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Pare che il rallentamento della locomotiva cinese sia stata la ragione principale del calo odierno di tutte le borse del globo. In luglio l’export del Dragone è salito dell’1% dal +11% di giugno, gli analisti si attendevano un incremento dell’8%. La bilancia commerciale della Cina si riduce a 25 miliardi di dollari da 31 miliardi, le stime davano + 35 miliardi. I sintomi di un rallentamento globale si intensificano, anche perché i dati provenienti da oltreoceano confermano lo scenario di una ripresa “frustrantemente debole” come più volte l’ha definita il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke.
Oggi sui siti di trading campeggiava una notizia che abbiamo riportato circa tre giorni fa: la fuga di Goldman Sachs dall’Italia. Dopo aver liquidato i titoli del debito pubblico di Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna la quinta Banca mondiale ha completato l’acronimo dei PIIGS con l’anello mancante, ribadendo che nel corso del secondo trimestre del 2012 ha ridotto del 92% i titoli di Stato italiani presenti nel suo portafoglio. L’esposizione complessiva sul debito pubblico italiano risulta ora pari a 191 milioni di dollari contro i 2,5 miliardi in portafoglio a fine marzo. Inoltre per proteggersi da un eventuale fallimento dell’Italia, GS ha aumentato la sua posizione nei Credit default swaps per un totale di 2,4 miliardi di dollari. Resta l’attesa per le mosse della Bce a difesa dell’euro, mentre incombe la minaccia della decisione della Corte Costituzionale tedesca sul fondo Esm prevista per il 12 settembre, in un contesto dove qualcuno vocifera addirittura di una uscita unilaterale della Germania dall’area della moneta unica (si veda l’articolo apparso su milanofinanza.it).
Chiusura in calo per le borse europee. A Londra il Ftse 100 lima le perdite cedendo lo 0,08% a 5.847,11 punti, a Parigi il Cac 40 arretra dello 0,61% a 3.435,62 punti, mentre a Francoforte il Dax cede lo 0,29% a 6.944,56 punti. Giu’ anche l’Ibex di Madrid -0,88%. A Piazza Affari il Ftse Mib ha chiuso con un calo dello 0,72% portandosi a 14.548,64 punti, dopo aver toccato un massimo intraday a 14.630 e un doppio minimo in area 14.400. Volumi preferragostani per un controvalore di circa 850 milioni di euro. Lo spread Btp/bund, in tensione per tutta la giornata, ha chiuso in rialzo a 451 punti base, e questo dato ha innescato una serie di vendite che si sono concentrate sul comparto bancario, alla faccia del divieto della Consob prorogato fino al 14 settembre. Banca Popolare EmiliaRom ha ceduto il 2,80% a 3,812 guadagnando la maglia nera del listino, seguita a ruota da Banco Popolare (-2,45% a 0,995 euro), Intesa SanPaolo – 2,5%, Unicredit – 2,09%. Tra i top performers invece svettano Stm (+1,28% a 4,908 euro) e Finmeccanica (+ 1,19% a 3,22 euro) in una giornata in cui la presidenza del consiglio ha varato il regolamento per l’individuazione delle attività di rilevanza strategica nel settore della difesa e della sicurezza nazionale. Prysmian invariata (+0,07%): il produttore di cavi ha annunciato una commessa da Telecom Argentina (vai alla scheda di approfondimento su Prysmian pubblicata da milanofinanza.it). Tra i petroliferi va registrato il crollo pauroso di Saras (-9,04%): la società della famiglia Moratti che opera nel settore della raffinazione ha chiuso il semestre con risultati inferiori alle attese. Eni lima le perdite (-0,28% a 17,85 euro), Tenaris si prende una pausa di riflessione dopo la corsa recente (-1% a 16,63) Saipem resta praticamente invariata a 38,22 euro.
Alle 18.15 ora italiana il petrolio wti cede mezzo punto percentuale e si porta a 92,8 dollari il barile, l’oro sale a 1.624 dollari l’oncia, l’euro passa di mano sul dollaro a 1,23, mentre i tre indici di Wall Street fanno registrare perdite frazionali.

