Posts contrassegnato dai tag ‘Obama’

Mancano tredici giorni e poco meno di quindici ore al precipizio fiscale. L’incontro di ieri fra il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e il leader dei repubblicani al Congresso, John Boehner, sembra aver registrato un riavvicinamento delle parti. Obama avrebbe offerto qualche concessione sui costi previdenziali, mentre Boehner a sua volta avrebbe fatto qualche apertura all’ipotesi di un ritocco delle imposte per i più ricchi. La partita politica prosegue in cerca di una soluzione dilatoria, o comunque di una formula che permetta a ciascuna delle due parti in gioco di dichiararsi vincitrice.
Come è ormai noto, la scadenza per raggiungere un accordo sul budget pubblico 2013 è entro la fine dell’anno. Qualora non si arrivasse a un accordo entro quella data, scatterebbero automaticamente tagli alla spesa pubblica e inasprimenti fiscali per un ammontare complessivo di 600 miliardi di dollari, un’eventualità che rischierebbe di fare cadere l’economia americana in recessione.
Stamattina, nuovo rialzo per la Borsa di Tokio. L’indice Nikkei ha terminato la seduta con un +0,96%, portandosi su nuovi massimi da aprile a quota 9.923 punti, sostenuta dalle aspettative sull’iniziativa del nuovo governo guidato da Shinzo Abe e dalla svalutazione dello yen, scivolato sui minimi di marzo contro dollaro e euro. Il cross euro dollaro apre a 1,317, poco sopra la chiusura di ieri a 1,3165.
Contrastate le altre piazze asiatiche. L’indice MSCI Asia Pacific, Shanghai, Hong Kong e Bombay oscillano intorno alla parità, Seul +0,5%.
La primissime indicazioni dai future sulle Borse europee anticipano un avvio in rialzo di circa mezzo punto percentuale. Lo spread Btp/Bund riparte stamattina da quota 318 punti base per un rendimento del 4,55%. Il petrolio wti risale a 87,7 dollari il barile, l’oro tratta a 1.702 dollari l’oncia.
Oggi sono in agenda le aste della Spagna, con scadenze a 3 e 6 mesi, e della Grecia, con scadenza a 3 mesi. Occhi ancora puntati anche sulla politica italiana. Oggi si terrà il voto di fiducia al Senato sulla Legge di Stabilità, che poi passerà alla Camera. Ieri Mario Monti non ha ancora sciolto le riserve sul suo ruolo alle prossime elezioni politiche.

Annunci

LE CHIUSURE
Chiusura positiva per le Borse europee, che accelerano nel finale sulla scia della buona intonazione di Wall Street. L’indice paneuropeo Stoxx 600 sale dello 0,44%, è alla sua sesta seduta consecutiva, sul massimo dal maggio del 2011. Il rialzo è corale: a Milano l’indice Ftse Mib sale dell’1,51% a 15.585 punti. Londra frena e guadagna lo 0,06%, Parigi lo 0,94% e Francoforte lo 0,78%.
L’euro si rafforza sul dollaro a 1,30 da 1,294 di ieri sera. La valuta unica si apprezza anche sul franco svizzero a 1,212 a seguito della notizia che Ubs chiederà ai clienti di pagare per poter detenere depositi in valuta elvetica. Sul segmento obbligazionario, lo spread Bund/Btp si riduce a 345 punti base, in giornata è sceso fino a 339.
Sul versante delle commodities il petrolio wti resta poco sopra gli 85 dollari il barile e riduce gli incrementi odierni quando in Italia sono circa le 18.30, alla stessa ora l’oro si porta a 1.708 dollari l’oncia.

