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“Il recente rally sui mercati ha riguardato soprattutto l’espansione dei multipli, lasciando vulnerabili molte azioni, soprattutto gli industriali e le banche”, hanno ammonito gli esperti di Mediobanca nel primo numero del “Mediobanca Telegraph” . Le stime dell’Eps in Europa sono state tagliate nei mesi scorsi e permangono i timori sulla prossima stagione delle trimestrali. Da Mediobanca si stima che il ciclo dell’Eps abbia bisogno di accelerare nuovamente per supportare i prezzi correnti, ma tale eventualita’ è considerata improbabile data l’attuale congiuntura. Gli esperti fanno notare che l’indice Pmi delle maggiori economie è ancora sotto pressione. “Guardando alla storia di lungo periodo dell’azionario, ci sembra che siamo a due terzi della strada di questa fase di mercato ribassista. La nostra analisi suggerisce che il ciclo di lungo periodo degli ultimi 15-20 anni, probabilmente iniziato nel 2001, potrebbe finire tra il 2015 e il 2020“, hanno aggiunto dalla banca d’affari. Secondo gli esperti questa ultima parte del ciclo sara’ caratterizzata da un lato dalle spinte deflazionistiche connesse al calo del debito dei Paesi sviluppati, dall’altro dalla spinta inflazionista derivante dalle politiche delle banche centrali. “Il portafoglio avra’ bisogno di essere continuamente aggiustato con le due forze opposte che interagiscono”, è il commento finale.
Mediobanca sceglie le sue top pick sulla base del criterio del “margine di sicurezza”: gli esperti cercano azioni che offrano tale margine in termini di andamento degli utili e/o valutazione sui multipli. Eni, Fiat Industrial, Lottomatica, Recordati e Ei Towers sono i titoli preferiti di Mediobanca. Dal lato dei meno preferiti ci sono Saipem, Tenaris e Finmeccanica e tra le small cap Piaggio. Secondo gli esperti il mercato sta cercando di anticipare la ripresa dell’economia che potrebbe dare impulso agli utili delle banche europee soprattutto attraverso la normalizzazione della qualita’ dell’attivo. “Pensiamo che sia troppo presto e che ci sia ancora il rischio di ulteriori cali dell’Eps dopo i risultati del quarto trimestre”, hanno comunque concluso gli analisti.

CHIUSURE IN ROSSO
Seduta negativa per le Borse europee, condizionate dall’incertezza sulla riunione dei ministri finanziari della zona euro sulla crisi in Grecia e dal calo di Wall Street. A Milano l’indice FtseMib ha chiuso in calo dello 0,7% a 15.520 punti, Londra è scesa dello 0,5%, Parigi -0,7%, Francoforte -0,2%. L’EuroStoxx 50, l’indice delle 50 principali blue chips della zona euro, è sceso dello 0,6%.
L’euro è stabile a 1,296 contro il dollaro, invariato da 1,297 della chiusura di venerdì sera.
Stabile anche il Btp a 10 anni, con rendimento al 4,74% e spread a quota 332 punti base.
Alle 20.30 italiane il petrolio wti quota 87,9 dollari il barile, oro in calo frazionale a 1.749 dollari l’oncia. Wall Street scende nonostante i primi dati della National Retail Federation indichino un forte aumento degli acquisti nel weekend del Thanksgiving, con un incremento pari al 13%.

GRECIA E FISCAL CLIFF INDUCONO ALLE PRESE DI BENEFICIO
Sulla seduta odierna nel Vecchio Continente ha pesato l’incertezza relativa all’esito della riunione dell’Eurogruppo sulla Grecia. Molti investitori hanno preferito realizzare i guadagni accumulati la scorsa settimana. Nonostante l’ottimismo ostentato oggi dal ministro francese Pierre Moscovici, che ha detto di vedere vicina la soluzione del caso Grecia, sul mercato obbligazionario la tensione è sfociata in una forte domanda di titoli presunti “sicuri”, anche se con rendimenti negativi. Il Tesoro tedesco ha collocato stamattina titoli di Stato a 12 mesi per 3 miliardi di euro. Nonostante il rendimento (-0,085%) la domanda è stata di ben 5 miliardi.
Nel frattempo da oltreoceano tornano le preoccupazioni sull’esito dei negoziati fra la Casa Bianca e i repubblicani per disinnescare la bomba a orologeria del fiscal cliff. Se entro 36 giorni non sarà trovato un accordo, dal primo gennaio 2013 scatteranno automaticamente inasprimenti fiscali e tagli alla spesa pubblica per una cifra totale di 607 miliardi di dollari, numeri che innescherebbero una nuova spirale recessiva sull’economia USA.

