Rassegna web: dal problema dei periferici al “declino” degli USA

Pubblicato: aprile 8, 2012 da Trading Warrior in Euro, Fed, News, Oro, Paesi periferici eurozona, PiazzaAffari, Quantitative Easing, Rassegna stampa sul web, Roubini, Scenari
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I problemi del debito sovrano dei cosiddetti paesi periferici dell’Eurozona sono ancora sul tappeto. Oltre alle voci ricorrenti circa un possibile terzo piano di aiuti per evitare il tracollo della Grecia, restano sotto i riflettori Portogallo e Irlanda, mentre Spagna e Italia vengono ancora percepiti dagli investitori internazionali come i vagoni traballanti di un convoglio destinato a deragliare. Il punto della situazione lo fa Arnab Das in questo articolo apparso su economonitor.com.

Niall Ferguson è un grande storico dell’economia, e non solo di quella americana. Il suo giudizio sul livello di competitività attuale del sistema a stelle e strisce è pesantemente negativo, e le argomentazioni sono tutte in questo lavoro pubblicato da businessinsider.com. Il livello scientifico è altissimo.
(NIALL FERGUSON: This Is The Study That Shows Why The US Economy Is Doomed)

Nigam Arora torna a riflettere sugli effetti della decisione presa a grande maggioranza dal Fomc nella seduta del 13 marzo. Per adesso non è in programma nessun round di quantitative easing. L’articolo è interessante perchè affronta il problema mettendo a fuoco gli effetti di questa decisione sul mercato delle commodities, in particolare oro e argento. Una precisazione da parte nostra: continuiamo a classificare come “materie prime” i cosiddetti “metalli preziosi” partendo da un’evidenza, se oro e argento non si possono moltiplicare a colpi di stampante ciò non significa che siano necessariamente “porti sicuri”. La loro persistenza nei forzieri delle banche centrali, come disse a suo tempo Ben Bernanke, si spiega con una formula sola: “E’ la forza della tradizione”.
(No QE3: Gold, silver, bonds get creamed)

Il Tesoro italiota potrebbe essere costretto alla chiusura anticipata di alcuni contratti sui derivati con conseguente esborso in contanti, sul modello di quanto è accaduto nelle scorse settimane con Morgan Stanley: il contratto che è stato liquidato dal ministero di via XX settembre con 3,4 miliardi di dollari è ancora nella nostra memoria. Lo scrive la rivista Risk magazine. Il viceministro Grilli ha chiarito che si tratta di contratti che risalgono ai primi anni 90, quando alla direzione del Tesoro c’era Mario Draghi. Un pezzo di storia della “finanza creativa” tutto da meditare.

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