Dietro la Spagna c’è il Portogallo, dietro Parigi incombe la minaccia di Atene

Pubblicato: maggio 4, 2012 da Trading Warrior in Bce, Euro, Fed, Ftse Mib, LTRO, Petrolio, PiazzaAffari, Quantitative Easing, Roubini, Scenari, spread
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L’evocatore di tempeste perfette, Nouriel Roubini, oggi su Twitter si chiedeva retoricamente cosa stia mai aspettando Mario Draghi in una situazione critica come quella che l’Eurozona sta vivendo in questo momento. Gli abbiamo inviato un reply affermando che forse l’Eurotower sta aspettando che Bernanke presti la sua magica printing machine, dato che i miliardi gettati dall’elicottero europeo sulle banche, con due round di LTRO, hanno avuto un effetto irrisorio. Nel frattempo il panorama diventa sempre più cupo, e la seduta odierna mette la parola fine a una settimana ultravolatile caratterizzata da giornate in cui gli indici sono arrivati ad oscillare anche di 5 punti percentuali. Partiamo da Piazza Affari. L’indice Ftse Mib ha chiuso oggi in ribasso dell’1,41% a 13.918,57 punti, dopo aver fatto segnare un massimo a 14.300 attorno alle 13.00 italiane e un minimo a 13.849 nel tardo pomeriggio con volumi a 1,8 miliardi. Il bilancio settimanale è in rosso di un buon 5,8%. L’entusiasmo tra i ribassisti è tale che sono in molti a pensare che un’eventuale violazione di quota 13.800 potrebbe preludere a un affondo dall’esito imprevedibile, non esclusa l’ipotesi estrema di un ritorno ai minimi del marzo 2009 (12.300 punti). Oggi anche lo spread Btp/bund è stato sull’altalena: stamani ha toccato il picco a 392 punti base, in concomitanza con le deludenti indicazioni sull’attività del settore dei servizi nella zona euro, per poi stringere fino a 377 punti base, minimo dal 18 aprile. Lo spread si è ampliato di nuovo nel pomeriggio con l’uscita dei dati sull’occupazione Usa di aprile, inferiori alle attese, e ha chiuso la seduta a 389 punti base dai 390 punti base di ieri. L’indice europeo FTSEurofirst cede l’1,6%, mentre tra le singole piazze europee Francoforte chiude a -2%, Londra a -1,9%, Parigi a -1,8% e Madrid a +0,2%.
Tra i paesi che preoccupano gli investitori è possibile tracciare una proporzione aritmetica: la Spagna sta al Portogallo come la Francia alla Grecia. Nonostante le crescenti preoccupazioni sui problemi della Spagna, Valentijn van Nieuwenhuijzen, Head of Strategy di ING Investment Management, ritiene che il Portogallo rappresenti una minaccia assai più grave alla stabilità dell’Unione Europea. Nel 2013 scade il piano di salvataggio del Portogallo e il Paese tornerà sul mercato del debito. Il problema principale sarà però quello di rassicurare gli investitori sulla sua reale solvibilità. L’economia è nel secondo anno di recessione e nel 2012 registrerà un -3,25%, che segue a ruota il -1,5% del 2011. La disoccupazione continua ad aumentare, toccando il 15% a febbraio, e il costo del debito a dieci anni è oltre il 10%. Sull’altro segmento della proporzione c’è da dire che salvo sorprese dell’ultimo momento, Hollande domenica toglierà di mezzo Sarkozy. Gli investitori internazionali danno ormai per scontato l’avvicendamento all’Eliseo, ma il vero problema sono le elezioni in Grecia. Un parlamento frazionato, o un governo privo di una maggioranza parlamentare stabile costituiscono nubi assai più cupe all’orizzonte, che non l’avvento di un “socialista” (“liberal” lo definiscono spesso i media USA, e non perchè manchi l’equivalente nel vocabolario anglosassone) avverso alla Merkel.
Alle 22.00 italiane il greggio Wti si assesta a quota 98,56, dopo aver esplorato nel pomeriggio l’area 97,84 dollari al barile. L’oro risale di mezzo punto percentuale a quota 1.644 dollari l’oncia, il cross euro/dollaro vede la moneta unica in calo a 1,3091. I tre indici USA chiudono in negativo, con il Dow Jones a 13.035 punti (-1,30%), il Nasdaq 2.956 (-2,24%) e lo S&P500 di cui fino all’altro ieri si celebravano le magnifiche sorti e progressive a 1.369 (-1,63%).

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commenti
  1. Lester ha detto:

    Ottimo, condivido l’analisi al 100%

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