BENE L’ASTA SPAGNOLA E LO ZEW, SPIRAGLI SUL FISCAL CLIFF E ATTESA PER BERNANKE
Dopo un avvio prudente, l’azionariato europeo si è disteso a seguito del buon esito dell’asta dei titoli di Stato della Spagna e dell’inaspettato balzo dell’indice Zew che misura le aspettative degli investitori in Germania. Madrid ha collocato stamattina 2,39 miliardi di titoli a 12 mesi con un rendimento che scende al 2,566% dal 2,797% dell’asta precedente. Collocati anche 1,5 miliardi a 18 mesi con un rendimento del 2,778% dal 3,03% precedente. La domanda è stata rispettivamente di 2,5 e 2,7 volte l’offerta.
In Germania l’indice Zew ha fatto registrare un balzo inatteso in novembre a 6,9 da -15,7: gli economisti si aspettavano -11,5.
Inoltre il buy back della Grecia ha raggiunto quota 32 miliardi di euro, e consentirà al Paese di ridurre il rapporto debito Pil al 126,6% entro il 2020. Il prezzo medio pagato è di 33,5 centesimi. Nuovo forte calo dello spread Grecia Germania a 1.139 (-54 punti base).
Dagli USA il Dipartimento del Commercio ha comunicato che lo sbilancio commerciale, in ottobre, si è allargato a -42,7 miliardi di dollari da -40,3 miliardi di dollari di settembre. L’incremento è dovuto principalmente alla flessione delle esportazioni, in particolare verso l’Europa. Le scorte all’ingrosso sono salite in ottobre dello 0,6%, gli economisti si aspettavano un rialzo dello 0,4%, in settembre il rialzo era stato dell’1,1%. Buone notizie invece dal fronte del fiscal cliff, l’insieme di aumenti delle tasse e di riduzioni automatiche della spesa che rischiano di far cadere nuovamente in recessione gli USA. Secondo i commentatori siamo vicino ormai a un disgelo tra democratici e repubblicani per quanto concerne la politica di bilancio: nel suo intervento di ieri il presidente Barack Obama ha usato toni concilianti nei confronti del Partito Repubblicano affermando di essere pronto ad arrivare ad un accordo che soddisfi entrambe le parti.
Oggi è anche iniziata la riunione del Fomc, l’organismo della Banca centrale USA che decide in materia di politica monetaria. Gli esiti del meeting saranno diffusi domani alle 18.30, ma gli economisti si aspettano che la Fed intensifichi gli sforzi a sostegno dell’economia a stelle e strisce portando a 45 miliardi di dollari la cifra da destinare mensilmente al riacquisto di titoli di Stato.

I NUMERI DI PIAZZA AFFARI
Lottomatica si aggiudica la maglia rosa del Ftse Mib (+5,16%), grazie agli analisti di Credit Suisse che hanno alzato il rating sulle azioni da neutral ad outperform e il target price da 17,6 a 22 euro.Denaro anche su Autogrill con un progresso del 4,96%. La societa’ ha vinto tutte le concessioni per le attivita’ duty free e duty paid nei 26 aeroporti spagnoli oggetto della gara indetta da Aena Aeropuertos. Ora il focus sugli analisti sara’ sullo scorporo delle attivita’ Travel & Retail.
In gran spolvero il comparto bancario, dopo la debacle di ieri. In salita del 3,31% a 0,1996 euro MontePaschi, +1,76% a 0,3937 euro per Popolare di Milano, +1,48% a 1,234 euro Intesa. Bene anche Unicredit (+1,73% a 3,52 euro), nonostante Barclays abbia abbassato le stime sull’Eps del 18% nel 2013 e del 12% nel 2014. Confermato il giudizio equal weight e target price a 3,25 euro.
Bene pure A2A (+3,26), Saipem (+3,16), che sfrutta bene il supporto in area 29 recuperando dal calo degli ultimi giorni dovuto alle dimissioni dell’a.d. Franco Tali, per un indagine giudiziaria che vede la controllata del cane a sei zampe coinvolta in uno scandalo per presunte tangenti in Algeria. Ben comprata Terna (+2,74%), su cui gli analisti di Cheuvreux hanno alzato il rating sul titolo inserendolo nella sua Selected List (da outperform) e ha incrementato il target price a 3,4 euro per azione da 3,3 euro.
Bene anche Campari (+0,71% a 5,635 euro), dopo aver chiuso con successo l’Opa su tutte le azioni di Lascelles per circa 316 milioni di euro, e Finmeccanica (+0,95% a 4,042 euro).
Unipol affonda di quasi il 7%, in scia alle indiscrezioni stampa secondo cui la Consob si appresterebbe a contestare un errore di contabilizzazione sul bilancio 2011 a causa di rettifiche sul portafoglio titoli stutturati.

