Grecia e Spagna alimentano volatilità e spread. Domani referendum sul fiscal compact in Irlanda

Pubblicato: maggio 30, 2012 da Trading Warrior in Aste di titoli di Stato, Banca Pop. Milano, Banco Popolare, Enel, Eni, Euro, Fiat, Fiat Ind, Ftse Mib, Generali, Impregilo, Intesa San Paolo, Montepaschi, News, Oro, Petrolio, PiazzaAffari, Pirelli, Prysmian, Saipem, Telecom Italia, Tenaris, Unicredit
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Manca una manciata di punti perché il Ftse Mib torni a rivedere i minimi del 9 marzo 2009 (12.300 punti). L’indice principale di Piazza Affari oggi ha oscillato tra -2,4% e +0,5%, facendo segnare un minimo a 12.794 e un massimo a 13.168 dopo una impennata vertiginosa che si è innescata nel giro di pochi minuti a partire dalle 13.00 ora italiana. La reazione del mercato, in quel momento, si è avuta quando è stato reso noto un rapporto della Commissione europea in cui si ipotizza la realizzazione di una “unione bancaria”, con Barroso che da una parte raccomandava l’introduzione degli Eurobond, dall’altra indicava nell’ESM (European Stability Mechanism) lo strumento numero uno per ricapitalizzare le banche in difficoltà. Poi, dopo l’ennesima smentita, il Ftse Mib ha invertito la rotta e ha chiuso la giornata sui minimi, in calo dell’1,79%, a 12.872 punti. L’area collocata a 12.800 costituisce ormai un supporto decisivo la cui violazione porterebbe immediatamente a visitare i minimi del marzo 2009. L’AllShare ha ceduto l’1,77%. Volumi nel finale intorno a 2,2 miliardi di euro. Nel resto d’Europa Londra ha perso l’1,7%, Parigi -2,2%, Francoforte -1,8%.
Oggi il governo spagnolo e la Bce hanno smentito le indiscrezioni riportate del Financial Times, secondo cui l’Eurotower avrebbe bocciato il piano di Madrid per salvarla (19 mld). Purtroppo la maldestra smentita della Bce ha avuto l’effetto contrario alimentando ulteriori speculazioni e facendo emergere addirittura lo spettro di un’uscita del paese iberico dall’area della moneta unica. Alla fine Madrid ha chiarito la questione affermando che la ricapitalizzazione sarà effettuata in maniera “convenzionale”, ossia tramite il reperimento delle risorse necessarie con un fondo ad hoc deputato a questi interventi.
Ma l’allarmismo oggi ha dominato la scena anche dopo la diffusione di un sondaggio sulle elezioni del 17 giugno in Grecia: secondo questa indagine, il partito anti europeista Syriza è in testa con il 30% dei voti, al secondo posto Nuova Democrazia con il 26,5%. Immediate ripercussioni sul mercato dei titoli di Stato: il rendimento del Btp decennale è salito al 5,91%, dal 5,74% del giorno prima, lo spread con il Bund si è allargato a 464 dopo aver toccato un massimo a 470. Stamattina il Tesoro italiano ha portato a termine con qualche difficoltà l’asta dei Btp a 5 anni ed a 10 anni. I rendimenti sono saliti sui massimi da gennaio.
Prosegue la caduta dell’euro, sceso nei confronti del dollaro a 1,2390 da 1,250 di ieri sera, minimo degli ultimi due anni. Il rafforzamento del dollaro ha innescato a sua volta un ribasso del petrolio: il future sul Wti nel primo pomeriggio trattava a 87,7 dollari il barile (-3,3%), il Brent a 103,3 dollari, -3,2%, sui minimi dal 20 dicembre. In Borsa è stata una giornata dura per i titoli petroliferi. Eni -2,1% (a 15,3 euro), Tenaris -3,61 (13,33 euro), Saipem -3% (a 31,95 euro).
Nel comparto bancario è caduta Banca Popolare di Milano -4,8%: l’istituto ha reso noto ieri sera che non pagherà la cedola di due sue obbligazioni. In forte ribasso anche Pop. Emilia -3,6%. Positive invece Banco Popolare +1,1% e Unicredit +0,2%. Per Generali è tempo di massacro: -3%, al prezzo di saldo di 8,27 euro.
Hanno sofferto le utility: Enel -2,5%, Enel Green Power -2,6%, A2A -2,5%, Snam -0,9%. Per un approfondimento relativo all’esito della separazione di Eni da Snam rimandiamo al seguente articolo apparso su Reuters: “Eni cederà 30% meno un’azione Snam a Cdp a 3,47 euro per azione”.
Tra gli industriali Pirelli chiude in ribasso del 3,5% e Fiat del 5,1%. Prysmian -3,3%, mentre Fiat Industrial ha drasticamente ridotto i guadagni nel finale chiudendo a +0,9%. La società ha annunciato il progetto di fusione con la controllata Cnh. Exor è terminata in ribasso dell’1,2%. Male i titoli delle costruzioni: Impregilo -4,7%, Buzzi -4,3%. Telecom Italia ha chiuso in rialzo dell’1,1% a 0,66 euro. Stamattina Bernstein ha portato il giudizio a outperform da neutral. Un altro broker, Morgan Stanley, ha inserito il titolo tra le opportunità di breve periodo.
Alle 21.00 italiane Wall Street viaggia in territorio negativo con i tre indici in calo di oltre un punto percentuale. Il petrolio wti affonda a 87,8 dollari il barile (-3,3%), l’oro rimbalza e sale di oltre un punto a 1.568 dollari l’oncia, il cross euro/dollaro vede la moneta unica affondare a 1,2383.
Tra gli appuntamenti clou di domani ricordiamo il referendum sul fiscal compact che si terrà in Irlanda.

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commenti
  1. Chuck trading ha detto:

    Lo Spread ci inchioda mentre il Tesoro pubblicizza i nuovi Btp Italia. Vediamo cosa ci riserva l’Irlanda.

  2. Trading Warrior ha detto:

    Manca solo il Portogallo per completare il famoso acronimo…

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