Archivio per la categoria ‘Geopolitica’

I future sulle Borse europee anticipano un avvio di seduta poco mosso dopo il rally messo a segno ieri.
Stamattina le Borse asiatiche sono toniche: Tokio ha chiuso in guadagno del 2,6%, Shanghai +1,1%, con il Pil cinese in crescita del 7,8% nel 2012 sostenuto soprattutto dalla domanda interna. Hong Kong +0,9%, Seul +0,6%, Bombay +0,5%.
L’euro prosegue nel rafforzamento contro tutte le principali valute. In avvio di giornata il cross euro dollaro è fissato a 1,338 da 1,337 di ieri sera. La moneta unica fa segnare nuovi record di periodo contro Franco Svizzero e Yen.
In crescita i prezzi del petrolio in seguito all’acuirsi delle tensioni geopolitiche in Mali e in Algeria. Brent +0,6% a 111,2 dollari e Wti +1,4% a 95,5 dollari sui massimi da metà settembre. Le incertezze del quadro geopolitico spingono l’oro fino a 1.690 dollari l’oncia.
Oggi non sono in agenda emissioni di titoli periferici della zona euro. Italia, Portogallo, Irlanda e Spagna hanno superato a pieni voti il primo ostacolo del 2013 e ciò ha determinato una ulteriore forte contrazione dei differenziali. Lo spread decennale Btp/Bund riparte da quota 258 per un rendimento del Btp 10 anni al 4,19%.
Poco prima delle 16 italiane arriva invece da oltreocaeno il dato sull’indice di fiducia dei consumatori diffuso dall’Università del Michigan, atteso in crescita rispetto ai 72,9 punti precedenti.

2012: Best performing stock markets

Pubblicato: dicembre 31, 2012 da Trading Warrior in Geopolitica
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Aprono la lista Venezuela, Tuchia, Egitto e Pakistan. Una dimostrazione della totale indifferenza dei listini ai sistemi politici del paese di provenienza e alle tensioni sociali in grado di rovesciarli.
(leggi l’articolo su businessinsider.com)

LE CHIUSURE
Chiusura in territorio positivo per le piazze europee, fatta eccezione per Milano. A Parigi il Cac-40 termina in rialzo dello 0,65%, a Londra il Ftse 100 sale dello 0,18%, il Dax di Francoforte incrementa dello 0,69% e l’Ibex di Madrid dello 0,19%.L’indice FTSE Mib archivia invece la seduta in calo dello 0,25%, mentre l’Allshare cede lo 0,18%. Volumi per un controvalore di circa un miliardo di euro. L’EuroStoxx 50, l’indice delle 50 principali blue chips della zona euro, è salito dello 0,6%. Le aspettative che da Bruxelles arrivino notizie incoraggianti sulla Grecia hanno contribuito a ridurre lo spread fra Btp e Bund tedeschi sotto 350 punti base, per la prima volta dal 7 novembre scorso.
Sul fronte delle commodities il petrolio wti, in seguito all’allentarsi delle tensioni in Medio Oriente, cede circa 3 punti percentuali e scende a 86,7 dollari il barile, l’oro arretra a 1.727 dollari l’oncia quando in Italia sono le 21.00 circa e negli USA è in corso la conferenza stampa di Ben Bernanke, che sollecita il Congresso a trovare in tempi rapidi una soluzione al problema del fiscal cliff (vai all’approfondimento di marketwatch.com, di pochi minuti fa).

