Archivio per la categoria ‘LTRO’

Fed-Balance-Sheet

Un lettore di PeakProsperity.com invia una lettera alla redazione lamentando quanto segue:

Ho cercato di capire come funzioni esattamente il meccanismo dell’allentamento quantitativo (quantitative easing) ma non sono ancora riuscito a intendere come sia possibile che la moneta venga iniettata nel sistema economico-finanziario sotto forma di liquidità producendo degli effetti reali nell’economia nonostante sia stata creata dal nulla: “My difficulty is in understanding how thin air money gets into circulation”. E’ come se l’ologramma di un pugile virtuale riuscisse a suonarle di santa ragione a un pugile in carne ed ossa.

Una bella domanda che mette in questione un problema ontologico, la magia della stampante di Ben Bernanke in grado di creare denaro con pochi clic sulla tastiera di un computer per acquistare obbligazioni societarie, titoli di stato a breve o lungo termine, o altri assets finanziari in possesso di banche commerciali che in cambio ottengono denaro liquido da utilizzare, almeno in teoria, per aprire i rubinetti del credito e incrementare consumi e investimenti. Almeno in teoria, appunto. E se questo passaggio “sperato” non si verifica quali possono essere le conseguenze? Per quanto riguarda gli USA l’eutanasia del dollaro. E’ quanto sostiene Chris Martenson in questo intervento apparso online sulle pagine di peakprosperity.com.
La risposta di Chris Martenson alla domanda del lettore non aggiunge nulla di nuovo: creare denaro virtuale è come gonfiare una bolla d’aria sperando che non esploda. Non è una gran risposta, anche perché elude il problema del potere e della sovranità monetaria. Il sovrano è colui che decide lo stato di eccezione, sosteneva Karl Schmitt, e in questo caso il sovrano è la Federal Reserve che a fronte di una situazione di emergenza esplosa nella crisi del 2008 corre ai ripari con interventi eufemisticamente definiti “non convenzionali”. Considerato il ruolo del dollaro a livello internazionale il resto del mondo o si allinea o imita la politica della Fed, come hanno fatto le banche centrali di Inghilterra e Giappone, e come in parte ha fatto la stessa Bce sotto Mario Draghi.
Come proteggersi dagli effetti devastanti di una politica del genere? La risposta di Martenson è ancora una volta la stessa di sempre: comprate oro, l’oro non può essere creato dal nulla.

ESM: licence to kill Europe

Pubblicato: agosto 29, 2012 da TrandingTraderWarrior in Esm, Euro, LTRO, spread
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Riporta il Sole le parole di Angela Merkel durante l’incontro con Monti:

Siamo d’accordo sul fatto che abbiamo un’agenda ambiziosa. Ma abbiamo i mezzi necessari per stabilizzare l’eurozona», ha aggiunto la cancelliera tedesca. Merkel ha sottolineato che l’Esm è fondamentale. «Con gli strumenti giusti possiamo stabilizzare l’euro e renderlo più forte», ha sottolineato Merkel, che però poi rispondendo a una domanda ha chiarito: «Vorrei citare Mario Draghi, è anche la mia convinzione che una licenza bancaria dell’Esm non è compatibile con i trattati».

La contraddizione è evidente e viene ripresa da più parti. Suddetta licenza rappresenta una seria ipoteca per i futuri Eurobond, sulla cui negazione la sora Angela ha fondato il proprio attuale consenso elettorale. Ma allora, la Corte Costituzionale Tedesca, cosa deve decidere il 12 Settembre ? Se dice no, sappiamo che l’euforia dei mercati, reale o dopata, subirà una brusca battuta di arresto. Se dice sì, allora va contro il Governo e contro “i trattati”. Se dice forse, ovvero se dovesse indicare la necessità di un referendum oppure la richiesta di garanzie enormi agli Stati in difficoltà, ci troveremmo di fronte all’impasse dovuto ad un ulteriore differimento. Qualunque sia lo scenario, non è affatto chiaro perché ci voglia tutto questo tempo a decidere e perché un leader politico quale la sora Merkel si esprima in modo talmente indeterminato da far saltare i nervi ad un monaco tibetano.

E quindi, in definitiva, la domanda è: per quale motivo ci stanno prendendo per il fondoschiena ?

