Posts contrassegnato dai tag ‘spread’

ecb-rate-moves-620xa

“The European Central Bank cut its key interest rate for the first time in 10 months Thursday — and signaled it was ready to do more if needed to prevent the eurozone falling even deeper into recession”.
(read more on cnn.com)

Annunci

L’immane massa di liquidità immessa sui mercati dalle banche centrali statunitense e giapponese continua ad avere due effetti strettamente legati tra loro. Da una parte, la corsa degli indici azionari, con il Dow Jones che batte un record dopo l’altro, dall’altra la decorrelazione sempre più stridente tra l’andamento dei corsi azionari e i fondamentali della cosiddetta economia reale. Se gli USA sembrano ormai avviati sulla via della ripresa, nonostante i dati in chiaroscuro che continuano ad arrivare da oltreoceano, l’Europa arranca. E la cosiddetta locomotiva tedesca non sembra fare eccezione. I dati recenti sui prezzi nella zona euro e i numeri di ieri dalla Germania, che mostrano un’inflazione che su base annua è scesa in aprile ai minimi da oltre due anni, sono segnali chiari. E sono anche le ragioni principali per cui molti investitori scomettono su una riduzione dei tassi da parte della Bce nella seduta di giovedì 2 maggio. Resta il fatto che la massa di liquidità pompata dalle banche centrali nel sistema, lungi dal finire in credito alle imprese e alla famiglie, si trasforma in un acceleratore delle attività finanziarie, soprattutto nel mercato dei derivati. E la massa dei derivati in circolazione attualmente, a livello globale, è calcolata per un ammontare corrispondente a nove volte il Pil mondiale. Ricordiamo il monito di Warren Buffett: guai il giorno in cui un granellino di sabbia dovesse inceppare la macchina infernale dei derivati.

IL BTP
A casa nostra la stabilizzazione del quadro politico, dopo due mesi di incertezza post elettorale, ha dato gas al mercato obbligazionario. Sul primario il Tesoro ha collocato ieri in asta Btp a 5 e 10 anni per l’importo massimo previsto di 6 miliardi di euro, con rendimenti calati ai minimi da due anni e mezzo. Sul secondario i Btp hanno chiuso sui massimi la seduta di ieri, con lo spread su Bund a 272 punti base. Ora sono in molti a ritenere possibile – in assenza di nuovi e imprevisti shock – un’ulteriore discesa dello spread.

IL BUND
Poco variati stamani in apertura di seduta i futures Bund, con gli investitori che sembrano aspettare prima di prendere posizioni definite sul mercato obbligazionario, prossimi come siamo alla vigilia del meeting della Bce previsto per giovedì 2 maggio. Del resto il Bund in area 146 è un segnale di rischio da non sottovalutare, e sembra sufficiente la spiegazione di quelli che individuano la causa principale nell’attivismo della Banca centrale giapponese, protagonista di una mega immissione di liquidità da fare impallidire il “quantitative easing” della Federal Reserve.

I future sulle Borse europee anticipano un avvio di seduta poco mosso dopo il rally messo a segno ieri.
Stamattina le Borse asiatiche sono toniche: Tokio ha chiuso in guadagno del 2,6%, Shanghai +1,1%, con il Pil cinese in crescita del 7,8% nel 2012 sostenuto soprattutto dalla domanda interna. Hong Kong +0,9%, Seul +0,6%, Bombay +0,5%.
L’euro prosegue nel rafforzamento contro tutte le principali valute. In avvio di giornata il cross euro dollaro è fissato a 1,338 da 1,337 di ieri sera. La moneta unica fa segnare nuovi record di periodo contro Franco Svizzero e Yen.
In crescita i prezzi del petrolio in seguito all’acuirsi delle tensioni geopolitiche in Mali e in Algeria. Brent +0,6% a 111,2 dollari e Wti +1,4% a 95,5 dollari sui massimi da metà settembre. Le incertezze del quadro geopolitico spingono l’oro fino a 1.690 dollari l’oncia.
Oggi non sono in agenda emissioni di titoli periferici della zona euro. Italia, Portogallo, Irlanda e Spagna hanno superato a pieni voti il primo ostacolo del 2013 e ciò ha determinato una ulteriore forte contrazione dei differenziali. Lo spread decennale Btp/Bund riparte da quota 258 per un rendimento del Btp 10 anni al 4,19%.
Poco prima delle 16 italiane arriva invece da oltreocaeno il dato sull’indice di fiducia dei consumatori diffuso dall’Università del Michigan, atteso in crescita rispetto ai 72,9 punti precedenti.

