FtseMib -1,2% e spread sopra i 300 pb. Ma non basta dire “è colpa della Cgil”.

Pubblicato: marzo 21, 2012 da Trading Warrior in Commodities, Dow Jones, Eni, Euro, Fiat, Fiat Ind, Finmeccanica, Ftse Mib, Generali, Macro, Maire Technimont, News, Oro, Petrolio, PiazzaAffari, Pirelli, Prysmian, Saipem, Scenari, spread, Stm, Tenaris

Oggi è stata una giornata di ribassi diffusi sul listino milanese, mentre le altre Borse europee hanno vissuto una seduta di assestamento senza traumi. L’indice FtseMib ha chiuso in calo dell’1,2% chiudendo a 16.734 punti e facendo segnare un minimo intraday a 16.600, al di sotto del supporto a 16.800 che avevamo segnalato in giornata. Si tratta di una perdita vistosa se la confrontiamo con le chiusure invariate di Londra e Parigi e con il rialzo dello 0,2% di Francoforte. L’eccezionalità della situazione italiana è dimostrata anche dal rialzo dello spread tra Btp e Bund a 10 anni, in rialzo a 302 punti base. Il differenziale aveva terminato ieri gli scambi a 286, e oggi il rendimento dei Btp decennali si attesta al 5%.
Anche la Borsa americana ha evidenziato una buona tenuta con il Dow Jones e l’S&P vicini alla parità a metà seduta, nonostante il dato deludente sulla vendita di case a febbraio (-0,9% contro attese di +0,9%). Il Nasdaq è in rialzo dello 0,3%. L’interrogativo, quindi, è se esista un motivo specificamente italiano che ha influenzato il nostro listino, al netto del pesante ribasso di Generali, che ha perso il 4,6% dopo l’annuncio dei risultati 2011. Ieri sera la compagnia ha presentato dati dello scorso esercizio peggiori delle aspettative e nel corso della conference con gli analisti il Ceo Giovanni Perissinotto non è riuscito a fornire rassicurazioni, soprattutto sul dividendo. L’altra zavorra è stata Unicredit, che è risultata in calo del -3% e ha chiuso poco sopra quota 4 euro.
Qualche operatore ha avanzato l’ipotesi che siano state le resistenze della Cgil e l’irritazione di Pierluigi Bersani sulla riforma del mercato del lavoro a gelare l’entusiasmo degli investitori internazionali. Il governo considera ormai chiusa la partita per quanto riguarda le modifiche all’articolo 18, nonostante il no della Cgil, unica tra i sindacati a non allinearsi. Da subito e per tutti, i licenziamenti individuali per ragioni economiche saranno possibili con un indennizzo da 15 a 27 mensilità. Dal 2017 in poi partiranno i nuovi ammortizzatori sociali. Più che sul no della Cgil, l’attenzione degli investitori è rivolta all’eventuale battaglia parlamentare: “La questione ora è capire se ci sarà un compromesso al ribasso sui contenuti – spiega Richard McGuire, senior fixed-income strategist a Rabobank International – : il voto diventa un test chiave per il governo”. Tuttavia, considerando che continuano a uscire trimestrali deludenti, non tutto è da ascrivere al cosiddetto “tabù” finalmente crollato. L’economia in Italia, non gira, è asfittica, e larghi settori del mondo industriale e dei servizi non riescono a convincere gli investitori internazionali per l’incapacità strutturale di competere e di innovare. E’ un male atavico e strutturale del nostro paese. Emblematico sotto questo punto di vista è il crollo odierno di Mediaset (-4,09%). Calano gli utili, cala la raccolta pubblicitaria e si è arrivati pure a parlare di tagli al personale (poi smentiti in un secondo tempo dalla dirigenza). Altrettanto emblematico in senso opposto è invece l’ottimo risultato di Maire Technimont, la società di impiantistica che opera a livello internazionale, che oggi mette a segno un +4% dopo aver annunciato di aver chiuso l’esercizio 2011 con ricavi in crescita a 2.646 milioni, il 4,4% in più rispetto ai 2.536 milioni dell’esercizio precedente. Si tratta di un titolo estremamente promettente, a nostro avviso, e che inizieremo a monitorare da vicino. Il gruppo, che è attivo anche nel settore degli idrocarburi, si è messo in luce proprio per l’andamento della business unit Oil, Gas & Petrolchimico che ha visto i ricavi 2011 salire del 76,8% oltre quota 2 miliardi di euro (2.001 milioni).
Oggi oltre a Unicredit, le banche in genere sono state deboli in tutta Europa (Stoxx -0,9%), ma soprattutto da noi: Intesa Sanpaolo -1,9%, Mediobanca -2,4%. In questo contesto negativo è risultato ancora più eclatante il balzo del Banco Popolare, in rialzo del 3,2% dopo i buoni conti presentati ieri.
In ordine sparso gli industriali: Fiat è scesa dell’1,1%, Finmeccanica -1,1%, Prysmian -1,6%. In rialzo Pirelli +0,8% e StM +0,6%. Nel comparto oil Saipem resta praticamente invariata, Eni perde un punto percentuale ma si mantiene sopra 18,2 euro, Tenaris in calo di oltre un punto percentuale, in una giornata ad alta volatilità, chiude sopra l’importante supporto collocato a 15 euro.
Per finire un occhio alle commodities: il petrolio Wti torna a salire, e in serata quota a 107,19 dollari il barile con un incremento di oltre un punto percentuale. L’oro si apprezza leggermente dopo i cali degli ultimi giorni, e torna a 1.652 dollari l’oncia. Stabile il cross euro/dollaro, a 1,3205.

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