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Le date di riferimento che appuntiamo sul calendario sono tre: il 31 maggio in Irlanda si terrà il referendum sul fiscal compact; l’esito, nella migliore delle ipotesi, sarà un plebiscito contro l’euro. Ancora il 31 maggio, Spagna: entro questa data le banche iberiche dovranno presentare i piani per eventuali ricapitalizzazioni, e secondo Nomura solo BBVA, Santander e Sabadell resteranno fuori dall’operazione. 17 giugno: elezioni in Grecia. Nel suo report “The Euro area: 3 Greek scenarios and market implications”, Goldman Sachs traccia tre scenari, attribuendo maggiori probabilità al primo: un governo greco che, dopo le elezioni del 17 giugno, non scelga di uscire dall’euro, né accetti di dare seguito senza condizioni al programma Ue-Fmi, subendo di conseguenza uno stop ai pagamenti da parte della troika. Se a questi appuntamenti aggiungiamo che ai primi di giugno andrà in esaurimento l’operazione “twist” implementata dalla Federal Reserve nell’agosto 2011, quella sorta di quantatitive easing in formato ridotto che ha contribuito a iniettare liquidità sui mercati di oltreoceano, abbiamo un quadro ideale per i cultori del tasto “sell”. Oggi, altro bello scivolone per Piazza Affari, con il Ftse Mib che chiude in rosso (-0,74%) a 13.57 punti, in una giornata volatile e a due facce e con volumi ancora più esigui rispetto alla seduta di venerdì (controvalore, oggi, di circa 1,8 miliardi di euro). Dopo una partenza brillante che ha portato l’indice a rivedere quota 13.317, la mattinata è proseguita all’insegna della volatilità, se si fa eccezione per l’effimera ventata di ottimismo apportata dall’esito positivo dell’asta sui Ctz. Nel pomeriggio, intorno alle 15.00, l’indice ha virato violentemente al ribasso zavorrato dal comparto bancario che risente del caso Bankia. Per salvare la quarta banca del Paese il governo di Madrid dovrà sborsare circa 20 miliardi di euro, una cifra inaspettatamente superiore rispetto ai 7 miliardi previsti inizialmente. Il Dax di Francoforte ha ceduto lo 0,26% a 6.323,19 punti, il Cac 40 di Parigi lima le perdite a -0,16% a 3.042,97 punti, il Ftse 100 di Londra invariato a 5.351,16 punti. Oggi è mancato anche il supporto di Wall Street, chiusa per la ricorrenza del Memorial day. Il differenziale tra Btp e Bund decennali sale nuovamente a livelli di guardia e si porta a 435 punti base.
A Piazza Affari si distinguono in negativo i bancari con Popolare Emilia Romagna (-4,75%), Banco Popolare (-3,74%), Popolare Milano (-2,54%) e Unicredit (-1,26%). Affonda anche Fiat (-2,21%) mentre Fiat Industrial va in direzione opposta (+0,79%) insieme a Pirelli (+1,49%). Tra i titoli del risparmio gestito prosegue il trend positivo di Azimut (+2,14%), bene anche Autogrill (+1,89%), sostenuta dall’attesa di uno scorporo delle attività di duty-free. Tra i petroliferi denaro su Tenaris (+1,43%) e Saipem (+1,04),dopo che il prezzo del greggio è tornato a salire con il wti in recupero a quota 91 dollari il barile. Eni non riesce a sintonizzarsi con l’andamento positivo dei titoli del settore oil e arretra dello 0,13%, a 15,73 euro e oltre 55 milioni di pezzi scambiati. Dopo che venerdì scorso il Governo ha varato il decreto per la separazione di Eni e Snam si attendono per mercoledì 30 Maggio i CdA di Eni e della Cassa Depositi e Prestiti, che definiranno le modalità dell’operazione. Gli analisti di Equita SIm ritengono che la modalità più probabile preveda la cancellazione delle azioni proprie Eni e la cessione da parte di CdP del 3% di azioni Eni (sul mercato o a investitori finanziari) in modo da finanziare parte dell’acquisto della partecipazione in Snam. Non cambia intanto la strategia suggerita da Equita che consiglia di mantenere Eni in portafoglio, con un prezzo obiettivo a 20,9 euro.

