A Piazza Affari l’indice Ftse/Mib è sceso dell’1% assestandosi a 16.953,62 punti, dopo aver toccato un massimo a 17.113 e un minimo a 16.903 punti. Parigi ha perso l’1,3%, al pari di Francoforte, Londra -1,1%. L’euro in serata è rimasto invariato contro il dollaro a 1,323.
I nuovi collocamenti di titoli di Stato a brevissimo termine di Spagna e Grecia in programma oggi hanno testimoniato un ritrovato interesse sui periferici europei. Dal lato del primario, Madrid ha assegnato 5,04 miliardi di nuova carta a 12 e 18mesi, pagando rendimenti di circa mezzo punto percentuale, inferiori all’asta precedente, e attraendo un buon livello di domanda – circa due volte l’offerta nel caso del 12 mesi e tre sul 18 mesi. Meno esaltante ma comunque “decoroso” il livello di copertura dell’asta greca: 1,3 miliardi a tre mesi assegnati al tasso medio di 4,25% contro 4,61% dell’ultimo collocamento, precedente al via libera allo swap con i privati. “I dati sulle banche spagnole non sono certo esaltanti ma né Atene né Madrid hanno per il momento alcun problema di raccolta sulla parte breve della curva” ha commentato un trader intervistato da Cnbc.
Dopo un tentativo di recuperare terreno nel primo pomeriggio, la flessione delle borse è proseguita fino alla chiusura delle contrattazioni. Ad appesantire i listini ha contribuito l’intonazione negativa di Wall Street, malgrado le buone indicazioni arrivate dal fronte macro, con i nuovi cantieri edili scesi meno del previsto a febbraio e le licenze di costruzione salite oltre le attese sui livelli di ottobre 2008. Le prese di profitto però hanno avuto la meglio.
Il settore peggiore è stato quello delle auto con l’indice Stoxx del comparto che è sceso del 4%, trainato al ribasso da Daimler, Bmw e Volkswagen. Fiat ha perso il 3,8% dopo che il gruppo ha lanciato un bond a 5 anni con un rendimento al 7%. Pirelli -2,2%, Fiat Industrial -2,4%. Dietro al ribasso delle società dell’auto ci sono le dichiarazioni di Gu Xianghua, vicesegretario dell’Associazione dei produttori di auto cinesi, il quale ha affermato che in Cina le vendite di auto nel 2012 cresceranno meno dell’8% finora previsto, probabilmente saliranno del 5%.
L’allarme sul possibile rallentamento dell’economia cinese ha avuto un immediato impatto sui titoli minerari e sulle commodities, con in testa il petrolio. Il prezzo del petrolio Wti è sceso a 105,6 dollari al barile (-1,4%), mentre il Brent è indicato a 124 dollari (-1,2%). Immediate le ripercussioni sui titoli petroliferi di Piazza Affari. Eni -1,2%, Tenaris -4%, Saipem -1,5%. Il ribasso del greggio è stato determinato anche dalle dichiarazioni rilasciate oggi da Ali al-Naimi, Ministro del Petrolio Saudita. “Possiamo, se necessario, incrementare l’output del 25% immediatamente” ha affermato il Ministro, aggiungendo: “Non c’è una carenza di greggio sul mercato e noi possiamo incrementare immediatamente l’offerta di 2,5 milioni di barili al giorno”. A novembre l’output saudita ha superato quota 10 milioni toccando il livello maggiore degli ultimi 30 anni. Al-Naimi ha inoltre dichiarato di non prestare fede alle minacce formulate da Teheran circa la chiusura dello stretto di Hormuz. “Se credete alla favola della chiusura dello stretto di Hormuz, vi venderò l’Empire State Building o le piramidi egizie”, ha detto il Ministro.
Oggi anche le società del lusso sono finite in rosso, con Ferragamo in calo del 2,1%, e Tod’s a -1,4%. Fra i titoli industriali, Finmeccanica ha perso il 2,1%, Prysmian è scesa del 2,5%, StM -0,9%. Giornata di debolezza anche per le banche: vendite su Intesa SanPaolo -1,8%, Unicredit -0,7% e MontePaschi -1,7%. Tra i titoli in rialzo si segnala Premafin che ha guadagnato il 7%. Diasorin +2,6% e Telecom Italia +2,9%.

Difficile stabilire a caldo se quello di oggi sia da considerarsi un ritracciamento fisiologico o una inversione del trend. L’indice della paura, il VIX, è salito appena del 2% a quota 15,37, e quindi resta nell’ambito della tranquillità. Per quanto concerne Piazza Affari, invece, domani ci sarà da tenere d’occhio il supporto collocato in area 16.800 punti, una eventuale flessione sotto il quale potrà spingere i corsi fino a 16.500 punti, buon livello per tornare a fare shopping. Segnali di forza si avranno con un deciso superamento dei 17.150 punti. Oltre questo livello l’indice potrà ambire ad ulteriori salite con obiettivo i 17.500 prima e i 17.800 in seguito. Alle 14.30 ora italiana domani è prevista inoltre l’audizione del presidente della Fed, Bernanke, che parlerà al Comitato di Controllo della Camera, sulla crisi del debito in Europa. Qualcuno, come abbiamo già segnalato in un post precedente, si aspetta un terzo round di quantitative easing già entro aprile.

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commenti
  1. Kevin Trejo ha detto:

    Quoto tutta l’ha analisi. La mia sensazione è che si salirà ancora. Magari la prossima settimana. Lo Spread così basso mi aspetto che produca effetti durevoli, almeno per qualche settimana. Poi ci potrebbe essere il QE3. Ma previsioni non se ne possono fare.

  2. Trading Warrior ha detto:

    Il problema del Portogallo sembra essere svanito, è un’altra variabile di cui tener conto. Che l’ipotesi di chiusura dello stretto di Hormuzd sia una minaccia di carta lo confermano le dichiarazioni del ministro saudita. Lo stesso vale per le minacce USA nell’area, figurarsi se muovono qualche drone durante la campagna elettorale!

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