LA MAZZATA DI MOODY’S E L’IMMOBILIARE USA
“La seduta odierna è stata nel complesso positiva, mi sarei atteso un calo maggiore in seguito alla perdita della tripla A da parte della Francia” dichiara un trader ai microfoni di Cnbc, aggiungendo: “Di fatto le agenzie di rating hanno perso molta credibilità, specialmente Moody’s”. Ma c’è anche da dire che i problemi della Francia sono noti da tempo, basti pensare alla copertina dell’Economist che andrà in edicola questa settimana.
Nell’asta spagnola di stamani il Tesoro ha collocato 4,225 mld euro di Letras a 12 mesi al 2,850% e 713 mln di Letras a 18 mesi al 3,077%, ma l’esito non ha provocato oscillazioni dell’indice. Mentre si resta in attesa di una richiesta formale di aiuti da parte del governo di Madrid, gli investitori sperano nell’approvazione di un pacchetto di salvataggio per la Grecia. Per aiutare Atene, l’Eurogruppo, che si è riunito alle 17.00 ora italiana, potrebbe decidere di ridurre i tassi di interesse sui prestiti, allungare le scadenze o effettuare un eventuale buy back di obbligazioni sul mercato.
Sulla giornata odierna c’è da aggiungere che secondo alcuni osservatori a spingere gli acquisti sui listini europei sarebbe stata la notizia di un possibile cessate il fuoco nella Striscia di Gaza.
Per quanto riguarda invece i dati macro attesi dagli USA non c’e’ stata una reazione significativa in occasione del dato sulla creazione di cantieri per nuove unita’ abitative, in aumento ad ottobre del 3,6% a 894.000 unita’ a fronte di un consenso pari a 840.000 unita’.
Su Wall Steet pesa anche l’attivita’ ridotta delle borse in vista del Giorno del Ringraziamento (giovedi’ 22) e del Black Friday ( venerdi’ 23), che avvia la stagione dello shopping natalizio. Da domani sera molti trader, come da tradizione, inizieranno il tradizionale lungo ponte semi-festivo.

I NUMERI DI PIAZZA AFFARI, CON FIAT A PREZZI DI SALDO
Il tonfo odierno di Fiat (-4,99% a 3,314 euro) seguito a ruota dalla controllante Exor (-3,82%) ha appesantito il listino, e questo spiega almeno in parte l’anomalia di Piazza Affari nel contesto delle altre borse europee. Fiat ed Exor sono state penalizzate dal taglio del rating da neutral a buy e del target price rispettivamente a 3,5 euro da 5,7 euro e da 22,40 a 20 euro da parte degli analisti di Ubs. Al contrario Fiat Industrial sale del 2,31% nel giorno successivo alla presentazione dell’offerta definitiva allo Special Committee del Cda di Cnh Global, relativamente all’integrazione tra le due societa’. Gli esperti di Banca Imi confermano il rating buy con target price di 9,63 euro.
Scendono anche Autogrill (-1,86%), Telecom (-1,29%), Impregilo (-1,21%), Finmeccanica (-0,9%).
Vendite sul comparto bancario. In coda troviamo Banca Pop. Milano (-3,05%), seguita da Banca Pop. Em. Romagna (-2,31%) e Mediobanca (-2,25%).

CHIUSURA IN ROSSO PER LE BORSE UE
Le borse europee chiudono in rosso tranne Madrid, in leggero rialzo. A Londra l’indice Ftse 100 perde lo 0,77% a 5.677,75 punti. A Parigi il Cac 40 lascia sul terreno lo 0,52% a 3.382,40 punti e a Francoforte il Dax arretra dello 0,82% a 7.043,42 punti. A Milano il Ftse Mib segna una flessione dello 0,59% a 15.162,27 punti nel corso di una seduta sull’ottovolante, stupendamente dipinta da un grafico che sembra uscito dalle pagine di un manuale di scalping. Per Piazza Affari quella di oggi è stata l’ottava chiusura in ribasso delle ultime 10 sedute. Lieve rialzo per Madrid che guadagna lo 0,29%, mentre Atene affonda del 2,13%. Il rialzo del listino spagnolo è stato sostenuto soprattutto da Repsol, che ha chiuso in crescita del 3,5%.
L’EuroStoxx 50, l’indice delle 50 principali blue chips della zona euro , è sceso dello 0,5%.
L’euro è in rialzo contro il dollaro a 1,278, da 1,273 della chiusura di ieri sera.
Migliora il Btp a 10 anni con il rendimento in calo al 4,88% e lo spread a quota 355 punti base.
Il mercato delle commodities è contrastato: il petrolio Wti annulla i guadagni di ieri e ripiega a 85,3 dollari al barile. Oro in ripiegamento a 1.715 dollari l’oncia, dati aggiornati alle 20.00 ora italiana.