Qua l’artcolo integrale:

Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/n4Ekf

 

“Gli europei dicono che daranno un forte sostegno ma non hanno ancora fatto niente, la Fed ha detto che darà un forte sostegno e ancora non ha fatto niente. Per questi motivi gli investitori istituzionali sono timorosi e restano corti sul mercato”. Questa esternazione di Rick Meckler, presidente di LibertyView Capital Management, ci dà perfettamente il quadro della situazione attuale. Da oltreoceano Goldman Sachs ha fatto sapere di aver ridotto del 92% la sua esposizione verso il debito italiano nel secondo trimestre. A fine giugno l’esposizione del colosso Usa ai titoli di stato del Tesoro italiano ammontava a 191 milioni di dollari rispetto ai 2,51 miliardi di fine marzo. Mentre la Bce ha tagliato le stime di crescita per il periodo 2012-2013, questa mattina sono arrivati molti dati dall’estremo oriente: in Cina la produzione industriale a luglio è aumentata del 9,2%, sotto le attese che indicavano +9,8%, mentre l’inflazione è cresciuta dell’1,8%. In Giappone la BoJ ha lasciato i tassi d’interesse nel range 0-0,1% confermando il piano di acquisto asset. Nel frattempo Nigam Arora in questo intervento apparso su marketwatch.com ricorda l’avvicinarsi inesorabile della cosiddetta rupe fiscale, traduzione letterale dell’espressione “fiscal cliff” con cui negli USA si indica la fine dei tagli fiscali, a suo tempo decisi dall’amministrazione Bush, e il subentrare di tagli automatici della spesa pubblica, due eventi che si verificheranno simultaneamente con l’inizio del 2013. Il tutto in una giornata in cui l’indice S&P500 si è portato sopra quota 1.405 punti, sui massimi da inizio maggio. Una nuova mazzata intanto è arrivata dall’agenzia Fitch che in un rapporto ha dichiarato: “Non prevediamo un’altra asta Ltro quest’anno, ma molte banche in Europa meridionale sono diventate dipendenti dai prestiti della Bce come unica loro fonte di finanziamento. Se non riusciranno a ridurre i loro impegni in tempi adeguati avranno probabilmente bisogno di aiuto per rimborsare quanto avuto nell’ambito di una precedente Ltro”.
In questo contesto oggi si è avuta una chiusura piatta per gli indici delle principali borse europee al termine di una seduta nervosa ed estremamente volatile. Il Dax di Francoforte ha terminato sui livelli della chiusura di ieri a 6.964 punti, il Cac di Parigi guadagna lo 0,54% a 3.456 punti, il Ftse 100 di Londra sale dello 0,1% a 5.851 punti. Piatta anche Piazza Affari: l’Ftse Mib perde lo 0,08% a 14.654 punti, dopo un affondo pomeridiano che l’ha portato in area 14.400 punti. Sul secondario lo spread si è portato sotto 440 punti.
Gli acquisti hanno premiato il comparto bancario con Mediobanca maglia rosa del paniere principale con un balzo del 5,30% a 3,022 euro. Il rialzo è stato attribuito alle indiscrezioni sulla possibilità di acquisti da parte di Diego Della Valle. Bene il Banco Popolare (+2,56% a 1,02 euro), stazionari Unicredit (+0,07% a 2,97 euro) e MontePaschi (+0,39% a 1,181 euro), mentre Intesa SanPaolo ha perso lo 0,36% a 1,121. Tod’s (-0,18% a 84,60 euro) si è fermata dopo il botto di ieri (+10%) in scia ai conti del primo semestre. La sorpresa, come ha sottolineato Equita, è arrivata dal segmento retail in progresso del 15% dal +17% dei tre mesi precedenti. Tra i fondamentali spicca l’Ebitda trimestrale, salito del 12% su base annua contro un atteso +5%, mentre l’utile netto ha messo a segno una crescita del 14% rispetto all’anno prima rispetto al +5% previsto dal mercato. Riflettori puntati oggi su Telecom Italia (-0,95% a 0,733 euro): il gruppo ha annunciato la vendita del 100% della partecipata Matrix, considerata asset non strategico, a Libero, società controllata da Weather Investment II, sulla base di un enterprise value di 88 milioni di euro. La cessione di Matrix concorrerà al raggiungimento dell’obiettivo di riduzione dell’indebitamento finanziario per l’anno 2012. Pirelli ha chiuso invariata a 8,79 euro soffrendo nella prima parte di seduta il profit warning lanciato da Nokian. Il produttore finlandese di pneumatici ha rivisto al ribasso la guidance per l’esercizio 2012, in considerazione del difficile scenario dell’Eurozona. Tra gli assicurativi Azimut ha lasciato sul terreno lo 0,82% a 7,885 euro. La società ha registrato nel mese di luglio una raccolta netta di risparmio gestito positiva per 109 milioni, arrivando a quasi 1 miliardo da inizio anno.
Poco dopo le 18.00 ora italiana si raffredda la corsa del petrolio wti che adesso quota 93,4 dollari il barile, l’oro staziona a 1.616 dollari l’oncia, l’euro passa di mano a 1,23 sul dollaro mentre i tre indici di Wall Street viaggiano poco sotto la parità.