LE CHIUSURE
Chiusura positive per le borse europee, con gli investitori che sembrano convinti dalle parole del presidente USA Barack Obama circa una soluzione positiva per scongiurare il fiscal cliff. Ma dopo le 18.00 ora italiana arriva la doccia fredda: non c’è stato nessun significativo passo in avanti tra il Congresso e la Casa Bianca, ha affermato poco fa il repubblicano John Boehner speaker della casa Bianca secondo quanto riportato da markewatch.com
Svetta su tutte Piazza Affari, trainata dai bancari che corrono anche grazie al deciso calo dello spread Btp/Bund, sceso a 322 punti base: a Milano l’indice Ftse Mib avanza del 2,81% a 15.887,99 punti; in spolvero anche Madrid, con l’Ibex che sale dell’1,74% a 7.973,7 punti. Il Dax di Francoforte cresce dello 0,78% a 7.400,96 punti, il Ftse 100 di Londra guadagna l’1,15% a 5.870,30 punti, il Cac 40 di Parigi segna +1,53% a 3.568,88 punti.
Sul fronte delle valute il cross euro dollaro è stato respinto ancora una volta da area 1,30 e si stabilizza a 1,298 da 1,295 della chiusura di ieri sera. Rialzo del petrolio con il Wti che sale a 87,7 dollari al barile, Brent a 110,9 dollari. Oro stabile a 1.728 dollari l’oncia.

I DATI MACRO
Sul fronte macro, il dato sul Pil americano è cresciuto nel terzo trimestre del 2,7%, leggermente meno delle attese degli economisti che indicavano in media +2,8%. La delusione è venuta dai consumi, cresciuti solo dell’1,4%, contro l’1,9% previsto.
In linea con le attese i dati sul mercato del lavoro: la settimana scorsa le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono calate a 393mila, da 416mila della settimana precedente.
Per quanto riguarda l’obbligazionario italiano questa mattina sono stati collocati 5,98 miliardi su un’offerta tra 4 e 6 miliardi di Btp a 5 e a 10 anni, nell’ultima delle tre sedute d’asta della settimana in cui il Tesoro, offrendo un’ampia gamma di prodotti dal Bot a sei mesi al Btp a 10 anni, zero coupon e indicizzati, ha assegnato un totale di circa 18 miliardi.

LE CHIUSURE
Le borse europee chiudono in ordine sparso una seduta caratterizzata da alta volatilità e volumi ridotti. A Londra il Ftse 100 registra un lieve incremento, +0,05%, il Cac40 di Parigi segna +0,37%, il Dax di Francoforte -0,5%. Madrid ha perso lo 0,33%. Milano chiude in ribasso per il terzo giorno consecutivo, ma in forte recupero rispetto al minimo intraday che ha toccato quota 15.200: indice Ftse Mib -0,17% a 15.453 punti. La peggiore piazza europea è Atene, che ha perso il 2,87%. con l’Indice Athex a 822,72 punti affondata dai titoli bancari.
Sul mercato valutario l’euro si svaluta nei confronti del dollaro a 1,292 da 1,294 della chiusura di ieri sera. Il rendimento del Btp decennale è in calo di 11 punti base a 4,58%, nuovo minimo dal febbraio 2011, lo spread si chiude a quota 321 punti base.
L’oro torna a cedere l’1,4% a 1.717 dollari l’oncia, il petrolio wti torna a 86 dollari il barile con un ribasso dell’1,6%, sui timori di una recessione legata all’incombere del fiscal cliff, spiega un operatore intervistato da Bloomberg.

GRECIA, SPAGNA, FISCAL CLIFF
I motivi di incertezza sono i tre soliti noti: la Grecia innanzi tutto, che lunedì potrebbe annunciare il piano di buyback e offrire tra 28 e 30 centesimi di euro agli obbligazionisti per riacquistare i bond ellenici, ma i dettagli sull’accordo sono ancora scarsi e la mancanza di chiarezza si traduce in preoccupazione. Da Madrid, affermano funzionari del Fmi, nonostante il via libera dell’Unione europea al piano di ristrutturazione degli istituti di credito spagnoli, si attende una richiesta formale di aiuti giusto il principio di condizionalità enunciato da Mario Draghi l’estate scorsa. Infine il fiscal cliff, con il presidente Obama che oggi è stato attaccato duramente per non esercitare un ruolo attivo nelle trattative, mentre il leader della maggioranza in Senato, Harry Reid, ha parlato di ”stallo” nelle negoziazioni. “Se in Europa il mood sembra essersi disteso, considerando il rally dei Btp, le tensioni oggi sembrano provenire dagli USA con il tema fiscale che rimane al centro dell’attenzione degli operatori”, ha dichiarato Vincenzo Longo, Market Strategist di IG.
Sul fronte macro dagli USA le vendite di nuove unita’ abitative negli Stati Uniti sono calate ad ottobre dello 0,3% attestandosi a 368.000 unita’ a fronte del consenso a 386.000.