I NUMERI DI PIAZZA AFFARI
A Piazza Affari si è messa in mostra A2A, che ha realizzato il 4,6%. Venerdi’ scorso a mercati chiusi la societa’ ha reso noto l’esito del collocamento di un prestito obbligazionario settennale da 750 mln euro, destinato esclusivamente a investitori istituzionali, che ha raccolto richieste superiori ai 4,5 mld con una oversubscription di 6 volte. Fra gli industriali, Fiat è salita dell’1,4% collocandosi al secondo posto dopo A2a. Alcuni traders fanno notare che il rialzo pare legato alla recente tenuta del supporto in area 3,3 euro, oltre che alla notizia che il gruppo e’ intenzionato a riaprire il proprio prestito obbligazionario da 600 mln euro, con cedola fissa del 7,75% e scadenza ottobre 2016.
Colore rosso per il comparto dei bancari: Unicredit e Intesa sono scese rispettivamente dello 0,9% e dell’1,1%, mentre MontePaschi è avanzata dello 0,2%. Venerdì l’associazione europea di categoria ha avanzato alla Commissione Ue la richiesta ufficiale di rinviare di un anno (dal gennaio 2013 al gennaio 2014) l’entrata in vigore delle stringenti norme di Basilea 3.
Tra i titoli peggiori svetta Fiat Industrial con un ribasso pesante: -3%. F.I. ha firmato l’accordo definitivo di fusione con Cnh, che portera’ all’integrazione delle rispettive attivita’. I termini dell’intesa sono in linea con l’offerta annunciata il 19 novembre scorso. Tuttavia gli analisti di Ubs hanno ridotto su Cnh la raccomandazione da buy a neutral. Secondo peggior titolo del listino principale è Prysmian finita in ribasso del 2% in quanto declassata da Mediobanca a “neutral” da “outperform”. In calo Pirelli -0,4%. E’ arretrata Finmeccanica -1%.
Aria di ritracciamento per i petroliferi con Eni che è scesa dell’1,2%, e Saipem in calo a -0,5%.
Flessione dello 0,3% per Enel mentre Telecom Italia è arretrata dello 0,7%.
Fra le mid cap, Rcs è salita del 4,1% dopo le indiscrezioni sul nuovo piano industriale in via di definizione: sarebbe prevista la vendita di asset, un aumento di capitale e il licenziamento di 500 dipendenti. MaireTecnimont ha peso il 3,6%.

LE CHIUSURE
Chiusura in territorio positivo per le piazze europee, fatta eccezione per Milano. A Parigi il Cac-40 termina in rialzo dello 0,65%, a Londra il Ftse 100 sale dello 0,18%, il Dax di Francoforte incrementa dello 0,69% e l’Ibex di Madrid dello 0,19%.L’indice FTSE Mib archivia invece la seduta in calo dello 0,25%, mentre l’Allshare cede lo 0,18%. Volumi per un controvalore di circa un miliardo di euro. L’EuroStoxx 50, l’indice delle 50 principali blue chips della zona euro, è salito dello 0,6%. Le aspettative che da Bruxelles arrivino notizie incoraggianti sulla Grecia hanno contribuito a ridurre lo spread fra Btp e Bund tedeschi sotto 350 punti base, per la prima volta dal 7 novembre scorso.
Sul fronte delle commodities il petrolio wti, in seguito all’allentarsi delle tensioni in Medio Oriente, cede circa 3 punti percentuali e scende a 86,7 dollari il barile, l’oro arretra a 1.727 dollari l’oncia quando in Italia sono le 21.00 circa e negli USA è in corso la conferenza stampa di Ben Bernanke, che sollecita il Congresso a trovare in tempi rapidi una soluzione al problema del fiscal cliff (vai all’approfondimento di marketwatch.com, di pochi minuti fa).