TEMPESTA PERFETTA 2.0: ECCO GLI INGREDIENTI
Oltre alle preoccupazioni per i venti di guerra che arrivano dal Medio Oriente, dove al persistere della guerra in Siria si aggiunge il rinnovato conflitto tra Israele e Palestina, gli investitori si concentrano sugli ultimi dati dell’economia di Eurolandia, che confermano il persistere di una situazione deprimente. Nel terzo trimestre del 2012 il Pil nell’Eurozona è sceso dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e dello 0,6% rispetto al terzo trimestre 2011. Entrambe le rilevazioni sono in linea con le stime degli analisti. Il Pil italiano è stato leggermente superiore alle attese, con una discesa dello 0,2% sul trimestre precedente (era previsto -0,5%) e un calo del 2,4% sull’anno precedente (stimato -2,9%). Gli esperti consultati dalla BCE hanno inoltre rivisto al ribasso le stime sull’economia per il 2012, il 2013 e il 2014. L’equazione Vecchio Continente uguale recessione è confermata, ma le cose non vanno meglio oltreoceano.
Negli USA le nuove richieste di sussidi di disoccupazione avanzate la settimana scorsa sono salite a 439mila da 355mila della settimana precedente. Il dato ha superato le previsioni degli economisti che in media si aspettavano 375mila richieste. Se le nuove richieste di sussidi sono salite ai massimi da 18 mesi ciò lo si deve anche a causa del passaggio dell’uragano Sandy, sostengono molti analisti.
Ieri il presidente Obama ha ribadito che dal 2013 gli sgravi fiscali varati da Bush sui cittadini più ricchi saranno eliminati. Il fiscal cliff, prevedono gli investitori, sarà affrontato più dal lato dell’aumento delle tasse che dal taglio delle spese, ma resta il problema di come superare l’ostruzionismo ideologico dei repubblicani, che pur essendo in minoranza al Senato possono contare sulla maggioranza numerica che le recenti elezioni hanno assicurato alla Camera dei Rappresentanti.

I NUMERI DI PIAZZA AFFARI
Oggi nelle Borse europee tutti gli indici settoriali Stoxx sono finiti in ribasso, e il copione di Piazza Affari non fa eccezione alla regola. Maglia nera del listino A2a, con un sonoro -4,47%. Secondo un trader sono state prese di profitto dopo i rialzi dei giorni scorsi, mentre la notizia dell’approvazione dell’emissione di titoli obbligazionari fino ad un massimo di 1 miliardo di euro non ha sorpreso il mercato. Fra le altre blue chip in rosso spicca la caduta di Autogrill -3,26%, che insieme a Mediaset -2,7% uscirà a fine mese dall’indice globale MSCI. Forte ribasso anche di Campari che ha perso il 4,2%: molti investitori si aspettavano che il titolo sarebbe entrato nel MSCI, invece non compare fra le “new entry”.
Del rialzo del greggio non si sono avvantaggiati i titoli del settore: Eni ha retto chiudendo invariata, Saipem affonda del 4%, Tenaris -0,6%. Per quanto riguarda Saipem c’è da segnalare il downgrade di Ubs, che ha ridotto il target price da 40 a 37 euro, confermando il rating neutral. Tra le small caps del comparto oil, Saras è caduta del 3,9% dopo essere stata declassata a sell da Société Générale.
Brillante per tutta la seduta, Diasorin ha perso forza sul finale ed ha chiuso a 26,28 euro, in rialzo dello 0,1%. In giornata era arrivata a guadagnare quasi il 3% a 26,90 euro, grazie a una doppia promozione: Morgan Stanley ha alzato il giudizio a overweight da equalweight, Berenberg ha alzato il target price a 30 euro da 28 euro e ha confermato il giudizio buy. Luxottica è salita dello 0,3%: secondo alcuni trader, potrebbe aumentare di “peso” nell’indice.
Le banche si sono mosse in ordine sparso: Unicredit è salita dello 0,7%, Intesa è scesa dello 0,8%.
Fra i titoli industriali il panorama è misto con alcuni rialzi come Fiat +1,1% e Impregilo +1,7%. Sono scese Finmeccanica -0,7% e StM -2,6%.
Fuori del listino principale affondano Maire Tecnimont -12%, Landi Renzo -9%, e Trevi Fin. -6%.

