I riflettori continuano ad essere puntati sulla Grecia, che si prepara alle elezioni del 17 giugno in un clima di crescente instabilità. E intanto nuovi elementi si aggiungono al cocktail del disastro. Non solo per quanto concerne la Spagna, con Bankia che arriva a perdere oltre il 13%, dopo aver lasciato sul terreno fino al 25%, e con l’ulteriore paura che la tenuta delle banche spagnole sia appesa a un filo, ma anche a causa dei dati macro giunti oggi dagli USA. In Grecia, intanto, il leader del partito di sinistra radicale Syriza ha prefigurato un boom del suo partito alle elezioni, ribadendo la richiesta di uno stop alle “barbare misure di macelleria sociale” che stanno portando il paese alla bancarotta. E nel frattempo i cittadini ellenici continuano a pompare liquidità dai bancomat, con la Bce che minaccia ulteriori misure punitive nei confronti del Paese dopo aver sospeso la fornitura di liquidità ad alcune banche greche che non sono considerate “adeguatamente ricapitalizzate”. L’Eurotower ha infatti escluso quattro banche greche dalle normali operazioni di liquidità. Lo riferisce il Financial Times, specificando che non sono stati resi noti i nomi degli istituti interessati. In una situazione simile è a dir poco impensabile che Mario Draghi e i burosauri della Bce, ostaggio dei gerarchi della Bundesbank, possano prendere in considerazione l’idea di una vera riforma strutturale: trasformare la Banca centrale europea in un prestatore di ultima istanza.
E nella giornata odierna anche la nuova serie di dati macro arrivati dagli USA ha deluso pesantemente le aspettative. Il Leading Indicator, il principale indicatore che anticipa l’evoluzione dell’economia USA, in aprile è sceso dello 0,1% dopo sei mesi consecutivi di rialzo, gli economisti si aspettavano un incremento dello 0,3%. In calo e pesantemente sotto le previsioni, anche l’indice sulle condizioni dell’industria nell’area metropolitana di Filadelfia: in maggio la lettura è -5,8 da 8,5 di aprile, gli economisti si aspettavano 10. I dati macroeconomici sotto le attese non fermano tuttavia la corsa del dollaro, e il dollar index sale per il quattordicesimo giorno consecutivo portandosi a 81,5 (+0,2%).
Ma veniamo ai numeri. A Londra il Ftse 100 ha ceduto l’1,24% a 5.338,38 punti; Milano si conferma maglia nera con il Ftse Mib che perde l’1,46% e si porta a quota 13.089,26 punti dopo aver effettuato un assaggio a quota 12.931,50, minimo intraday, un’area di supporto al di sotto della quale si spalanca l’abisso del marzo 2009. A Francoforte il Dax arretra dell’1,18% a 6.308,96 punti, mentre Parigi segna -1,2% a 3.011,99 punti. Madrid scende dell’1,11% e Atene del 3,79%. Termina in rialzo lo spread tra Btp e Bund a 10 anni a 440,8 punti base, a fronte di una chiusura di ieri a 435,8 punti.
A Milano il comparto bancario si inabissa con Unicredit (-4,65% a 2,422 euro), Popolare di Milano (-3,66% a 0,3268 euro), Banca Mps (-5,27% a 0,205 euro), e Banco Popolare (-2,37% a 0,886 euro). Intesa Sanpaolo (-0,55% a 0,991 euro) riesce a limitare i danni.
Colpiti anche gli assicurativi e i titoli del risparmio gestito, con Mediolanum (-3,11% a 2,616 euro), Azimut (-1,53% a 7,1 euro) e Generali (-3,04% a 8,62 euro). Tra gli industriali, Finmeccanica perde il 2,37% a 2,72 euro all’indomani dell’assemblea del gruppo che ha lasciato le deleghe al presidente e amministratore delegato Giuseppe Orsi. A due velocità Fiat (-2,63% a 3,326 euro) e Fiat Industrial (+1,87% a 7,61 euro). Stm gareggia in negativo con i bancari e perde oltre il 5% a 3,72 euro. Bene A2A (+2,85% a 0,5085 euro) e Tod’s (+3,35% a 83,4 euro). Tra i petroliferi Eni cala a 15,98 euro (-0,81%), scende Saipem 32,57 (-0,85%), mentre Tenaris è invariata a 13,43 euro.
Alle 20.00 italiane il cross euro/dollaro si posiziona a 1,2722; il petrolio Wti torna a scendere a 92,4 dollari il barile azzerando il recupero odierno. L’oro rimbalza dopo una prolungata serie di ribassi, e torna a far finta di essere un bene rifugio salendo del 2,2% a 1.572 dollari. I tre indici USA sono in negativo con il Dow Jones che perde lo 0,6% a 12500 punti. Per quanto riguarda le singole performance JP Morgan affonda di oltre 3 punti percentuali: secondo quanto riportato dal New York Times le perdite provocate dalla “balena londinese” potrebbero essere superiori del 50% rispetto ai 2 miliardi di dollari inizialmente stimati. Eterogenesi dei fini dell’ingegneria finanziaria.

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commenti
  1. Techno Trade ha detto:

    Fitch ha tagliato il rating della Grecia a ‘CCC’, un gradino sopra il livello ‘D’ che indica default.

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