LA MAZZATA DI MOODY’S E L’IMMOBILIARE USA
“La seduta odierna è stata nel complesso positiva, mi sarei atteso un calo maggiore in seguito alla perdita della tripla A da parte della Francia” dichiara un trader ai microfoni di Cnbc, aggiungendo: “Di fatto le agenzie di rating hanno perso molta credibilità, specialmente Moody’s”. Ma c’è anche da dire che i problemi della Francia sono noti da tempo, basti pensare alla copertina dell’Economist che andrà in edicola questa settimana.
Nell’asta spagnola di stamani il Tesoro ha collocato 4,225 mld euro di Letras a 12 mesi al 2,850% e 713 mln di Letras a 18 mesi al 3,077%, ma l’esito non ha provocato oscillazioni dell’indice. Mentre si resta in attesa di una richiesta formale di aiuti da parte del governo di Madrid, gli investitori sperano nell’approvazione di un pacchetto di salvataggio per la Grecia. Per aiutare Atene, l’Eurogruppo, che si è riunito alle 17.00 ora italiana, potrebbe decidere di ridurre i tassi di interesse sui prestiti, allungare le scadenze o effettuare un eventuale buy back di obbligazioni sul mercato.
Sulla giornata odierna c’è da aggiungere che secondo alcuni osservatori a spingere gli acquisti sui listini europei sarebbe stata la notizia di un possibile cessate il fuoco nella Striscia di Gaza.
Per quanto riguarda invece i dati macro attesi dagli USA non c’e’ stata una reazione significativa in occasione del dato sulla creazione di cantieri per nuove unita’ abitative, in aumento ad ottobre del 3,6% a 894.000 unita’ a fronte di un consenso pari a 840.000 unita’.
Su Wall Steet pesa anche l’attivita’ ridotta delle borse in vista del Giorno del Ringraziamento (giovedi’ 22) e del Black Friday ( venerdi’ 23), che avvia la stagione dello shopping natalizio. Da domani sera molti trader, come da tradizione, inizieranno il tradizionale lungo ponte semi-festivo.

I NUMERI DI PIAZZA AFFARI, CON FIAT A PREZZI DI SALDO
Il tonfo odierno di Fiat (-4,99% a 3,314 euro) seguito a ruota dalla controllante Exor (-3,82%) ha appesantito il listino, e questo spiega almeno in parte l’anomalia di Piazza Affari nel contesto delle altre borse europee. Fiat ed Exor sono state penalizzate dal taglio del rating da neutral a buy e del target price rispettivamente a 3,5 euro da 5,7 euro e da 22,40 a 20 euro da parte degli analisti di Ubs. Al contrario Fiat Industrial sale del 2,31% nel giorno successivo alla presentazione dell’offerta definitiva allo Special Committee del Cda di Cnh Global, relativamente all’integrazione tra le due societa’. Gli esperti di Banca Imi confermano il rating buy con target price di 9,63 euro.
Scendono anche Autogrill (-1,86%), Telecom (-1,29%), Impregilo (-1,21%), Finmeccanica (-0,9%).
Vendite sul comparto bancario. In coda troviamo Banca Pop. Milano (-3,05%), seguita da Banca Pop. Em. Romagna (-2,31%) e Mediobanca (-2,25%).