Messe da parte le presidenziali del 6 novembre che hanno visto la conferma di Barack Obama alla Casa Bianca, gli investitori in questi giorni sono concentrati su due temi: “fiscal cliff” e situazione economica globale.
In vetta alle preoccupazioni rimane il cosiddetto “baratro fiscale”, secondo la pittoresca espressione coniata dal Presidente della Federal Reserve Ben Bernanke, ossia il rischio che negli USA, dal 1° gennaio 2013, entrino contemporaneamente in vigore una serie di tagli automatici alla spesa pubblicala associati alla fine degli sgravi fiscali introdotti a suo tempo dall’amministrazione Bush, per un ammontare complessivo di 600 miliardi di dollari, secondo le stime quasi unanimi degli analisti. Uno scenario che porterebbe gli USA alla recessione con un effetto domino devastante a livello globale. Il problema principale consiste nel fatto che per evitare che la Corporate America precipiti nel baratro è necessario un accordo tempestivo tra i Democratici e i Repubblicani. Ma un accordo reale, non una misura tampone per prendere tempo e rinviare il problema.
Per quanto riguarda l’economia, il mercato immobiliare USA ultimamente ha dato segni di ripresa e la Federal Reserve ha confermato la sua politica ultra-espansiva culminata nel terzo round di quantitative easing che lo stampatore di cartamoneta Bernanke, che stasera terrà una conferenza stampa ad Atlanta, ha varato con il sostegno quasi unanime del comitato di politica monetaria della Fed. Ora, per quanto concerne l’equity USA, i gestori sono dell’idea che ormai Wall Street sia tra le più care. Molti di loro cominciano a guardare all’Europa, e alcuni sostengono che seppure in un ambiente dominato dalla volatilità, anche per le incertezze legate alla situazione debitoria della Grecia, le piazze finanziarie europee saliranno per circa il 6 o il 7% nel primo trimestre del 2013.
L’area asiatica rimane comunque una delle preferite, con il 61% dei gestori intervistati da Morningstar che prevede un apprezzamento difficile da quantificare. Il peggio per la Cina, si dice, ormai è alle spalle. Il XVIII Congresso del partito comunista cinese, che ha rinnovato i vertici, ha posto come obiettivo per il prossimo decennio il raddoppio del Prodotto interno lordo, con aumento dei salari reali e dei consumi interni. E anche se ci vorranno delle conferme dai dati macro dei prossimi mesi, per fugare definitivamente lo spettro di un “atterraggio duro” (hard landing), i gestori nel frattempo stanno riposizionando i loro portafogli. Come dire: i ribassi di questi giorni non derivano dall’orso, piuttosto è il toro che sta traslocando. E sarebbe un bel paradosso se il rilancio del capitalismo partisse dalla ferrea determinazione dei funzionari del maggiore partito comunista del mondo.