Nella prima seduta del 2013 Tokio balza in avanti del 2,8% sui massimi dal febbraio 2011, mentre Shanghai +0,3% è più prudente dopo che il settore Servizi ha registrato nel mese di dicembre il ritmo di crescita più lento degli ultimi 18 mesi. Negative le Borse di Hong Kong -0,4% e Seul -0,5%.
Deboli i prezzi delle materie prime a pochi minuti dall’inizio delle contrattazioni sulle piazze europee: il petrolio Wti scivola a 92,7 dollari il barile, l’oro cede lo 0,5% a 1.653 dollari l’oncia, ieri aveva perso l’1,3%.
Wall Street ha chiuso ieri in negativo dopo l’euforia seguita all’accordo per evitare il fiscal cliff.
Sulla seduta di ieri ha pesato il contenuto dei verbali dell’ultima riunione tenuta dalla Fed a metà dicembre da cui emerge che alcuni membri del comitato direttivo della banca centrale USA sarebbero favorevoli a mettere fine al programma di acquisto di bond su mercato entro il 2013.
Il Dow Jones ha chiuso a – 0,16%, S&P500 -0,21%, Nasdaq -0,38%.
Immediate le ripercussioni positive sul dollaro che apre la giornata a quota 1,305 contro euro, sui massimi dal 12 dicembre scorso, su attese di un futuro aumento dei tassi americani. Il Dollar Index, contro un paniere di sei principali valute mondiali, sale a quota 80,5.
I future sulle Borse europee anticipano un’apertura incerta che fa il paio con la seduta di consolidamento di ieri.
Oggi non sono in agenda aste di titoli periferici. Lo spread Btp/Bund riparte da quota 274, nuovo minimo dal mese di marzo, per un rendimento del Btp 10 anni al 4,22%, minimo da novembre 2010.

LE CHIUSURE
Chiusura in territorio negativo per le principali borse europee ad eccezione di Milano e Madrid. Il Dax di Francoforte ha ceduto lo 0,43%, il Cac40 di Parigi lo 0,1% e il Ftse 100 di Londra lo 0,27%. A Milano il Ftse Mib ha guadagnato lo 0,64% al termine di una giornata molto volatile che ha fatto registrare un affondo fino a quota 15.713 punti, con volumi per 1,4 miliardi di euro circa, mentre l’Ibex di Madrid è salito dello 0,38%. Oltreoceano andamento altalenante per i tre indici di Wall Street, che viaggiano di poco sotto la parità quando in Italia sono passate da poco le 18.30. Lo spread Btp Bund è sceso a 334 punti base, il petrolio wti si posiziona a 86,8 dollari il barile, mentre l’oro si assesta a 1.709 dollari l’oncia. Il cross euro/dollaro vede la moneta unica a 1,31 contro il biglietto verde.