Borse europee in rosso a metà mattina dopo la notizia del taglio del rating della Francia da parte dell’agenzia Moody’s che le ha tolto la tripla A, lasciando l’outlook negativo. La decisione deriva dall’incertezza sulle prospettive di crescita di lungo termine sulla competitività e sul mercato del lavoro.
A Milano L’indice FtseMib scende dello 0,89% a 15.176 punti. La Borsa di Londra perde lo 0,3%, Francoforte -0,2%. Parigi cede lo 0,6%. Dopo un avvio debole l’euro si è ripreso ed è scambiato a 1,280 contro il dollaro, da 1,281 della chiusura di ieri sera.
C’è attesa per la riunione dell’Eurogruppo in programma oggi alle 17 a Bruxelles, in cui i ministri finanziari della zona euro decideranno sul prestito alla Grecia insieme all’ipotesi di una riduzione del tasso sui prestiti e di un riacquisto dei bond da parte di Atene. Il portavoce del commissario agli Affari economici e monetari Olli Rehn ha dichiarato che è necessario che oggi venga raggiunto un accordo sulla Grecia che riguardi tutte le coperture ed assicuri la stabilità del debito. Secondo quanto riportato da Reuters l’Eurogruppo sarebbe orientato ad un accordo di principio per il versamento di 44 miliardi di euro, con pagamento il 5 dicembre.
Buone notizie invece da Madrid: la Spagna ha collocato sul mercato del debito titoli obbligazionari a 12 e 18 mesi per complessivi 4,93 miliardi di euro. Secondo quanto comunicato dalla banca centrale, i tassi a 12 mesi sono scesi al 2,797% dal 2,833% dell’asta del 16 ottobre mentre quelli a 18 mesi sono saliti al 3,034% dal precedente 3,022%. L’ammontare collocato e’ superiore alle attese dei mercati
Nonostante lo spread Btp/bund rimanga stabile a 355 punti base, a Piazza Affari il comparto più colpito dalle vendite è quello delle banche: Unicredit scende dell’1,5%, Intesa -2%, Banco Popolare -1,5%, MontePaschi -2,3%.
Svettano invece Fiat Industrial, Luxottica e Lottomatica.

CHIUSURE COL BOTTO
Chiusura in territorio positivo per le borse europee, sostenute dallo slancio di Wall Street in seguito alle schiarite che provengono dal fronte del “fiscal cliff” e dai dati sorprendentemente positivi sul mercato immobiliare USA. A Madrid l’Ibex ha chiuso a 7.763,8 punti, in rialzo del 2,31%, Il Ftse 100 di Londra guadagna il +2,36% e si ferma a 5.737,66, mentre il Dax di Francoforte fa segnare +2,49% a 7.123,84. A Parigi il Cac40, salito del 2,93% a 3.439,58 punti. La performance migliore è quella di Milano con il Ftse Mib che si slancia a quota 15.308,96 mettendo a segno un rialzo del 3,05%.
Sul segmento obbligazionario, lo spread tra Btp decennali e Bund tedeschi equivalenti è salito sul finale a 356 punti. Il rendimento è al 4,90%. Il differenziale di rendimento tra Bonos e Bund si è invece attestato a quota 454 punti con il tasso al 5,90%.
Il cross euro dollaro si porta sui livelli minimi della giornata a 1,279 da 1,274 di venerdì.
Rialzo anche per le commodities con il petrolio wti che sfiora quota 90 dollari il barile (89,42) in rialzo di due punti percentuali, e l’oro che segna 1.734 dollari l’oncia (+1,1%).

FISCAL CLIFF, IMMOBILIARE USA, GRECIA
A incoraggiare gli investitori sono state le dichiarazioni di Barack Obama sulle buone opportunità che la Casa Bianca e il Congresso, a maggioranza repubblicana, riescano a trovare un accordo sul budget federale onde evitare di precipitare la prima economia mondiale nel baratro del cosiddetto “fiscal cliff”, il taglio automatico di spese e l’altrettanto automatico incremento di tasse che rischierebbe di scattare a partire dal primo gennaio 2013, per un ammontare di 600 miliardi di dollari. Dopo l’incontro con Obama, venerdì scorso lo Speaker repubblicano del congresso, John Boehner, si è detto aperto a discutere una proposta della Casa Bianca. Fino a quando durerà, si chiedono gli investitori? E chi garantisce che non siamo di fronte a un bluff?
A rafforzare la reazione positiva del mercato oggi ha contribuito un dato incoraggiante sul mercato immobiliare Usa: a ottobre le vendite di case esistenti sono salite del 2,1% sul mese precedente, contro attese di -0,1%. Inoltre l’indice Nahb relativo all’andamento del mercato immobiliare USA a novembre si è attestato a 46 punti, un valore superiore ai 41 punti del consenso e al dato di ottobre.
C’è attesa anche per l’incontro dell’Eurogruppo sulla Grecia in programma domani. Stando ad alcuni funzionari Ue, i ministri delle Finanze dell’area euro tenteranno di procedere con il rilascio di prestiti di emergenza alla Grecia per 44 miliardi di euro. La tranche andrebbe in pagamento solo il 5 dicembre, se il Paese rispetta tutte le condizioni rimanenti.