I NUMERI DI PIAZZA AFFARI
Fra le blue chip milanesi la discesa più marcata è stata quella del Banco Popolare che ha perso il 4% dopo l’avvertimento di Moody’s che ha messo il rating in osservazione per un possibile downgrade a livello junk. Tra i bancari MontePaschi ha perso il 2,1%, Unicredit l’1,77%, Intesa lo 0,8%. Popolare Milano in rialzo dell’1,2%.
Tra gli assicurativi, Generali ha guadagnato lo 0,1%, mentre nel risparmio gestito è scesa Azimut, in calo del 2,2%. A ottobre il risparmio gestito in Italia ha registrato deflussi per 1,9 miliardi di euro. Fra i titoli industriali StM, in forte calo nei primi scambi, ha recuperato riducendo la perdita a -0,7%. Finmeccanica -1%.
Fiat ha perse lo 0,2%: oggi la Casa torinese presenterà al Salone di Los Angeles la nuova 500 elettrica, una tecnologia nella quale Marchionne palesemente non crede, ma che il gruppo Fiat-Chrysler deve sviluppare in ossequio agli accordi con la Casa Bianca. Per ogni 500 elettrica venduta, Fiat prevede di perdere 14mila dollari. Fiat Industrial -2%, Pirelli +2,2%.
Luxottica +0,35% a 31,16 euro. Il gruppo guidato da Leonardo Del Vecchio ha rilevato il 36% di Salmoiraghi & Vigano’, catena di occhiali italiana. Gli analisti di Mediobanca considerano l’operazione poco significativa a livello finanziario e sul fronte strategico non credono possa portare ad un cambio della strategia della societa’ in Europa.

CONTINUANO AD ARRIVARE BRUTTI NUMERI DAGLI USA
Borse europee in territorio negativo a poco meno di due ore dalla chiusura delle contrattazioni, con il Ftse Mib che cede lo 0,6% testando la soglia psicologica dei 15.000 punti.
I dati macro appena arrivati da oltreoceano non fanno sperare in una seduta positiva per Wall Street, nonostante i tre indici USA registrino soltanto un calo inferiore al mezzo punto percentuale. Dalle ultime rilevazioni è emerso che la produzione industriale a ottobre negli USA è scesa dello 0,4%, gli analisti si aspettavano un dato positivo a +0,2%. Anche il dato sulla manifattura segna un calo dello 0,9% contro una attesa di un +0,2%.
Il tasso di utilizzazione degli impianti ad ottobre è sceso al 77,8% dal 78,3% del mese precedente.
Alle 15.30 ora italiana il dollaro si rafforza nei confronti del paniere delle valute di riferimento che compongono il dollar index: l’indice che misura la forza del “biglietto verde”è sui massimi degli ultimi due mesi e mezzo, oggi sale dello 0,1% a 81,18. Sul segmento obbligazionario lo spread Btp/bund si assesta a 354 punti base.
L’oro perde lo 0,16% a 1.711 dollari l’oncia. Il petrolio tipo Wti tratta a 86,27 dollari il barile, in rialzo dell’1%.

INCOMBE LA NUBE NERA DEL FISCAL CLIFF
Dal 6 novembre, giorno della rielezione di Barack Obama alla presidenza degli USA, l’indice S&P500 ha perduto il 5,3%, per il timore di una frenata dell’economia reale e per il problema del fiscal cliff. Il primo di gennaio 2013 andrà a decadere una serie di agevolazioni fiscali che l’amministrazione Bush aveva introdotto per i ricchi, e contemporaneamente scatterà un programma automatico di riduzione della spesa pubblica. Il tutto se prima il Congresso non riuscirà a trovare una soluzione per il budget della Corporate America.
Complessivamente, questo insieme di misure fiscali ammontano a un valore di 600 miliardi di dollari, una cifra enorme che rischia di far cadere gli Stati Uniti in una nuova recessione a partire dal 2013. Gli investitori sono scettici sulla possibilità che entro la fine dell’anno democratici e repubblicani si possano mettere d’accordo per impedire la caduta, e tutti continuano a sperare nella bacchetta magica di Ben Bernanke. Il presidente della Federal Reserve, dopo il varo del terzo round di quantitative easing avvenuto nel settembre scorso, ha lanciato segnali incoraggianti in tal senso affermando che la Banca centrale americana continuerà a monitorare la situazione da vicino e a intervenire con ulteriori misure non convenzionali, qualora la situazione dovesse diventare critica.