Ormai è uno schema ricorrente, quello delle borse europee: partenza col botto, allungo inerziale fino a tarda mattinata, e inversione nel pomeriggio, in corrispondenza all’andamento non proprio entusiasmante di Wall Street.
Oggi a Milano l’indice FtseMib ha chiuso in crescita dello 0,41% a 16.513,21, mentre il Ftse All-Share incrementa dello 0,31% a 17.499,31 punti. Parigi e Francoforte salgono entrambe dello +0,44%. Londra annulla i guadagni e chiude invariata – 0,01%. Il petrolio Wti sale dello 0,9% a 101,6 dollari al barile. Euro in leggero calo a 1,3085 contro il dollaro, da 1,313 della chiusura di ieri. Il rendimento del Btp decennale è in leggero rialzo al 5,6% (+12 punti base). Spread con il Bund in aumento a 380 punti.
Le notizie negative si sono sovrapposte a quelle positive e questo ha indotto gli operatori a restare cauti. Il dato sulla produzione industriale Usa di gennaio ha deluso i mercati attestandosi a una crescita pari a zero, contro un consensus a +0,7%. Il dato è stato compensato dall’evoluzione positiva dell’Empire manufacturing: l’indice che prevede l’evoluzione dell’attività industriale nell’area di New York è salito a sorpresa a quota 19,5 da 13,5, sopra la media delle previsioni a 15. Positivo l’aggiornamento dell’indice Nahb, l’indicatore della fiducia del comparto edilizio USA, che è salito al top degli ultimi quattro anni, ovvero a 29 punti, rispetto ai 26 attesi dagli analisti. Le notizie sulla Grecia segnalano ancora un quadro di incertezza: secondo indiscrezioni, i ministri dell’Eurozona stanno valutando la possibilità di fare slittare alcune parti, o addirittura tutto il secondo pacchetto di salvataggio per la Grecia, evitando comunque un default del Paese.
Questa mattina una ventata di ottimismo era arrivata dalla Cina, dove il governatore della banca centrale Zhou Xiaouchuan ha affermato che continuerà ad investire in titoli di Stato della zona euro e che la Cina parteciperà “alla soluzione del problema della crisi del debito europeo”. Resta alta la tensione sul fronte del petrolio: il ministero del Petrolio dell’Iran ha smentito la notizia, diffusa alla tv di Stato, che l’Iran ha avviato il blocco dell’export di greggio verso sei Paesi della Ue, fra cui l’Italia. (per un approfondimento continua a leggere il report di marketwatch.com)
Pur avendo ridotto i rialzi rispetto alla mattinata, i bancari hanno continuato a salire in tutta Europa: l’indice Stoxx del settore avanza dell’1,6%. A Piazza Affari Intesa sale dello 0,5%, Unicredit +1,1%, mentre non frena la corsa il MontePaschi in rialzo del 10,55% dopo la notizia che il fondo Equinox probabilmente acquisterà buona parte del pacchetto di azioni Mps (15% del capitale) che la Fondazione ieri ha deciso di vendere. Fondiaria-Sai sale del 5% dopo che ieri sera Palladio Finanziaria e Sator (la società di Matteo Arpe) hanno annunciato un patto di consultazione: insieme hanno l’8% della compagnia fiorentina. Fra gli industriali il rialzo più forte è di Prysmian +3,65%, sostenuto da Goldman Sachs che mantiene la sua view positiva sul titolo e ha deciso di confermare la raccomandazione “buy”, alzando il target price a 15,2 euro. Bene anche StM, in rialzo del 2,3%.
Positivi i titoli del lusso: Salvatore Ferragamo sale del 6,5% dopo che Cheuvreux ha alzato il target price a 16 euro. Da inizio anno Ferragamo ha messo a segno un rialzo del 34%. Tod’s avanza del 2,7%.
Tra i petroliferi si segnala ancora una volta Saipem proiettata nella stratosfera, dopo la presentazione dei risultati del quarto trimestre 2011. Oggi la controllata del cane a sei zampe è arrivata a sfondare quota 38 euro. Tenaris mantiene quota 15 euro, in rialzo di mezzo punto percentuale, mentre Eni resta ferma a 17,31 in calo dello 0,40%.