I NUMERI DI PIAZZA AFFARI
In una giornata che non ha risentito affatto dello stacco delle cedole di molte società quotate nel listino principale, Stm ha guadagnato la maglia rosa chiudendo con un +7,87%, registrando la migliore performance, dopo che gli analisti di Ubs hanno alzato il rating sul titolo da sell a neutral. Il titolo è reduce da tre giornate di ribassi e venerdì il gruppo aveva riferito di non aver nessun piano né per l’acquisto della quota di Ericsson nella joint venture ST-Ericsson né per la divisione del gruppo.
Forti acquisti anche sul comparto bancario, con B.P.E.Romagna +5,61%, Intesa Sanpaolo +4,05%, Unicredit +3,94%.
Denaro anche sui titoli della galassia Agnelli: da Fiat (+4,24% a 3,48 euro), che ha ottenuto in Brasile a ottobre il migliore risultato dall’aprile 2009, raggiungendo una quota di mercato del 26,17%, a Fiat Industrial (+2,74% a 8,24 euro) che ha migliorato l’offerta per la fusione con Cnh.
Pirelli ha guadagnato il 3,61%. Goldman Sachs ha alzato il target price sul titolo a 11,5 euro da 10,8 euro, confermando il rating a neutral. Inoltre gli analisti hanno aumentato le stime sull’Ebit 2012-2014 e ridotto quelle sul debito netto 2012.

LE CHIUSURE
Chiusura in profondo rosso per le borse europee con Piazza Affari maglia nera. Milano ha chiuso in calo del 2,02% a 14.855 punti, seguita da Madrid che cede l’1,3% a 7.596 punti. Per il nostro Ftse Mib la rottura della soglia psicologica dei 15.000 punti apre scenari incerti, l’indice potrebbe tornare a testare l’area dei 14.550 punti da cui transita la media mobile a 200 sedute. Volumi complessivi per un controvalore di 1,3 miliardi di euro.
L’orso imperversa anche a Parigi (-1,21% a 3.341 punti), Londra (-1,27% a 5.605 punti) e Francoforte (-0,91% a 6.979 punti). Lo spread Btp / Bund in chiusura si ferma a 356 punti base.
Sul fronte delle commodities il petrolio wti sale a 86,71 dollari il barile, spinto dai venti di guerra in Medio Oriente, mentre l’oro staziona a 1.715 dollari l’oncia.

USA E UE
Gli shortisti hanno avuto gioco facile oggi, e qualcuno avrà anche sfruttato l’occasione offerta dalle attese per la riunione dell’Eurogruppo in agenda il 20 novembre, un appuntamento cruciale per il salvataggio della Grecia. Stamani il numero uno del Fmi, Christine Lagarde, è tornata a sollecitare l’Europa sulla sostenibilità dei conti pubblici dei paesi “periferici”. Ma la vera spinta ribassista, secondo molti analisti, è arrivata in seguito alle parole del numero uno della Consob tedesca, secondo cui un rinvio dell’applicazione di Basilea 3 sarebbe ingiustificabile. Dichiarazioni che hanno pesato come un macigno sui bancari, con la conseguenza di zavorrare l’intero listino di Piazza Affari. Le scadenze tecniche in programma oggi, a loro volta, hanno contribuito a tracciare i contorni di una candela rosso sangue.
Dalla Bce intanto si è fatto sentire Christian Noyer, il quale ha ribadito che il governo spagnolo dovrà decidersi a chiedere formalmente gli aiuti, anche in considerazione del fatto che l’Omt non rischia di alimentare spinte inflazionistiche nell’Eurozona. Al contrario, ha assicurato il funzionario, il dispositivo ideato da Mario Draghi sarà fondamentale per scongiurare eventuali rischi di deflazione.
Brutti numeri, infine, dalle ultime rilevazioni macro arrivate da oltreoceano. E’ emerso che la produzione industriale a ottobre negli USA è scesa inaspettatamente dello 0,4%, gli analisti avevano pronosticato un dato positivo a +0,2%. Anche il dato sulla manifattura segna un calo dello 0,9% contro una attesa di un +0,2%. Sul fiscal cliff rimandiamo ai precedenti post inseriti in giornata.