CHIUSURA IN ROSSO PER LE BORSE UE
Le borse europee chiudono in rosso tranne Madrid, in leggero rialzo. A Londra l’indice Ftse 100 perde lo 0,77% a 5.677,75 punti. A Parigi il Cac 40 lascia sul terreno lo 0,52% a 3.382,40 punti e a Francoforte il Dax arretra dello 0,82% a 7.043,42 punti. A Milano il Ftse Mib segna una flessione dello 0,59% a 15.162,27 punti nel corso di una seduta sull’ottovolante, stupendamente dipinta da un grafico che sembra uscito dalle pagine di un manuale di scalping. Per Piazza Affari quella di oggi è stata l’ottava chiusura in ribasso delle ultime 10 sedute. Lieve rialzo per Madrid che guadagna lo 0,29%, mentre Atene affonda del 2,13%. Il rialzo del listino spagnolo è stato sostenuto soprattutto da Repsol, che ha chiuso in crescita del 3,5%.
L’EuroStoxx 50, l’indice delle 50 principali blue chips della zona euro , è sceso dello 0,5%.
L’euro è in rialzo contro il dollaro a 1,278, da 1,273 della chiusura di ieri sera.
Migliora il Btp a 10 anni con il rendimento in calo al 4,88% e lo spread a quota 355 punti base.
Il mercato delle commodities è contrastato: il petrolio Wti annulla i guadagni di ieri e ripiega a 85,3 dollari al barile. Oro in ripiegamento a 1.715 dollari l’oncia, dati aggiornati alle 20.00 ora italiana.

TEMPESTA PERFETTA 2.0: ECCO GLI INGREDIENTI
Oltre alle preoccupazioni per i venti di guerra che arrivano dal Medio Oriente, dove al persistere della guerra in Siria si aggiunge il rinnovato conflitto tra Israele e Palestina, gli investitori si concentrano sugli ultimi dati dell’economia di Eurolandia, che confermano il persistere di una situazione deprimente. Nel terzo trimestre del 2012 il Pil nell’Eurozona è sceso dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e dello 0,6% rispetto al terzo trimestre 2011. Entrambe le rilevazioni sono in linea con le stime degli analisti. Il Pil italiano è stato leggermente superiore alle attese, con una discesa dello 0,2% sul trimestre precedente (era previsto -0,5%) e un calo del 2,4% sull’anno precedente (stimato -2,9%). Gli esperti consultati dalla BCE hanno inoltre rivisto al ribasso le stime sull’economia per il 2012, il 2013 e il 2014. L’equazione Vecchio Continente uguale recessione è confermata, ma le cose non vanno meglio oltreoceano.
Negli USA le nuove richieste di sussidi di disoccupazione avanzate la settimana scorsa sono salite a 439mila da 355mila della settimana precedente. Il dato ha superato le previsioni degli economisti che in media si aspettavano 375mila richieste. Se le nuove richieste di sussidi sono salite ai massimi da 18 mesi ciò lo si deve anche a causa del passaggio dell’uragano Sandy, sostengono molti analisti.
Ieri il presidente Obama ha ribadito che dal 2013 gli sgravi fiscali varati da Bush sui cittadini più ricchi saranno eliminati. Il fiscal cliff, prevedono gli investitori, sarà affrontato più dal lato dell’aumento delle tasse che dal taglio delle spese, ma resta il problema di come superare l’ostruzionismo ideologico dei repubblicani, che pur essendo in minoranza al Senato possono contare sulla maggioranza numerica che le recenti elezioni hanno assicurato alla Camera dei Rappresentanti.

