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Vix

Il rally dei mercati USA sembra inarrestabile, e il Dow Jones pare indirizzato a quota 15.000 punti. I timori cominciano a diffondersi tra gli investitori, e l’indice VIX (il cosiddetto indice della paura che si impenna nelle fasi di panico) viene costantemente monitorato. Ieri l’indice VIX ha chiuso a 11,56, in ribasso di oltre l’8% il che potrebbe significare calma piatta e orizzonte tranquillo. Ma c’è chi fa osservare che quando l’indice scende a livelli così bassi è il momento in cui il trend sta per cambiare.

(per un approfondimento vai a questo articolo su marketwatch.com)

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Il Vix fa marcia indietro

Pubblicato: gennaio 1, 2013 da TrandingTraderWarrior in Fiscal cliff, VIX

Sulla scia dell’intesa raggiunta poche ore prima della mezzanotte per evitare il Fiscal Cliff, il Vix inverte la rotta con decisione: -20,65%.

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Il Vix (Fiscal Cliff) fa Paura

Pubblicato: dicembre 30, 2012 da TrandingTraderWarrior in Fiscal cliff, VIX
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Sulla scia del Fiscal Cliff, l’indice Vix sale del 16,78 % nella giornata del 28 Dicembre, raggiungendo quota 22,27.
Il grafico del future parla chiaro. Anche troppo.

Vix 28 12 2012 daily

LE CHIUSURE
Giornata nera per le Borse europee travolte da una valanga di vendite che ha colpito tutti i settori. Il Ftse 100 di Londra ha perso l’1,6%, il Dax di Francoforte il 2%, il Cac40 a Parigi il 2,8%, l’Ibex 35 a Madrid il 3,9%, il FTSE MIB a Milano il 3,3% e lo SMI a Zurigo l’1,1%. L’EuroStoxx 50, l’indice delle 50 principali blue chips della zona euro , è sceso del 2,7%. A Milano l’indice FtseMib mette a segno la peggiore seduta dal 2 agosto scorso. Da sottolineare anche l’impennata del Vix, il cosiddetto “indice della paura”, che in una settimana ha fatto registrare una crescita del 16%, e oggi sale del 5%.

PLOSSER, LA CRISI DEL DEBITO EUROPEO, E L’ASTA DEL TESORO ITALIANO
Tutto ha avuto inizio quando in Italia erano circa le 22.00 di ieri sera. Le dichiarazioni del presidente della Fed di Filadelfia, Charles Plosser, hanno appiccato l’incendio che in mattinata è si è acceso anche sui mercati asiatici e poi è divampato sulle borse europee. Plosser, membro senza diritto di voto nel comitato monetario della Fed (Fomc), ha affermato che tra gli economisti salgono i dubbi sull’efficacia del QE3 per rilanciare l’economia e creare occupazione, mentre aumentano i rischi di inflazione e di perdita di credibilità della banca centrale Usa. Le dichiarazioni hanno dissolto l’ottimismo che aveva contagiato gli investitori dopo la decisione della Fed del 13 settembre scorso di avviare un nuovo piano di stimoli monetari con acquisto illimitato di obbligazioni garantite da mutui ipotecari a un ritmo di 40 miliardi di dollari al mese. Nel frattempo, nello scenario globale tornano a prevalere i timori di un rallentamento della crescita, mentre la crisi del debito in Eurolandia continua ad inasprirsi. La situazione della Spagna sta peggiorando, quella della Grecia resta ancora critica, con il Fondo Monetario Internazionale che ha lanciato l’allarme sulla necessita’ di una nuova ristrutturazione del debito. In evidenza oggi il calo della borsa di Madrid (-3,9%) alla vigilia della presentazione del nuovo piano del governo spagnolo per risanare i conti pubblici. Sembra scontato che fra le misure che il premier Mariano Rajoy annuncerà domani ci saranno ridimensionamenti alla previdenza, un tema che rischia di innescare forti reazioni da parte dei sindacati, in un momento in cui la Catalogna ha addirittura profilato l’ipotesi di una secessione. Nessun effetto su Piazza Affari ha avuto il successo dell’asta con cui il Tesoro italiano ha collocato 9 miliardi di euro di Bot con scadenza a sei mesi a un rendimento all’1,503%, ai minimi da marzo e in leggero calo rispetto a 1,585% dell’asta di fine agosto. Sul mercato dei titoli di Stato il rendimento del Btp a 10 anni è balzato al 5,18% dal 5,07% del giorno precedente. Lo spread si è impennato a quota 373 (+23 punti base). Debole l’euro, scambiato nei confronti del dollaro a 1,284, da 1,289 della chiusura precedente. Cade il prezzo del petrolio con il Wti americano sotto i 90 dollari al barile, a 89,1 dollari (-2,4%). Il Brent è scambiato a 108,6 dollari (-1,6%).