I NUMERI DI PIAZZA AFFARI
A indossare la maglia nera oggi è Banca Popolare di Milano (-5,21%), seguita a ruota da Telecom Italia (-4,68% a 0,682 euro): il mercato non ha gradito i rumours su uno stop allo scorporo della rete, che sarà discusso al prossimo consiglio il 6 dicembre. Caporetto generalizzata per il comparto bancario, malgrado l’allentamento delle tensioni sullo spread: Mediobanca (-3,64% a 4,234 euro), Unicredit (-3,29% a 3,354 euro), Intesa Sanpaolo (-3,19% a 1,185 euro).
In forte calo anche Exor (-3,9% a 18,71 euro), su cui Goldman Sachs ha tagliato il rating da buy a neutral togliendo il titolo dalla sua Buy List. Nella galassia Agnelli, Fiat e Fiat Industrial cedono rispettivamente l’1,06% e lo 0,99%. Il dato in calo sulle immatricolazioni di auto in Europa ha lasciato il segno.
Fuori del listino principale precipita Maire Technimont (-22,42% a 0,343 euro) dopo che ieri la società ha annunciato un aumento di capitale e su cui Kepler ha ridotto il target price da 0,50 a 0,26 euro, confermando la raccomandazione sell-reduce.

A metà seduta le principali piazze europee segnano cali attorno al mezzo punto percentuale, con il Ftse Mib che poco dopo le 14.00 cede lo 0,6% a 15.224 punti. notevoli le oscillazioni del principale indice di Piazza Affari in una mattinata vissuta all’insegna della volatilità. La Borsa di Londra scende dello 0,7%, Parigi e Francoforte -0,6%. Contemporaneamente migliora l’euro, in rialzo a 1,273 contro il dollaro, da 1,270 della chiusura di ieri sera, mentre lo spread Btp/Bund si assesta a quota 362 punti base.
Petrolio wti e oro inchiodati rispettivamente a 85, dollari il barile e 1.722 dollari l’oncia.
I future sui tre indici USA danno un avvio di contrattazioni in rialzo dello 0,2%, sulla scia dei rumours relativi a Cisco, che nel preborsa sale del 7% in previsione di una trimestrale superiore alle attese.
Ottimo risultato per la delicata asta di Btp che era in agenda stamattina. Il Tesoro ha piazzato circa 5 miliardi di titoli con scadenze tra 2015, 2023 e 2029 con rendimenti in calo e inferiori a quelli scambiati sul mercato secondario. In particolare, sono stati collocati 3,5 miliardi di Btp 15/07/2015 al 2,64% contro il 2,85% del secondario, è il tasso più basso dall’ottobre 2010.
Dal fronte macro continuano invece ad arrivare notizie negative. La produzione industriale nell’Eurozona è calata ad agosto del 2,5%. Si è trattato del più forte calo dal gennaio del 2009. La recessione della Grecia si è inoltre inasprita ulteriormente nel terzo trimestre.
In testa al Ftse Mib svettano Stm (+2%) ed Enel in rialzo dell’1,4% dopo i risultati del terzo trimestre superiori alle attese. Bene anche A2a e Fiat Industrial che salgono dell’1,2%.
Fra le blue chip milanesi spicca l’ennesimo ribasso di Mediaset, in calo di oltre il 4%. Dopo i risultati deludenti annunciati ieri Bank of America, Société Générale e barclays hanno abbassato i target price. Maglia nera del listino Montepaschi, che perde oltre il 6%. La banca senese ha annunciato oggi di aver chiuso il terzo trimestre in rosso di €47,4 milioni.