Chiusura di seduta in rosso per Piazza Affari, precipitata nel pomeriggio in seguito alle dichiarazioni di Mario Draghi sulla debolezza della crescita in Eurolandia. Dopo una mattinata all’insegna della cautela, con il Ftse Mib che e’ arrivato a toccare un massimo a 14.488 punti, nel pomeriggio l’azionario ha visto fioccare le vendite. A penalizzare i listini e’ stato il mancato riferimento da parte del numero uno della Bce ad eventuali operazioni di liquidità. L’indice Ftse Mib chiude cosi’ in calo del 2,03%, a 14.088 punti, dopo aver toccato anche un minimo del -3,6%, a quota 13.860. L’All Share cede l’1,79%. Male lo spread, risalito a 460 punti, con tassi dei Btp sopra il 6%. punti. Tra le piazze europee maglia nera per l’Ibex, in rosso del 3% a 6.954,2 punti. Un -1,17% per il Cac40 di Parigi che si porta a 3.229,36 e -0,45% per il Dax di Francoforte a 6.535,56. In evidenza a Londra il Ftse100 che con un +0,14% sale a 5.692,63.
Draghi, nella conferenza stampa che ha fatto seguito alla decisione sui tassi (tagliati di 25 punti base) non ha parlato di una possibile terza operazione Ltro, ne’ di acquisti sui bond. Sono andate dunque deluse le attese degli operatori. Nessuna sorpresa invece dalla BoE, che ha lasciato il bank rate invariato ed ha aumentato il programma di allentamento quantitativo di 50 mld gbp a 375 mld gbp.
Sul fronte macro, dati contrastanti dagli Usa. Le stime sui posti di lavoro del settore privato sono salite a 176.000 unità dalle 136.000 di maggio (100.000 le previsioni), mentre le richieste di sussidi di disoccupazione sono scese di 14.000 unità a 374.000. Delusione è arrivata dall’Ism non manifatturiero di giugno, che si è attestato a 52,1 punti dai 53,7 di maggio (53 punti le attese).
Tra i titoli di piazza Affari affondano le banche: Intesa Sanpaolo -4,4%, Montepaschi -4,35%, Banca Popolare Milano -3,56%, Banco Popolare -3,22%. Unicredit, il cui a.d. Federico Ghizzoni ha detto che i bad loan in Italia hanno continuato a crescere nel 2* trimestre 2012, mentre nel resto del business il trend non e’ stato cosi’ negativo, ha ceduto il 5,13%. I prestiti in Italia, ha precisato Ghizzoni, rappresentano il 35% del totale.
Sul versante dei best performers si sono messe in evidenza Ansaldo STS (+3,87% a 5,90 euro) e la sua controllante Finmeccanica (+2,21% a 3,2420 euro). Finmeccanica è sostenuta da alcuni rumors riportati questa mattina dal Sole 24 Ore, secondo cui l’amministratore delegato di Piazza Monte Grappa, Giuseppe Orsi, starebbe pensando al britannico Guy Griffiths da mettere alla guida della “SuperSelex”, la società unica nella quale confluirebbero le attività nell’elettronica per la difesa in tutta Europa di Finmeccanica. E sempre dal quotidiano milanese sono venute le voci che hanno sospinto Ansaldo. Stando a quanto riportato da Il Sole 24 Ore, sarebbe questione di giorni il lancio dell’offerta sulla controllata di Finmeccanica da parte di Siemens. In verde chiude anche Prysmian (+0,73% a 12,37 euro) tonificata dall’aumento del portafoglio ordini.
Sul Ftse Italia Mid Cap si segnala il +1,99% di B.Generali, che ha beneficiato dei positivi dati sulla raccolta a giugno, mentre Unipol e Fonsai hanno perso rispettivamente il 4,84% e il 4,86%.
Riduce i guadagni il petrolio con il Wti poco sotto gli 88 dollari al barile dopo aver toccato un massimo intraday a 89 dollari. L’oro nero ha risentito del deciso calo delle scorte di greggio Usa, che la scorsa settimana sono scese di 4,3 milioni di barili. Alle 18.30 italiane il greggio wti si assesta a 87,33 dollari al barile, l’oro è a 1.608 dollari l’oncia, e l’euro passa di mano contro il dollaro a 1,2391.
Alla stessa ora i tre indici di Wall Street viaggiano attorno alla parità.