I NUMERI DELLA CHIUSURA
Chiusura di seduta col segno meno per le Borse europee, frenate dalla prospettiva di una ripresa dell’economia mondiale sempre più incerta. Il Ftse 100 di Londra perde lo 0,54% a 5.810,25 punti, il Dax di Francoforte lascia lo 0,78% a 7.234,53 punti e il Cac 40 di Parigi cede lo 0,7% a 3.382,78 punti. A Madrid l’Ibex affonda dell’1,85% a 7.745,4 punti, mentre nel giorno del vertice Merkel-Samaras, l’Athex di Atene fa eccezione e guadagna lo 0,55% a 829,59 punti. Sul fronte obbligazionario lo spread Btp/bund si assesta a 357 punti base, mentre l’euro in serata è sceso bruscamente nei confronti del dollaro a 1,288, da 1,296 della chiusura di ieri.

LE BRUTTE NOTIZIE DAL FMI, DALLA GRECIA, E DAL FRONTE TURCO-SIRIANO
Il Fondo Monetario Internazionale ha indicato che quest’anno il PIL mondiale mettera’ a segno un progresso del 3,3%, anziche’ del 3,5% come indicato a luglio, e che nel 2013 salira’ del 3,6% e non del 3,9%. In mattinata il presidente della Bce, Mario Draghi, ha spiegato in un’audizione al Parlamento europeo che l’economia del Vecchio continente è ancora a rischio. Draghi ha messo l’accento sulla necessità che il regolamento per una supervisione bancaria unica, a livello europeo, entri in vigore dal prossimo primo gennaio, in quanto “questo permetterebbe di iniziare i lavori preparatori il più rapidamente possibile”. Nel frattempo dall’Ecofin a Lussemburgo è uscito un accordo tra undici Paesi, Italia compresa, che hanno deciso di avviare una cooperazione rafforzata per arrivare alla cosiddetta ‘Tobin Tax’, una tassa sulle transazioni finanziarie. Oggi è stato anche il giorno dell’incontro bilaterale ad Atene tra il cancelliere tedesco, Angela Merkel, e il premier greco, Antonis Samaras, cui hanno fatto da sfondo violenti scontri nella capitale tra manifestanti e polizia. Merkel ha dichiarato al termine del vertice di essere favorevole ad aumentare gli aiuti alla Grecia, ma dopo i risultati del rapporto della troika (Ue, Bce e Fmi). Secondo il cancelliere, Atene “ha fatto molto, ma molto resta ancora da fare”. Dal fronte geopolitico continuano ad arrivare notizie allarmanti: la Turchia avrebbe incrementato la presenza di carri armati e missili sul confine con la Siria. Il petrolio è subito balzato in avanti di quasi due punti percentuali con il Wti a 92,8 dollari il barile e il Brent a 114 dollari.