ECOFIN, ASTE DEI BTP, FOMC E ACCORDO SULLA SUPERVISIONE BANCARIA
Buone notizie stamani dall’Ecofin, che ha dato il via libera al versamento della tranche di aiuti alla Grecia per un ammontare di 49 miliardi di euro. Sul mercato obbligazionario di casa nostra il Tesoro ha collocato Btp per complessivi 4,2 miliardi di euro, pari all’intero ammontare programmato. In particolare, sono stati piazzati 3,49 miliardi del nuovo Btp a tre anni a un rendimento del 2,50%, in calo dal 2,64% della precedente asta di metà novembre. A questi si aggiungono 729 milioni di Btp a 15 anni con rendimento in calo al 4,75% dal 5,32% dell’ultima asta di metà settembre.
Ieri al termine della riunione del comitato di politica monetaria della Federal Reserve si è avuta una svolta importante che alcuni osservatori definiscono “storica”. Il presidente Bernanke ha reso noto che la Fed legherà il livello dei tassi al mercato del lavoro, confermando altresì che il tasso sui Fed Fund rimarrà all’attuale minimo storico (fra zero e 0,25%) finché il tasso di disoccupazione rimarrà al di sopra del 6,5%. A questo proposito sul fronte macro oggi c’è da segnalare il dato positivo circa le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione. Le rilevazioni hanno evidenziato un calo di 29 mila unita’ a 343 mila rispetto alle 372.000 (riviste) della settimana precedente. Ieri, inoltre, la Fed ha approvato un piano di riacquisto di titoli di Stato Usa da 45 miliardi di dollari al mese che partirà dal prossimo gennaio e andrà a sostituire il vecchio “twist”. Bernanke non ha mancato di sollecitare con veemenza un cambio di passo nella trattativa tra Casa Bianca e Repubblicani per scongiurare gli effetti devastanti derivanti dal “fiscal cliff”, qualora al Congresso non si arrivasse a un accordo per bloccare l’aumento automatico delle imposte e i tagli automatici alla spesa pubblica.
Tornando al Vecchio Continente, oggi c’è stato un vero e proprio coro di giudizi positivi sull’accordo raggiunto all’interno della Ue sulla supervisione bancaria. Secondo la Bce l’intesa segna una svolta decisiva verso una stabile unione monetaria ed economica e un’ulteriore integrazione europea.

I NUMERI DI PIAZZA AFFARI
Oggi gli investitori sono tornati a comprare soprattutto sul comparto bancario. In evidenza Popolare Milano (+4,84%) al centro delle indiscrezioni di stampa su un possibile cambiamento della governance e sul fatto che tale processo di trasformazione potrebbe portare la banca a diventare una Spa. Ipotesi comunque negata dallo stesso presidente Andrea Bonomi.
Italcementi è il miglior titolo di Piazza Affari in rialzo del 15% a 4,14 euro, massimo dell’ultimo mese. Ieri sera il produttore di cemento ha comunicato un programma di riorganizzazione della struttura produttiva italiana che prevede risparmi da 40 milioni di euro l’anno e comporterà il ricorso alla cassa integrazione straordinaria per 665 dipendenti del settore cemento e per 85 del centro tecnico.
“Giudichiamo positivamente la notizia – scrivono gli analisti di Centrosim – Sul mercato italiano il piano dovrebbe garantire un recupero di redditività in grado di tamponare le debolezze su uno dei principali mercati dell’area Euro”.
Tra i petroliferi continua invece il momento difficile per Saipem dopo che ieri Consob ha ufficializzato la riduzione della quota da parte dei fondi Capital Research and Management Company.

Le Borse europee limano i guadagni della mattinata per i rinnovati timori del “fiscal cliff”, con Piazza Affari che sale di un risicato 0,05%. I maligni sostengono che la probabile uscita di scena dell’uomo del cerone darà più sprint al rally di fine anno di un quarto round di quantitative easing. A proposito di stampanti, nel corso delle conferenza stampa di ieri il numero uno della Fed, Ben Bernanke, ha sottolineato che le misure di politica monetaria non saranno sufficienti per compensare gli effetti negativi che deriverebbero dal “fiscal cliff”, nel malaugurato caso in cui Casa Bianca e Repubblicani non riuscissero a trovare un accordo per impedire l’aumento automatico delle imposte e i tagli automatici alla spesa pubblica. Con una svolta decisiva per la politica monetaria Usa, ieri la Fed ha inoltre agganciato il livello dei tassi al mercato del lavoro: Bernanke ha annunciato che il tasso sui Fed Fund rimarrà all’attuale minimo storico (fra zero e 0,25%) finché il tasso di disoccupazione rimarrà sopra il 6,5%. Inoltre la Fed ha approvato un piano di riacquisto d titoli di Stato Usa da 45 miliardi di dollari al mese che partirà dal prossimo gennaio.
In Europa tutti gli indici settoriali sono in calo ad eccezione delle banche (+0,2%), dopo che questa notte a Bruxelles i ministri finanziari della zona euro hanno raggiunto l’accordo per porre sotto la sorveglianza unica della Bce le principali 150 banche europee. L’accordo diventerà operativo dal 1° marzo 2014. Nel frattempo il Tesoro ha collocato complessivi 4,224 miliardi di euro di Btp nelle aste di questa mattina, su un’offerta compresa entro il range di 3-4,25 miliardi di euro.
Fra gli industriali, Finmeccanica guadagna lo 0,8% dopo che le autorità indiane hanno escluso che ci sia stata corruzione nella gara con Finmeccanica si è assicurata una commessa per 12 elicotteri all’esercito di New Delhi.
Fuori del listino principale si segnala il balzo di Italcementi. Per un approfondimento rinviamo all’articolo apparso su milanofinanza.it