Chiusure contrastate per le borse europee in una giornata dominata ancora una volta dalla volatilità. Il Ftse Mib chiude in leggera flessione (-0,31%) a quota 15.278 punti, Il Dax ed il Ftse100 chiudono in territorio positivo (+0,34 e + 0,15%) portandosi rispettivamente a 6.354,57 ed a 5.702,37 punti, mentre resta debole il Cac40, sceso dello 0,15% a 3.264,93. Oggi la Banca Mondiale ha lanciato l’allarme sulle stime di crescita dell’economia globale, che nel 2012 dovrebbe attestarsi al 2,5% mentre per quanto riguarda i paesi dell’eurozona il PIL è atteso al +0,3% dal +1,8% precedente. Di positivo c’è stata la conferma dei rumours di stamani relativi all’ipotesi secondo cui l’Fmi starebbe proponendo un aumento delle risorse a 1.000 mld di dollari USA per proteggere l’economia mondiale dal peggioramento della crisi del debito dell’Eurozona. Le conferme sono giunte direttamente da un portavoce del Fondo. Sembra profilarsi all’orizzonte anche una soluzione nella ristrutturazione del debito della Grecia, stando ad alcune fonti riportate da Bloomberg. Per quanto riguarda i dati macro attesi da oltreoceano sono risultate sotto le attese la produzione industriale Usa di dicembre, in crescita dello 0,4% contro aspettative di +0,5%. Meglio del previsto invece il dato sul mercato della casa. L’indice che misura la fiducia tra i costruttori di edifici ed abitazioni è salito in gennaio a 25 da 21 di dicembre, massimo degli ultimi quattro anni. Oggi era attesa anche la trimestrale di Goldman Sachs che a Wall Street ha fatto registrare progressi fino al 5%. La quinta banca Usa per asset ha chiuso il quarto trimestre 2011 con un utile per azione di 1,84 dollari, superando la previsione degli analisti. Bank of New York Mellon invece è in calo di oltre 3 punti percentuali. La prima banca mondiale nelle attività di custodia di asset chiude il periodo ottobre-dicembre 2011 con un utile di 505 milioni di dollari, in calo da 679 milioni di dollari dello stesso periodo dell’anno precedente. L’utile per azione è 42 centesimi di dollaro, 10 in meno della media degli analisti censiti da Bloomberg. Balza in avanti l’indice Sox delle società dell’industria dei semiconduttori che sale del 4%, massimi da luglio 2011. Ne prendono beneficio Texas Instruments +6%, Intel +1%, mentre a Piazza Affari Stm archivia la seduta con un forte rialzo di oltre il 5% che riporta il titolo a quota 5,5 euro.
In questo momento, 18.30 ora italiana, sono tutti in rialzo i tre indici di Wall Street, con in testa il Nasdaq che sale di oltre un punto percentuale seguito a ruota dallo S&P500 e dal Dow Jones, quest’ultimo a quota 12.557. Stazionari petrolio Wti e oro, rispettivamente poco sopra i 100 dollari il barile e 1.658 dollari l’oncia.

Goldman Sachs: discesa rapida per lo spread a 350 ?

Pubblicato: novembre 15, 2011 da TrandingTraderWarrior in Goldman Sachs, PiazzaAffari

Articolo tratto da  Milano Finanza in data 11/11/2011.

Di Giuseppe Di Vittorio

Discesa rapida per lo spread Btp-Bund. La previsione è della banca d’affari Goldman Sachs. La visione è però condizionata a un doppio evento. Il differenziale scenderà solamente se il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano assegnerà l’incarico esplorativo per la formazione del governo a un profilo che sembra ricordare molto quello di Mario Monti. In seconda battuta poi un’ampia maggioranza dovrebbe sostenere il governo del professore bocconiano.

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