I NUMERI DI PIAZZA AFFARI
La maglia rosa del Ftse Mib oggi viene assegnata a Stm, in rialzo del 3,05% a 4,458 euro: la società ha confermato di avere incaricato JP Morgan di trovare un compratore o un partner per la disastrata joint venture St-Ericsson, che diversi piani di ristrutturazione non sono riusciti a riportare in utile. Inoltre il governo francese sarebbe pronto a cofinanziare un nuovo stabilimento di nanotecnologie a Crolles, nel Sudest della Francia.
Il comparto bancario ha proceduto in ordine sparso. In rosso MontePaschi (-2,99% a 0,2274 euro), nel giorno dell’assemblea straordinaria degli azionisti. Il titolo paga le parole del presidente Alessandro Profumo sull’aumento di capitale con esclusione dei diritto d’opzione che apre la strada all’entrata di nuovi soci nel capitale della banca Segno meno anche per Popolare di Milano (-0,88% a 0,4262 euro), Banco Popolare (-1,85% a 1,219 euro), Intesa Sanpaolo (-0,8% a 1,246 euro), Mediobanca (-2,03% a 4,246 euro) e Ubi Banca (-0,66% a 3,008 euro). Salgono invece Banca Pop.Em.Rom. (+1,13% a 4,48 euro) e Unicredit (+0,53% a 3,436 euro). L’istituto di Piazza Cordusio ha reso noto che intende arrivare allo scorporo delle attività italiane nell’ambito di una ristrutturazione del gruppo, anche non sull’immediato come ha precisato il presidente Giuseppe Vita.
Tra i titoli industriali, in rosso ci sono anche Fiat (-0,23% a 4,28 euro) e Fiat Industrial (-1,09% a 7,73 euro). Si riprende invece nel finale Finmeccanica (-0,1% a 4,164 euro), che ha comunicato di essersi aggiudicata nuovi ordini per un valore complessivo pari a circa 93 milioni di euro attraverso le sue società AgustaWestland, Selex Galileo, Selex Elsag e Drs Technologies. Nel comparto oil positiva Eni (+0,64% a 17,26 euro), che ha annunciato che venderà gas con il proprio brand anche ai clienti retail del mercato francese, mentre Saipem chiude invariata sul valore di ieri a 37,47 euro, e Tenaris, in calo frazionale, scende a 15,74 euro. Enel cede lo 0,91% nel giorno successivo all’emissione obbligazionaria da 2 mld euro.
Brillanti Ansaldo Sts (+2,57%) e Mediaset (+1,46%), mentre mostrano forti cali Prysmian (-1,5%), e Telecom Italia (-1,71%).

INDICI POSITIVI E VOLUMI IN CRESCITA
Chiusura in vigoroso rialzo per le borse europee, sulla scia dei dati macro sul mercato del lavoro Usa che hanno visto il tasso di disoccupazione scendere sotto l’8%, ai minimi dal gennaio 2009. Maglia rosa a Milano, dove l’indice Ftse Mib ha marciato inesorabile per tutta la seduta chiudendo in rialzo del 2,35% a 15.876,25 punti. Bene anche Madrid, con l’Ibex che guadagna l’1,81% a 7.954,4 punti. Il Dax di Francoforte cresce dell’1,27% a 7.397,87 punti, l’Ftse 100 di Londra segna +0,74% a 5.871,02 punti, il Cac 40 di Parigi sale dell’1,64% a 3.457,04 punti. Sul listino meneghino hanno brillato in particolare le banche, anche grazie all’allentamento della tensione sui titoli di Stato, con lo spread Btp/Bund sceso a 346 punti base; bene anche industriali, energetici e tlc. Affonda Mediaset, peggior titolo del listino principale. Volumi in crescita a 2,4 miliardi di controvalore. Il petrolio continua a perdere terreno dopo il rialzo di ieri dovuto all’acuirsi delle tensioni sul confine tra Turchia e Siria: alle 18.30 italiane il wti passa di mano a 89,3 dollari al barile. L’oro cede mezzo punto percentuale e si porta a quota 1.785 dollari l’oncia, mentre l’euro si è portato a quota 1,3 sul dollaro.