I NUMERI DI PIAZZA AFFARI
A parte il segno più di Ferragamo, che ha registrato un incremento di mezzo punto percentuale, a Piazza Affari e in Europa le vendite hanno colpito indistintamente le banche (Stoxx del settore -4%), l’industria dell’auto (-3,2%) e i titoli tech (-2,8%). A Milano la maglia nera va a Banco Popolare che ha perso il 6,1%, Ubi Banca -5,7%, Unicredit – 5%, Intesa -4,6%, Montepaschi -4,1% Banca Popolare di Milano -5,7%. Forti perdite anche per Generali -3,8% e Mediolanum -5,2%.
Petroliferi col segno meno, dopo il calo del greggio: Eni è scesa del 2,6%, accompagnata da Saipem -2,1% e Tenaris -2%.
Fra gli industriali, Fiat ha perso il 3,8%, Pirelli -2,9%, Finmeccanica -2,3%, Prysmian -2,7%.
Ribasso più consistente per StM che ha perso 4,2% in scia al profit warning di Infineon di ieri. Enel ha chiuso in calo del 3,9%, Telecom Italia -3,2%.

Segnali dal VIX

Pubblicato: agosto 21, 2012 da Trading Warrior in Dow Jones, Scenari, VIX
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Due interventi di Doug Kass:
The Last 5 Times The VIX Was This Low, Markets Got Ugly Really Fast

Get Ready for the Fall

Wall Street dovrebbe aprire piatta, è questa l’indicazione in arrivo dai future dei principali indici azionari. Gli investitori aspettano di conoscere a che punto sia la propensione all’acquisto dei consumatori: alle 15.55 l’Università del Michigan pubblica il suo Indice di Fiducia dei consumatori per il mese di agosto, gli economisti si aspettano un calo a 72,2 da 72,3. Alle 16.00 viene diffuso il Leading Indicator, un indice che anticipa la direzione dell’economia nei sei mesi successivi: gli economisti stimano un incremento dello 0,2% in luglio.
A parte il rialzo dei listini azionario, ci sono anche altri segnali che sul mercato sta tornando la fiducia e che la propensione al rischio risale. L’indice Vix che misura la volatilità delle opzioni di acquisto e di vendita sulle azioni è sceso ieri del 6%, sui minimi dell’ultimo mese, sui minimi dal luglio 2007. Lo spread Btp/bund torna a salire a 428 punti base, dopo i ribassi degli ultimi giorni Il petrolio wti staziona a 95,62 dollari il barile, l’oro si mantiene a 1.621 dollari l’oncia.
Il cambio euro dollaro è 1,234 da 1,235 della chiusura di ieri.