A Piazza Affari il Ftse Mib scende di oltre due punti percentuali dopo che la Bce ha comunicato di aver tagliato dello 0,25% il tasso di interesse di riferimento portandolo a 0,75% da 1%. Nel giro di un’ora sono stati annunciati altri due interventi di politica monetaria. La Banca d’Inghilterra ha lasciato i tassi d’interesse a 0,50% ed ha riavviato il programma di riacquisto di bond: il terzo round sarà da 50 miliardi di sterline, gli economisti si aspettavano tra 50 e 75 miliardi di sterline. La Banca centrale della Cina ha abbassato i tassi di riferimento sui depositi di 25 punti base al 3% ed ha tagliato i tassi sui finanziamenti di 31 punti base al 6%. La Banca Popolare della Cina, che aveva tagliato i tassi anche il 7 giugno, ha inoltre autorizzato le banche a prestare soldi con sconti sul benchmark fino al 30%. Nel pomeriggio il presidente della Bce Mario Draghi ha affermato che serve ancora del tempo per valutare gli effetti dei due precedenti Ltro. Con le altre banche centrali, ha aggiunto Draghi, c’è solo uno scambio valute, nessun coordinamento, e inoltre “non siamo in una situazione di crisi come quella del 2007-2008”, attorno a fine anno ci sarà una graduale ripresa.

Tenere bassi per un periodo prolungato di tempo i tassi di interesse danneggia l’economia reale, sul lungo periodo. Non solo perché droga il mercato di una liquidità destinata a confluire negli investimenti speculativi piuttosto che nel credito all’economia reale, ma perché rimanda indefinitamente il processo di “distruzione creativa” dei rami secchi, delle strutture inefficienti, di chi è già fallito ma fa finta di essere in piena salute. La lezione di Schumpeter in questo articolo su blog.newconstructs.com

E mentre Ben Bernanke (nella foto) sorride serafico, Dennis Lockhart, presidente della Federal Reserve Bank di Atlanta, parla di una seconda operazione twist da 400 miliardi di dollari “on the table”. La prima mandata del twist sta per scadere, del resto, e il mercato sempre più drogato ha bisogno di ulteriore liquidità. E’ pur vero che il twist non sarà il QE III, ma sempre meglio del suo surrogato europeo, l’LTRO di Draghi. E’ come mettere la 48 magnum con la calibro 22, certi parabrezza non li scalfisce nemmeno, diceva l’ispettore Callaghan.
(Fed’s Lockhart: Extending Twist on the table)

In questo articolo di Robert Powell ecco Five reasons to buy stocks now. Delle cinque ragioni, a dire il vero, non ce n’è mezza che ci convinca, anzi ce n’è uno assolutamente comico. Troppo bello per non riportarlo nel testo originale: “fundamentals have deteriorated to such an extent that further downside is possible”. Ma è un segnale del cambiamento di sentiment, quindi per la teoria sorosiana dell’autoriflessività dei mercati c’è il rischio che la profezia si autoavveri. Almeno fino al 17 giugno, quando si terranno le elezioni in Grecia, paese che sembra misteriosamente sparito all’orizzonte.

Businessinsider.com cambia drasticamente look, e dopo aver ospitato per giorni le peggiori previsioni catastrofistiche adesso pone la domanda: ci sarà il toro o il super-toro?.

A gettare acqua gelata sui bollenti spiriti animali di chi attende il QE III, ci resta soltanto il sito di Nouriel Roubini, coerentissimo. Si legga questo intervento a firma di Tim Duy.