IL BAZOOKA DI SUPERMARIO E I DATI MACRO DAGLI USA
Il Dipartimento del Lavoro Usa ha annunciato che a settembre, dopo ben 42 mesi, il tasso di disoccupazione della prima economia del mondo è sceso sotto la soglia dell’8% attestandosi al 7,8%. Si tratta del secondo calo consecutivo e del livello minore dal gennaio 2009. Gli analisti avevano previsto un incremento all’8,2%. Invece è risultato che a settembre sono stati creati 114 mila nuovi posti di lavoro nel settore non agricolo, contro le previsioni che indicavano 111mila. Gli effetti del QE3, cominciano a vedersi, nonostante la tesi dei detrattori di Bernanke. Oggi tra l’altro, subito dopo la diffusione delle cifre sull’occupazione USA, è arrivato il commento di Romney, lo sfidante di Obama alle elezioni del prossimo 6 novembre. Secondo il candidato repubblicano i dati odierni non rappresentano una vera ripresa dell’economia ed l’autentico tasso di disoccupazione, a suo dire, sfiora l’11%. Romney si conferma ancora una volta molto efficace quando si tratta di dare i numeri.
L’entusiasmo odierno delle borse non si spiega soltanto sulla base dei dati macro arrivati da oltreoceano, ma anche con l’effetto Supermario. Il presidente della Bce Draghi, infatti, ha assicurato che lo scudo
per mettere Spagna e Italia al riparo della cosiddetta speculazione è pronto a entrare in azione. Il programma “Omt”, che prevede l’intervento della Banca centrale europea per acquistare titoli di Stato con lo scopo di calmierare gli spread, diventerà attivo “una volta che siano stati soddisfatti i prerequisiti”. Inoltre, ha aggiunto Draghi, il programma non ha una scadenza definita: la Bce smetterà di comprare i bond una volta raggiunti gli obiettivi, “o nel caso che i Paesi interessati non rispettino gli impegni”. Draghi, che ha parlato nella conferenza stampa organizzata al termine del Consiglio direttivo della Bce che ha deciso di mantenere inalterato il tasso di riferimento dell’euro allo 0,75%, ha sottolineato il rischio di un ulteriore rallentamento dell’economia europea, mentre l’inflazione non suscita allarmi. E’ la fine dell’era Trichet, con buona pace di Jens Weidmann e degli altri falchi della Bundesbank.

I TITOLI DI PIAZZA AFFARI
Oggi a svettare sul listino principale di Piazza Affari è Parmalat con un rialzo del 4,17% a 1,75 euro nonostante la lente della Procura e l’ipotesi di delisting del titolo. I rumors sono stati smentiti dalla societa’ emiliana appena prima della chiusura dei mercati. Denaro anche su Telecom Italia che ha mostrato un progresso del 3,79% a 0,807 euro. Molto positivi i titoli del comparto bancario: Unicredit ha guadagnato il 3,76% a 3,528 euro, Popolare di Milano il 3,38% a 0,443 euro, Intesa SanPaolo il 3,26% a 1,298 euro, Banco Popolare il 2,97% a 1,282 euro, MontePaschi il 3,41% a 0,239 euro, Ubi Banca il 2,02% a 3,13 euro. Buona performance anche per i colossi pubblici dell’energia: Eni ha mostrato un rialzo del 2,29% a 17,41 euro, Enel è avanzata del 2,33% a 2,896 euro. Sotto i riflettori sono finiti entrambi i titoli del Lingotto. Secondo quando riportato dal quotidiano IlSole24ore, Fiat (+0,77% a 4,476 euro) avrebbe riaperto il dossier delle alleanze in Europa e tornerebbe a puntare su Opel. La smentita è arrivata nel pomeriggio: Opel non è in vendita ha fatto sapere il vicepresidente di GM, Steve Girsky. Fiat Industrial chiude in rialzo dell’1,79%. Il gruppo ha dichiarato che per la proposta di fusione con Cnh ci sara’ un aggiornamento entro fine mese e che dallo Special Committee del Cda della controllata statunitense non c’e’ stata ancora una risposta.Mediaset ha indossato la maglia nera del Ftse Mib con un ribasso del 2,45% a 1,473 euro, risentendo del downgrade di Ubs alla controllata spagnola. Sul resto del listino le azioni Rcs (+4,09%) richiamano l’interesse degli operatori dopo che il presidente di Tod’s, Diego Della Valle, ha dichiarato di voler accrescere il proprio investimento nel gruppo editoriale. Nel frattempo Tod’s torna a quota 90 euro tondi con un +1,47%, mentre sempre nel settore del lusso Ferragamo sale del +2,47% a 16,8 euro. Dopo i recenti scivoloni recupera Stm (+3,3% a 4,44 euro).