Piazza Affari archivia una seduta a dir poco volatile con l’indice Ftse Mib che si ferma -0,20% a quota 15.948 punti, dopo aver toccato un minimo intraday a 15.671 che aveva fatto temere il peggio.
La differenza rispetto alle altre Borse europee è sorprendente: Il Ftse 100 di Londra ha guadagnato l’1,8%, Il CAc40 di Parigi +1,1%, il Dax di Francoforte +1,5% (chiusura a 7.056 punti). Madrid, a lungo negativa, ha chiuso con l’indice Ibex in progresso dello 0,4%. L’andamento del mercato azionario è in contraddizione con quello dei bond: il Btp decennale ha subito qualche oscillazione, ma a fine seduta presenta un rendimento del 5,07%, in lieve calo rispetto a venerdì. Lo spread con il Bund è sceso a 327 (2 punti in meno). Il distacco dalla Spagna è costante (23 punti di spread).
In mattinata erano circolate indiscrezioni sul fatto che la Bundesbank non accettasse come collaterale bond bancari garantiti dallo Stato di paesi come il Portogallo, la Grecia o l’Irlanda, facendo riemergere tensioni sui paesi periferici della zona euro, in particolare sui titoli finanziari. In un secondo tempo la Bce ha comunicato di non aver acquistato la scorsa settimana titoli di Stato dei Paesi della zona euro. Poi, dopo le 16.00, in corrispondenza con la pubblicazione dei dati sull’ISM manufatturiero dagli USA, l’intonazione delle Borse europee è migliorata. A rendere possibile questa rimonta ha contribuito l’andamento di Wall Street dove i tre indici principali, dopo una partenza in calo, hanno recuperato. Questo malgrado le indicazioni arrivate dal fronte macro non siano entusiasmanti: l’indice ISM manifatturiero a marzo è salito a 53,4 punti dai 52,4 di febbraio, a fronte della previsione di un rialzo meno corposo a 53 punti. Tuttavia a deludere sono state le spese per le costruzioni che a febbraio hanno segnato la maggiore flessione da luglio 2011, con una variazione negativa dell‘1,1%, mentre le stime parlavano di un rialzo dello 0,5%.
L’anomalia odierna a Piazza Affari non ha trovato ancora una spiegazione soddisfacente, ma c’è da dire che oggi ha pesato molto la discesa di Enel -1,1%, che deve fare i conti con il forte rallentamento dei consumi di energia elettrica in Spagna, dove opera la controllata Endesa. Enel è un peso massimo che rappresenta il 13% circa della capitalizzazione di Borsa.
In ribasso anche Fiat -1,2% dopo le indicazioni molto negative di Sergio Marchionne sulle vendite di auto in Italia. Forti ribassi per le banche: Unicredit è scesa dell’1,4%, Banco Popolare -1%, Intesa -0,8.
Seduta sull’ottovolante per MontePaschi, che alla fine ha chiuso in progresso dell’1,9%.
Tra i pochi titoli positivi, Salvatore Ferragamo è salita del 2,8%, in scia al buon dato sull’economia cinese. Pirelli ha guadagnato il 4,2%, Diasorin ha chiuso in progresso dell’1,2%, Luxottica +0,6%.
Il prezzo del greggio sale ancora sulla scia dei dati del settore manifatturiero Usa e della chiusura di una piattaforma nel mare del Nord. Il Brent, alle 20,30 italiane, avanza a 125, mentre il greggio Wti sale a 105,17. Oro a 1.680 dollari l’oncia, e sempre alla stessa ora la moneta unica vale 1,3325 dall’ultima chiusura a 1,3357.
Tutti in territorio positivo i tre indici USA.

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