I NUMERI DI PIAZZA AFFARI
Oggi nelle Borse europee tutti gli indici settoriali Stoxx sono finiti in ribasso, e il copione di Piazza Affari non fa eccezione alla regola. Maglia nera del listino A2a, con un sonoro -4,47%. Secondo un trader sono state prese di profitto dopo i rialzi dei giorni scorsi, mentre la notizia dell’approvazione dell’emissione di titoli obbligazionari fino ad un massimo di 1 miliardo di euro non ha sorpreso il mercato. Fra le altre blue chip in rosso spicca la caduta di Autogrill -3,26%, che insieme a Mediaset -2,7% uscirà a fine mese dall’indice globale MSCI. Forte ribasso anche di Campari che ha perso il 4,2%: molti investitori si aspettavano che il titolo sarebbe entrato nel MSCI, invece non compare fra le “new entry”.
Del rialzo del greggio non si sono avvantaggiati i titoli del settore: Eni ha retto chiudendo invariata, Saipem affonda del 4%, Tenaris -0,6%. Per quanto riguarda Saipem c’è da segnalare il downgrade di Ubs, che ha ridotto il target price da 40 a 37 euro, confermando il rating neutral. Tra le small caps del comparto oil, Saras è caduta del 3,9% dopo essere stata declassata a sell da Société Générale.
Brillante per tutta la seduta, Diasorin ha perso forza sul finale ed ha chiuso a 26,28 euro, in rialzo dello 0,1%. In giornata era arrivata a guadagnare quasi il 3% a 26,90 euro, grazie a una doppia promozione: Morgan Stanley ha alzato il giudizio a overweight da equalweight, Berenberg ha alzato il target price a 30 euro da 28 euro e ha confermato il giudizio buy. Luxottica è salita dello 0,3%: secondo alcuni trader, potrebbe aumentare di “peso” nell’indice.
Le banche si sono mosse in ordine sparso: Unicredit è salita dello 0,7%, Intesa è scesa dello 0,8%.
Fra i titoli industriali il panorama è misto con alcuni rialzi come Fiat +1,1% e Impregilo +1,7%. Sono scese Finmeccanica -0,7% e StM -2,6%.
Fuori del listino principale affondano Maire Tecnimont -12%, Landi Renzo -9%, e Trevi Fin. -6%.

Che sia stata la paura del “burrone fiscale” USA a provocare il massacro di oggi nelle borse europee, e a Wall Street, sono in molti a sostenerlo. Un nostro lettore, che si firma Meister Pivot, scrive a commento di un post precedente: “Secondo me lo scivolone è la vendetta di Goldman e delle altre banche che sostenevano Romney e speravano in una sconfitta di Obama per non dover più pagare dazio. Il GAP down mostruoso sugli indici Usa in corrispondenza della elezione del Presidente, me lo spiego soltanto così“. Analisi lucida e geometrica, difficile non condividerla. Il burrone che sicuramente hanno visualizzato oggi i traders è il grafico intraday del Ftse Mib, che ha chiuso a 15.291,78 (-2,5%) con una perfetta candela rosso sangue. Senza contare il petrolio wti, che dopo il tentativo di rimbalzo, ha perso oltre il 4% precipitando a 85,12 dollari il barile. E mentre scriviamo, attorno alle 18.00 italiane, i tre indici USA cedono oltre due punti percentuali, con lo S&P500 che magari stavolta esce dalla congestione.
Pertanto, oltre al fatto che Wall Street avrebbe digerito male la conferma di Obama alla Casa Bianca, a pesare sull’andamento negativo dei listini sarebbe l’incombere del “fiscal cliff”, affermano gli osservatori, ovvero la combinazione della fine di sgravi fiscali (ai ricconi) promossa a suo tempo dall’amministrazione Bush e l’attivazione di tagli automatici alla spesa pubblica, un cocktail eplosivo per il deficit USA su cui le agenzie di rating, Fitch in testa, hanno già suonato il campanello d’allarme. Per affrontare l’urgente problema del fiscal cliff, il presidente Obama dovra’ scontrarsi con la Camera dei rappresentanti, uscita a maggioranza repubblicana anche in questa tornata elettorale e pronta a fare tutto il possibile per sabotare qualsiasi accordo. Resta il fatto che molti investitori vedevano nello sconfitto Romney, una specie di asso nella manica per maggiori agevolazioni fiscali e regole meno severe per le società finanziarie. “Deregulation” è la parola magica nel gergo repubblicano, come ben sanno i nostalgici del pistolero Reagan. Al contrario, pare che in pochi si siano posti il problema dell’eventuale licenziamento anticipato di Ben Bernanke in caso di vittoria di Romney, candidato che è stato sempre in aperto conflitto con il presidente della Fed per tutta la durata della campagna elettorale. Senza l’uomo dell’elicottero con la sua politica ultraespansiva, chi avrebbe più fornito la droga della liquidità a Wall Street? e con il carry trade come l’avrebbero messa i fondi più esposti a questo gioco delle tre carte?
Bernanke per ora può dormire sonni tranquilli fino alla scadenza del suo mandato, il 1° gennaio 2014. Speriamo solo che la stampante della Fed sia messa a riposo, altrimenti c’è da chiudere col trading e aprire l’ennesimo negozio “compro oro”.