Rassegna web: il QE ha dato inizio alla guerra della liquidità

Pubblicato: aprile 15, 2012 da Trading Warrior in LTRO, Macro, News, PiazzaAffari, Presidenziali USA, Quantitative Easing, Rassegna stampa sul web, Roubini, Scenari
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La rassegna di questa settimana è un tentativo di approfondire le ragioni che stanno dietro le politiche monetarie ultraespansive adottate negli ultimi due anni da USA, Europa, India, Regno Unito, Giappone e Cina. Gli acronimi cambiano (LTRO, QE …) ma il senso è lo stesso: iniettare liquidità a buon mercato in un sistema economico che oltre al credit crunch rischia il collasso in uno stato di stagflazione permanente. Il sistema introdotto dalla Federal Reserve a partire dal 2008, sotto la regia di Ben Bernanke, è diventato un modello globale. Ognuno dei contributi segnalati qui di seguito getta una luce particolare, a volte spettrale, su una politica che per molti osservatori è la causa principale delle distorsioni presenti attualmente nel sistema finanziario internazionale.

Iniziamo dall’intervento più recente di Nouriel Roubini. Le iniezioni di liquidità implementate dalla Bce sotto la regia di Mario Draghi con i due round di LTRO sono soltanto dei palliativi temporanei, e in ogni caso un’arma spuntata se la si confronta con la strategia non convenzionale adottata da Bernanke attraverso il Quantitative Easing. Altro il volume di fuoco, altri gli effetti di lunga durata. Doctor Doom corrobora il consueto quadro negativo aggiungendo che la maggiore dipendenza dalle importazioni di greggio penalizza l’Europa assai più degli USA, come dire: la recessione è appena iniziata, e l’LTRO è stato un solenne fallimento.
(read more on economonitor.com)

Cambiano le sigle ma l’impatto è il medesimo, sostiene invece Matthew Lynn in un suo intervento apparso su marketatch.com. E’ soltanto un problema di volume di fuoco: se Mario Draghi avesse (e avesse avuto) le mani libere, e potesse disporre della stessa libertà di manovra di Bernanke senza i lacci e lacciuoli della Bundesbank la musica sarebbe diversa. Il vero problema quindi non è la differenza procedurale tra LTRO e QE, ma è di natura politica. E in una prospettiva più ampia è lo stesso problema che riguarda la governance di Eurolandia nei confronti dei cosiddetti “paesi periferici”, un’espressione che continua ad assumere sempre di più un tono discriminatorio ai limiti del razzismo.

Le minute dell’ultimo incontro tra i membri del Fomc (Federal Open Market Committee) sono analizzate nel dettaglio in questo articolo apparso su businessinsider.com La maggioranza dei membri del board della Fomc ha ritenuto di dover escludere nel breve periodo un terzo round di allentamento quantitativo in quanto l’economia USA sembra avviata ormai alla ripresa, anche se a un ritmo “moderato”. Non sarà che si aspetta il tradizionale raduno di agosto a Jackson Hole, in modo da inaugurare il QE a pochi mesi dalle elezioni presidenziali?

Il diretto interessato, Bernanke, si difende e ribadisce la validità delle scelte di politica monetaria effettuate dalla Federal Reserve sotto la sua regia: abbiamo evitato una crisi sistemica che avrebbe potuto avere conseguenza catastrofiche a livello globale. Anche il vecchio adagio “too big to fail” va inteso in questo senso. Se qualcuno sente odore di “socialismo” è meglio chiedergli se preferisca assistere alla fine del mondo, come avrebbe detto il grande vecchio di Wall Street 2.
(vai all’articolo su moneynews)

Ma resta il fatto che nella “nuvola” di parole dell’ultimo discorso di Bernanke non c’è traccia di QE. L’analisi del sedicente Tyler Durden su zerohedge.com presenta una bella panoramica sulla crisi 2007-2009 che inquadra parecchi problemi che spesso vengono trattati isolatamente. Si va dal fenomeno del sistema bancario ombra, al ruolo delle agenzie di rating, dal problema della deregulation ai fenomeni di panic selling. E non è un caso che la parola che ricorre con più frequenza nell’articolo sia “vulnerabilità”.

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