Si chiude in rosso una giornata volatile, la Spagna continua a preoccupare

Pubblicato: marzo 28, 2012 da Trading Warrior in Bce, Commodities, Dow Jones, Eni, Euro, Fed, Fiat, Fiat Ind, Finmeccanica, Ftse Mib, Intesa San Paolo, LTRO, Macro, Montepaschi, News, Oro, Paesi periferici eurozona, Petrolio, PiazzaAffari, Prysmian, Saipem, Tenaris, Unicredit
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Le borse europee chiudono in calo a causa dei deludenti dati sul Pil della Gran Bretagna e sugli ordini di beni durevoli negli Usa, che rilanciano l’allarme crescita e imprimono un andamento negativo anche a Wall Street. Maglia nera a Madrid, con l’indice Ibex che perde l’1,91% a 7.984,7 punti. Recupera Milano, dove il Ftse Mib segna un ribasso finale dello 0,28% a 16.451,71 punti (minimo intraday 16.425), il Dax di Francoforte cede l’1,13% a 6.998,80 punti, il Cac 40 di Parigi perde l’1,14% a 3.430,15 punti, e l’indice Ftse 100 di Londra marca -1,03% a 5.808,99 punti. Il problema spagnolo torna quindi alla ribalta: Madrid potrebbe ricevere qualche forma di programma di salvataggio dalla Troika entro il 2012, “come condizione perche’ la Bce sostenga ancora” lo Stato “e il sistema bancario spagnolo”. Lo sostiene in una nota Willem Buiter, capo economista di Citigroup, aggiungendo che una ristrutturazione del debito sovrano si può ancora evitare, ma richiederebbe misure fiscali e strutturali piu’ radicali. Il punto è che le condizioni delle finanze pubbliche sembrano peggiori delle attese, mentre le stime di crescita ufficiali sembrano, al contrario, troppo ottimistiche. Madrid stima un calo del Pil dell’1,7% quest’anno, mentre Citigroup lo prevede intorno al -2,7%. A portare un’ulteriore ventata di pessimismo oggi ci ha pensato il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, il quale è tornato a bacchettare Draghi sulla questione del LTRO affermando che la Bce non riuscirà a risolvere la crisi del credito iniettando liquidità sui mercati. Per Weidmann l’Europa non può farcela se non si risolverà a recuperare i gap di competitività esistenti e non vi sono pertanto alternative all’unità fiscale europea.
A Piazza Affari oggi il comparto bancario è andato in ordine sparso: Popolare di Milano ha ceduto il 5,36% a 0,445 euro, Intesa SanPaolo lo 0,70% a 1,425 euro. In controtendenza Mps, che ha guadagnato il 4,94% a 0,361 euro in attesa dei conti 2011, e Unicredit (+0,45% a 3,992 euro) all’indomani dei risultati. Tra i petroliferi Eni dopo un tentativo di rialzo in mattinata mette a segno un -0,62% a 17,68 euro) mentre Saipem ha chiuso a 38,84 (+1,5%) dopo aver superato più volte in intraday quota 39. Come avevamo segnalato stamani prima dell’apertura delle contrattazioni, su Saipem Bank of America ha alzato la raccomandazione a buy da neutral, mentre Citigroup conferma il prezzo obiettivo a 50 euro. Restando tra i petroliferi Tenaris mostra ancora segni di debolezza, e oggi ha chiuso con un -2,2% tornando a quota 14,58 euro.
Tra gli industriali continua la fase positiva di Finmeccanica (+3,22% a 3,976 euro) ancora in luce dopo il +10,88% messo a segno nella seduta di ieri. I risultati dell’esercizio 2011 sono stati sostanzialmente in linea con le attese, ma la guidance 2012 ha stupito in positivo gli analisti. L’Ad Giuseppe Orsi ha infatti dichiarato che la ristrutturazione avverrà senza aumenti di capitale e che nel 2012 tornerà l’utile. In calo invece Fiat, Fiat Industrial, e Prysmian, con ribassi dell’ordine del punto percentuale.
Le quotazioni del greggio continuano a calare e hanno accelerato al ribasso dopo la pubblicazione del dato sulle scorte di greggio statunitensi. Nella settimana al 23 marzo le scorte di greggio sono risultate pari a 353,39 milioni di barili, in aumento di 7,102 milioni di barili rispetto alla settimana precedente.
Il Dipartimento dell’Energia Usa ha aggiunto anche che le scorte di benzina sono diminuite a 223,37 milioni di barili (-3,537 milioni di barili) e che quelle di carburante distillato sono scese a 135,866 milioni (-0,71 milioni barili). Mentre scriviamo, alle 18.15 italiane, continua il calo del greggio con il Wti che scende sotto quota 105 dollari il barile, mentre l’oro cala a 1.674 dollari l’oncia. I tre indici USA accentuano le perdite e calano in media dello 0,70%.

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