Si conclude una giornata in cui scalpers e day traders si sono leccati i baffi: tutto da incorniciare il grafico del Ftse Mib odierno, in una seduta che ha oscillato tra la resistenza posta in area 13.200, livello toccato intorno alle ore 10.00, e il supporto in area 12.900, sfiorato attorno alle 13. Nel tardo pomeriggio un violento rialzo dovuto in gran parte ad alcune notizie incoraggianti arrivate da oltreoceano, ha fatto segnare un incremento di circa due punti percentuali rispetto al minimo intraday, e alla fine l’indice si è afflosciato su un modesto +0,38% chiudendo a quota 13.107,13. A parte il forte calo di Madrid (-2,34%) dovuto ancora una volta alle tensioni su Bankia (-15%) e ad altri guai imminenti, che riporteremo più sotto, vanno bene il Dax di Francoforte, che sale dell’1,16% a 6.396,84 punti, il Cac40 di Parigi in crescita dell’1,37% a 3.084,70 punti e il Ftse 100 di Londra che guadagna lo 0,66% a 5.391,14 punti. Sale dello 0,87% Atene. A quanto pare le probabilità di un’uscita della Grecia dall’euro si riducono, stando ai bookmakers delle varie agenzie di rating, mentre a preoccupare è sempre di più la Spagna, sulla quale oggi si è registrato un accumulo di brutte notizie. Oltre a dover combattere contro uno spread decennale superiore ai 500 punti base e con un sistema bancario che perde i pezzi, Madrid ha visto crollare ad aprile le vendite al dettaglio. La flessione del 9,8% anno su anno mostra il notevole rallentamento dei consumi interni rispetto a marzo, quando già aveva sorpreso per la consistenza del calo della domanda (-3,8% anno su anno). Finiti i bei tempi del boom edilizio, gli spagnoli si trovano ora a dover gestire gli effetti degli scoppi della bolla in un periodo di elevate tensioni nell’area sud dell’Eurozona.
Dagli USA oggi sono arrivati dati macro contrastanti. Da un lato, l’indice S&P/Case-Shiller relativo all’andamento dei prezzi delle abitazioni nelle 20 maggiori città americane, nel mese di marzo è rimasto invariato, mentre le attese davano una variazione negativa del 2,7%. D’altro canto l’indice di fiducia dei consumatori USA è sceso a 64,9 in maggio, il livello più basso da gennaio, e in brusca frenata rispetto al 68,7 del mese di aprile. Inoltre, a maggio l’indice che misura l’attività manifatturiera redatto dalla Federal Reserve di Dallas è sceso da -3,4 a -5,1 punti. E ricordiamo che ai primi di giugno arriveranno i dati relativi all’ISM, un test importante che potrà avere ripercussioni decisive sull’andamento dei mercati il mese prossimo, anche in considerazione del fatto che l’esaurimento dell’operazione “twist” implementata dalla Fed l’estate scorsa andrà ad esaurirsi, con una conseguente riduzione della liquidità. La fiducia espressa da taluni osservatori circa la facilità con cui potrebbe essere varato a breve un terzo round di quantitative easing non ci pare comunque condivisibile per una ragione assai semplice: a forza di esportare inflazione con continue immissioni di liquidità qualcuno potrebbe “innervosirsi” in Estremo Oriente.
A Piazza Affari oggi ha brillato il comparto industriale in genere: Impregilo ha guadagnato il 6,83% a 3,314 euro, Prysmian il 4,69% a 11,83 euro, Pirelli il 3,37% a 8,42 euro e tra i petroliferi Saipem, che sale del 3,22% a 32,97 euro, sulla scia del rialzo del greggio. Bene anche Tenaris (+2,68%) più cauta invece Eni (-0,38%). Ottima performance anche per Luxottica che incrementa del 4,08% a 27,01 euro e Azimut, nel comparto del risparmio gestito, con un +4,21% a 7,68 euro. Torna il denaro su Fiat (+3,97% a 4,138 euro) dopo che il presidente Elkann ha confermato i target 2012 in America e nel resto del mondo, annunciando però che saranno rivisti quelli in Europa nel prossimo trimestre. Tuttavia i traders attribuiscono la buona performance del settore automotive alle recenti dichiarazioni di un funzionario governativo cinese circa un accordo tra i ministri per riattivare gli incentivi alla rottamazione delle auto. Sotto pressione, come prevedibile anche per effetto del contagio iberico, i bancari. Sotto i riflettori è finita Popolare di Milano (-3,84% a 0,32 euro) che ha comunque dimezzato le perdite dopo aver pubblicato una nota ufficiale in scia alle notizie relative all’arresto dell’ex presidente Massimo Ponzellini. Lettera su MontePaschi (-2,23% a 0,202 euro), Banco Popolare (-1,31% a 0,901 euro), Unicredit (-1,44% a 2,462 euro) e Intesa SanPaolo (-0,59% a 1,01 euro). Chi si era illuso di un ritorno alla ribalta di Telecom Italia oggi è stato deluso da un ribasso del 2,93% a 0,662 euro.
Alle 18.30 italiane il petrolio wti azzera i guadagni e torna a 90,66 dollari al barile, stesso copione per l’oro in calo a 1.559 dollari l’oncia, mentre il cross euro/dollaro registra il tonfo della moneta unica a 1,25 in seguito al downgrade della Spagna a BB- da B. Tutti in territorio positivo i tre indici USA. Sale anche lo spread Btp/bund a 438 punti base.

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