“Nei mercati europei è un disastro totale, e noi ne siamo l’eco”. Questa la sintesi della giornata nelle dichiarazioni di Brian Battle, di Performance Trust Capital Partners, a Chicago. “Il problema è più grande e più difficile da gestire di quanto non fosse nel 2008”, aggiunge il dealer. In una giornata scarna di dati macroeconomici significativi i riflettori sono rimasti puntati tutto il giorno su Grecia e Spagna. Dopo Valencia, anche la regione spagnola di Murcia dovrà ricorrere a un programma di aiuti governativi per tenere a galla le sue finanze. Secondo la stampa iberica pare che una mezza dozzina di amministrazioni sia pronta a seguire l’esempio delle due regioni. Quanto alla Grecia, i timori sulla stabilità del suo debito sono tornati alla ribalta dopo che a fine settimana il settimanale tedesco “Der Spiegel” ha scritto il Fondo Monetario Internazionale avrebbe informato l’Ue di non voler partecipare a eventuali nuovi pacchetti di aiuto alla Grecia. Secondo il settimanale, la Grecia potrebbe andare in bancarotta già a settembre e di conseguenza uscire dall’euro. Domani ad Atene arriveranno gli ispettori internazionali per chiedere ulteriori tagli di spesa dopo la macelleria sociale già perpetrata nel primo semestre dell’anno. A rendere ancora più drammatica la situazione concorrono i timori di rallentamento dell’economia cinese, resi pubblici da Song Guoquing, membro del comitato di politica monetaria della Banca Popolare Cinese. Il funzionario ha affermato di aspettarsi per il terzo trimestre un rallentamento della crescita al 7,4% (sotto la soglia critica dell’8%). Da oltreoceano lo strategist Nicholas Colas non ha dubbi: arriverà il momento in cui la Bce sorprenderà tutti tagliando i tassi in maniera aggressiva e acquistando titoli del debito sovrano sul mercato, nello stile della Federal Reserve. Lo scenario di una Bce che attua il quantitative easing ci pare prossimo alla fantascienza, ma l’intervento di Colas merita di essere letto con attenzione (vai all’intervento pubblicato da marketwatch.com).
Le tensioni sono state altissime anche sul fronte dei differenziali, con lo spread Btp/Bund che ha visto un massimo a 529,8 punti base, il livello più alto dall’11 gennaio scorso (531,8 pb) dai 501 della chiusura di venerdì, mentre stasera ha chiuso in area 516 punti base. Parallelamente è salito il rendimento sul decennale italiano, che ha visto un massimo a 6,433%, il livello più alto dal 18 gennaio scorso, dal 6,16% di venerdì: in serata si assesta a 6,34%. “La situazione sull’obbligazionario è di nuovo critica”, afferma un investitore che guarda con preoccupazione alle aste in arrivo in Italia nei prossimi giorni. “La curva dei rendimenti dei titoli spagnoli è quasi piatta e quella sui Btp si sta anch’essa appiattendo sempre più”. Il ministro dell’Economia spagnolo, Luis de Guindos, incontrerà domani a Berlino il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble.
Oggi in Europa le borse hanno chiuso in ordine sparso: a indossare la maglia nera stavolta è Francoforte, dove il Dax perde il 3,18% a 6.419,33 punti. Nel mirino dei ribassisti Commerzbank (-5,46%) e Munich Re (-4,47%). A Parigiil Cac 40 è sceso del 2,89% a 3.101,53 punti, con Bnp Paribas a -5,05% e SocGen a -4,12%, entrambe pagano la loro esposizione nei confronti del debito greco. Arretra infine del 2,09% il Ftse 100 di Londra, a 5.533,87 punti, con Barclays, la banca dei galantuomini anglosassoni protagonista dello scandalo Libor, che lascia sul terreno il 4,74%. Alla fine chi registra le perdite minori è proprio Madrid, dove l’indice Ibex cede l’1,1% a 6.177,4 punti, con alcuni bancari in territorio positivo +1,39%, Santander +1,89%, Bankia addirittura +8,41%.
A Piazza Affari l’indice Ftse Mib ha chiuso con un ribasso del 2,76% a 12.706 punti. A dettare il ritmo al listino, ancora una volta, i titoli del comparto bancario che nel pomeriggio erano arrivati a cedere anche 9 punti percentuali. Nell’intraday l’indice Ftse Mib ha segnato un minimo a 12.388 punti, ad un soffio dai minimi storici del mitico 9 marzo del 2009 a 12.332 punti. Difficile dire se ci sarà un’inversione di tendenza o l’ennesimo rimbalzo del gatto morto prima di ulteriori affondi nell’abisso. Oltre all’indice Ftse Mib anche parecchi titoli del paniere hanno toccato livelli che non si vedevano da anni: Enel, Montepaschi, Telecom Italia che nel corso della seduta è scivolata al minimo di 0,6155 euro, valore che risale al lontano 1997. L’AllShare è arretrato del 2,92% e il MidCap del 2,96%. Volumi per un controvalore di circa 1,84 miliardi di euro. Il patetico ripensamento della Consob, che ha vietato le vendite allo scoperto di titoli finanziari come nell’estate 2011, si commenta da solo.
E’ tra i titoli del comparto bancario che oggi si trova la maglia rosa del listino, unica a chiudere in positivo nel paniere principale: si tratta di Monte dei Paschi (+4,01% a 0,1636 euro). Segno meno diffuso per gli altri bancari: Unicredit ha ridotto le perdite a un -0,16% a 2,432 euro, Popolare di Milano -1,21% a 0,319 euro, Banco Popolare -1,85% a 0,849 euro, Intesa SanPaolo -l’1,76% a 0,921 euro. Giù anche Lottomatica (-1,47% a 15,41 euro) ma Nomura ha confermato la raccomandazione buy alzando il target price a 18,1 euro dal precedente 17,4 euro. Maglia nera del listino A2a che crolla di oltre il 6% a 0,3118 euro. Vanno male in genere gli industriali: Pirelli cede il 5,23% a 6,975, Diasorin sospesa più volte per eccesso di ribasso, affonda a 20,80 euro (-5,23%), Fiat perde il 4,4% a 3,832 euro.
Alle 18.30 ora italiana il petrolio wti quota 88,9 dollari il barile in ribasso del 3%, l’oro staziona a 1.577 dollari l’oncia, l’euro viene scambiato contro dollaro a 1,21 in rialzo rispetto ai minimi di oggi a 1,2074. I tre indici di Wall Steet contagiati dall’inferno europeo sono in territorio negativo, si evidenzia il -1,85% del Nasdaq a 2.870 punti. Torna a far parlare di sè anche il famigerato “indice della paura”, il Vix che oggi è schizzato a 18,9 punti con una impennata superiore ai 15 punti percentuali.