LE CHIUSURE
Si chiude una giornata ad alta volatilità per Piazza Affari, che sconta ancora l’effetto Saipem, dopo che l’a.d. della controllata di Eni, Franco Tali, ha rassegnato le dimissioni in seguito all`indagine avviata dalla Procura di Milano per presunti reati di corruzione relativi ad alcuni contratti stipulati in Algeria. Il Ftse Mib sul finale riduce leggermente le perdite e viene fotografato a 15.835 punti (-0,75%). Sul segmento obbligazionario lo spread Btp/bund è tornato a 322 punti base.
In Europa il Cac-40 chiude in rialzo dello 0,31%, il Ftse 100 dello 0,16%, il Dax dell’1,07% a l’Ibex dello 0,35%. La Borsa degli Stati Uniti procede in moderato rialzo e attorno alle 18.30 italiane il Dow Jones è sulla parità, S&P500 +0,3% e Nasdaq +0,7%.
Il dollaro torna a correre contro la moneta unica e si porta a quota 1,296 da 1,307 di ieri sera.
Il recupero del dollaro incide in negativo invece sul prezzo delle commodity e del petrolio: il Wti perde il 2% a 86,2 dollari il barile. L’oro ha annullato le perdite e oscilla intorno ai 1.700 dollari l’oncia.

BCE E MACRO DAGLI USA
Tira proprio una brutta aria: Saipem zavorra il Ftse Mib, Monti vacilla, il fiscal cliff ristagna. Già Piazza Affari è la peggiore bisca del mondo, e quando arriva la liquidità il segnale di provenienza è quasi sempre il tasto “sell”. Se in più ritornano le solite sceneggiate parlamentari il rally di fine anno lo vediamo al contrario.
Il Ftse Mib stamani ha accelerato al ribasso dopo che il Pdl si e’ astenuto sul voto al maxiemendamento al Dl sviluppo sul quale il Governo italiano ha posto la questione di fiducia in Senato. La sceneggiata è proseguita con Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd, che ha invitato il premier Mario Monti a salire al Quirinale dal momento che il Governo non ha piu’ la maggioranza.
Oggi la Bce ha confermato i tassi di riferimento allo 0,75% ed ha diffuso le stime sul Pil della zona euro. Come riferito dal Presidente Mario Draghi, il 2012 dovrebbe chiudersi con un calo compreso fra -0,4% e -0,6%. Per il 2013 la stima è un risultato compreso fra -0,9% e +0,3%. Nulla di nuovo sotto il sole.
Per quanto riguarda i dati macro attesi da oltreoceano, le nuove richieste di sussidi di disoccupazione negli USA sono state 370.000, in calo da 395.000 della settimana precedente. Gli economisti stimavano un calo a 380.000. Domani verrà diffuso il numero dei posti di lavoro creati negli Stati Uniti in novembre.
Il dibattito sul fiscal cliff negli USA ristagna con i democratici che chiedono ai repubblicani di non toccare la riforma sanitaria, e i repubblicani che non cedono terreno sulla questione delle tasse.